Soprattutto, non fare del male

La non-violenza (ahimsa) consiste nel non far niente che possa provocare negli altri dolore o confusione. Se i programmi dei politici, dei sociologi e dei filantropi non producono buoni risultati è perché sono programmi di uomini che non hanno una concezione spirituale dell’esistenza e ignorano il vero bene dell’umanità. Applicare l’ahimsa significa educare gli uomini ad usare pienamente il corpo umano, traendone il miglior vantaggio. Poiché il corpo è essenzialmente destinato alla realizzazione spirituale, ogni programma che lo allontani da questo fine fa violenza all’uomo. La non-violenza è, in sostanza, la via che favorisce la felicità spirituale degli uomini. (Bg. 10, 4-5 spieg.)

MI E’ SEMPRE PIACIUTA QUESTA DEFINIZIONE DI NON VIOLENZA: il fallire nel dare agli altri la coscienza di Krishna è violenza. Mettere in pratica questo livello di non violenza richiede che noi impariamo a vedere ogni essere vivente, non importa che corpo abiti, come un essere spirituale identico in qualità a noi stessi. Durante una conversazione, Srila Prabhupada mette in relazione la nostra responsabilità di essere non violenti all’idea che ogni essere vivente possiede dei diritti. Parla dell’aborto, dice che è stato programmato dal karma il tipo di grembo nel quale un essere vivente nascerà. Se noi non permettiamo all’anima di rivestirsi di un corpo e facciamo abortire il feto, è come se non permettessimo a qualcuno il diritto che gli spetta per legge di occupare un appartamento per il quale ha già pagato l’affitto. Questo comportamento è criminale. Analogamente, non aiutare una persona ad ottenere il diritto dell’anima spirituale di comprendere Dio e la sua relazione con Lui è violento. Più che violento è criminale.

Il significato di ahimsa va molto oltre il fatto di non fare del male agli altri esseri viventi. Per praticare la vera ahimsa, dobbiamo dare agli altri la conoscenza spirituale. Prima di parlare in senso più ampio della non violenza vorrei parlare dell’importanza della sua definizione più semplice che viene applicata dalla maggior parte delle persone, cioè il fatto di non far del male alle altre creature. Srila Prabhupada sicuramente dava importanza a questo aspetto, e noi abbiamo notato il suo comportamento personale, egli non voleva nemmeno che si uccidessero gli insetti.
Anche se Srila Prabhupada disse che non dovremmo far soffrire nessuna creatura, spesso parlò della violenza commessa contro le mucche. Nella sua predica disse sempre che le mucche sono preziose per la società umana perché producono il latte, che ci nutre. Disse anche che poiché beviamo il suo latte la mucca è nostra madre. E’ peccaminoso uccidere la propria madre. Prabhupada metteva in relazione anche l’uccisione di animali con la presenza di guerre e di pestilenze nella società umana. Il moderno fenomeno dei mattatoi, nei quali ogni anno si uccidono milioni di mucche e di altri animali, egli sottolineava, avrebbe portato alla rovina quelle società che li sostenevano. I mattatoi creano un tipo di karma collettivo per gli esseri umani. Srila Prabhupada scrive:

Colui che non mostra inimicizia verso gli uomini ma diventa il nemico o l’assassino di bestie innocenti è certamente animato da uno spirito demoniaco. Nell’era in cui viviamo è lo Stato stesso che dà prova di questa inimicizia verso gli animali, ridotti a vivere in un’angoscia continua. Ma tale errore si paga, e la società umana deve portarne il peso; di qui la pressione costante tra individui, collettività e nazioni, che comporta una successione di guerre calde o fredde a tutti i livelli.
(S.B.1.10.6 spieg.)


Il brano che abbiamo letto è tratto dal recente libro di S.S. Satsvarupa das Goswami ‘Vaisnava Compassion’.

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Il peso dell’amore

Lettera a una discepola

di Jayapataka Swami

Il vero scopo della coscienza di Krishna è quello di liberarci dalle sofferenze di questo mondo materiale e riportarci nel nettare dell’eterno servizio di amore a Krishna. La Bhagavad-gita spiega che questo mondo materiale è un luogo di sofferenza ed inoltre è temporaneo. E’ possibile che grazie al tuo karma, ora tu abbia dei bravi genitori e viva in un paese evoluto; così quando nel tempio le austerità sono troppe, prendi rifugio nella casa, questo ti dà sollievo e ti fa pensare che sia meglio che compiere troppe austerità in coscienza di Krishna. Ma questo è un altro aspetto della sofferenza. Il problema è che quando questa vita sarà terminata, nessuno potrà sapere quale sarà la sua prossima destinazione. Se non sei cosciente di Krishna, potresti rinascere in una situazione dove non troverai queste comodità e ci saranno più problemi e sofferenze.
Puoi andare in un ospedale e vedere come le persone stanno soffrendo oppure guarda come le persone che vivono in altre parti del mondo siano costrette a vivere in situazioni molto difficili. Nascere, invecchiare ammalarsi rappresentano delle grandi sofferenze in questo mondo. Proprio perché non desideri la sofferenza, perché non vedere che quelle leggere sofferenze e quelle leggere austerità che si incontrano in coscienza di Krishna sono fatte per liberarci da una sofferenza molto maggiore, quella di essere in questo mondo materiale.
Vi sono alcuni tipi di sofferenza che le persone accettano con piacere. Per esempio una mamma porta in braccio il suo bambino, e questo è faticoso, è un peso; ma proprio perché lei ama il suo bambino non gli dispiace farlo, addirittura prova piacere. Così proprio come in questo mondo materiale noi siamo disposti a provare della sofferenza per amore, se noi vediamo le sofferenze che incontriamo nel diffondere la coscienza di Krishna come offerte a guru e a Krishna, allora proprio quelle sofferenze diventeranno come nettare perché ci faranno veramente avvicinare a Krishna. Se il nostro amore per Krishna diventa più forte, allora la nostra accettazione di alcune austerità per Krishna sarà più forte, quindi accettare alcune austerità per Lui non sarà doloroso e si trasformerà in una fatica piacevole. Ma le sofferenze di questo mondo materiale, la nascita, la morte, la vecchiaia e le malattie sono certamente vere sofferenze dalle quali vogliamo salvare tutti.

(da Movimento Iskcon di Maggio-Giugno 2003)