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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 9 parte

Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli


Il Guru e il suo Servitore
nona parte

Dicembre 1973
Los Angeles, California, Stati Uniti - Iskcon New Dwarka
Quando Srila Prabhupada era a Delhi prima di venire negli USA, aveva ricevuto in dono un vaso d’argento da un Membro a Vita. Questo vaso doveva essere regalato a Indira Gandhi, tanto che c’era inciso il nome della statista. A Srila Prabhupada piaceva quel vaso, così lo fece portare a Los Angeles. Quando entrarono nel suo appartamento, indicò il tavolo e disse:

“Lo terrò lì.”

Mentre egli era alla sua passeggiata mattutina, Srutakirti mostrò il vaso ai devoti che pulivano le stanze di Srila Prabhupada e disse loro:

“A Srila Prabhupada questo vaso piace molto. Metteteci dei bei fiori dentro.”

Il vaso era abbastanza grande, per cui ogni giorno i devoti facevano dei bellissimi arrangiamenti floreali. Un giorno Srila Prabhupada tornò dalla passeggiata mattutina prima del solito e notò che il vaso non era sul suo tavolo. Chiese:

“Dov’è il vaso?”

Srutakirti: “Beh, probabilmente l’hanno portato in cucina per metterci dei fiori freschi.”

A Srila Prabhupada la cosa non piacque: ogni parola che diceva sembrava sempre più arrabbiato.

“Perché? I fiori che c’erano dentro erano belli. Perché cambiano i fiori ogni giorno? Perché sono così spreconi? Chi è che fa queste cose? Dì loro di cambiarli solo dopo che sono andati a male. Non dovete mai portare i fiori fuori da questa stanza finché non appassiscono. Non è necessario. E’ solo uno spreco. Dov’è il vaso? Va a cercarlo immediatamente!”

Il servitore eseguì l’ordine.

Srutakirti: “In verità non vedevo l’ora di uscire dalla stanza. Non era mai divertente essergli vicino quando gridava, anche quando non ce l’aveva con me.”

Trovò il vaso nella cucina del Tempio. Disse ai devoti:

“E’ meglio smettere di cambiare i fiori ogni giorno. Srila Prabhupada dice che non va bene. Fate in modo che questo vaso non sia mai fuori dalla stanza.”

Quando tornò con il vaso, Srutakirti si accorse che Srila Prabhupada non era affatto appacificato. Parlava ancora a voce molto alta.

“Fatelo solo quando è necessario: non devono sprecare così tanto in fiori. Non devono sprecare così tanti soldi, a cambiare ogni giorno. Questa è la vostra abitudine americana, semplicemente sprecare.”

Quello degli sprechi era un problema che Srila Prabhupada affrontava spesso. Ma evidentemente per i suoi discepoli non era facile cambiare mentalità.

“Nella vostra nazione se avete un vestito in più non lo piegate e lo mettete via, ma lo gettate. Questo è ciò che fate in America. In India se si ha qualcosa in più, lo si piega e lo si ripone. Qualsiasi cosa vada male, voi la risolvete con il denaro. Questa a voi sembra una buona soluzione. Se fate un incidente, coprite tutto con il denaro. Non siete capaci di fare nulla, ma con il denaro fate sembrare che tutto sia a posto. Con il denaro cercate di coprire tutte le vostre deficienze.”

Srila Prabhupada diceva spesso:

“Krishna ha dato a voi ragazzi e ragazze americani così tante facilità...”

Lui vedeva Krishna in tutto, per questo voleva che le cose di Krishna non fossero sprecate. Il suo insegnamento contro lo spreco era poderoso. Anche il tempo non doveva essere sprecato.

Srutakirti: “Una volta durante una lezione guardò l’orologio e disse che quel momento era impossibile da recuperare, non importa quanto denaro avessimo. Io stoltamente pensai, ‘Beh, che c’e’ di male? Noi siamo eterni. Cosa perdiamo?’ E invece ora io sono qui con il vuoto nel cuore perché sento la sua mancanza. Ora capisco quanto prezioso fosse ogni singolo secondo in sua presenza. Nessuna quantità di denaro può riportarlo da me, quest’anima sfortunata. Di nuovo, sento il sapore agrodolce della separazione da Sua Divina Grazia.”


Agosto 1974
Vrindaban, India - Krishna Balarama Mandir

Dopo sette mesi di lontananza, il 24 di luglio Srutakirti tornò da Srila Prabhupada. Nel frattempo si era sposato e aveva incrementato i suoi possedimenti. Portò uno dei suoi aggeggi in India, un rasoio elettrico.

Mentre dava la classe di Srimad-Bhagavatam un mattino, Srila Prabhupada cominciò a parlare di 'ugra karma'. Egli disse:

“Ci si può radere in modo molto semplice con una lametta. Non ci sono problemi, ma la fanno diventare complicata. Si deve usare l’elettricità. Tanto rumore e poi quando si rompe non ti puoi radere. Per cercare di risolvere un piccolo problema, se ne creano così tanti altri.”

Non disse mai nulla direttamente al suo servitore, ma lui sapeva che si riferiva al fatto che poco prima si era rasato e che il rumore lo aveva disturbato.


Settembre 1974
Vrindaban, India - Krishna Balarama Mandir

In quel periodo Srila Prabhupada non si sentì bene. A Vrindavana l’atmosfera era febbrile. La sua casa era nella fase finale e lì vicino procedevano in contemporanea diversi altri progetti, come il Tempio e la Guest House. C’era continuamente un frastuono assordante. Srila Prabhupada non si sentiva bene ed erano diversi giorni in cui aveva mangiato pochissimo e per questa ragione si sentiva debole. Quando doveva andare da una stanza all’altra, uno o due dei suoi discepoli lo assistevano, sorreggendolo. Faceva molto caldo, per cui gli misero il letto sotto il portico che era nel retro della casa; lì faceva più fresco. Anche se il suo giardino doveva ancora essere ultimato, lui dormiva lì.

Srutakirti: “Quando era il momento di andare a dormire, io lo aiutavo ad andare a letto. Poi mi infilavo sotto la zanzariera e gli facevo il massaggio alle gambe. Alla fine stendevo una stuoia ai piedi del letto per dormirci sopra. La tendina anti-zanzare era molto ampia, per cui anch’io ne venivo protetto. Dormivo tutte le notti sotto il letto di Sua Divina Grazia, in modo che se avesse avuto bisogno di qualcosa io ero immediatamente disponibile.”

Era la prima volta che Srutakirti dormiva così vicino a Srila Prabhupada. Anche il Maestro voleva che gli stesse accanto, perché aveva difficoltà a camminare da solo.

Srutakirti: “Una notte verso l’una mi svegliai al suono di un bastone che picchiava sul pavimento di mattoni, proprio vicino alla mia testa. Aprii gli occhi di scatto e vidi il mio amato Maestro spirituale che giaceva sul pavimento vicino a me. Atterrito, presi immediatamente il mio Gurudev sotto le ascelle e lo sollevai, riportandolo sul letto. Il suono che avevo sentito era quello del bastone di Srila Prabhupada che cadeva sul pavimento insieme a lui. Mi ero svegliato istantaneamente e avevo capito quello che era successo. Confuso dissi: ‘Srila Prabhupada, che stai facendo? Perché non mi hai chiamato?’ Egli replicò con voce soffice, come scusandosi: ‘Oh, avevo bisogno di andare in bagno. Pensavo di potercela fare da solo e non volevo disturbarti perché stavi dormendo’. Sapevo che Srila Prabhupada era di natura molto umile ma questo mi scioccò.”

Srutakirti lo rimproverò rispettosamente.

“No, Srila Prabhupada nessun disturbo! Io sto qui per questo. Tu sei molto debole. Avresti dovuto chiamarmi.”

Egli disse:

“Pensavo di avere la forza, ma vedo che non ne ho affatto.”

Lo accompagnò in bagno. Attese fuori che finisse e poi lo aiutò a tornare nel letto sotto il portico. Il giorno seguente egli non fece nessun accenno all’accaduto né si lamentò di alcuna ferita. Era un altro giorno nella vita di un puro devoto. Egli era veramente indisturbato dagli avvenimenti pertinenti al corpo. Sembrava più preoccupato che tutto procedesse bene con la costruzione del Tempio che della sua scarsa salute.

Srila Prabhupada esibiva spesso una grande umiltà. Una volta chiamò il suo servitore e gli disse:

“Potresti prepararmi qualcosa ora?”

Stupito dal tono così umile, Srutakirti replicò:

“Sì, Prabhupada, non ho altro da fare che servirti. Questa è la ragione per cui sono qui.”

Certe volte diceva ai devoti nella stanza che aspettavano per andare con lui alla passeggiata del mattino:

“Possiamo andare ora?”

Lui era sempre raffinato e dignitoso. Ogni cosa che diceva, ogni movimento che faceva permetteva ai suoi discepoli di diventare sempre più attratti a lui.


Settembre 1974
Vrindaban, India - Krishna Balarama Mandir

Con grande sollievo di tutti, Srila Prabhupada cominciò a sentirsi meglio. Così cominciò a spendere un’ora ogni sera seduto su una sedia sotto l’albero di tamal nel cortile del Tempio, ascoltando i suoi discepoli che facevano la lezione. Non era esattamente seduto vicino a loro, ma li guardava dalla distanza. Qualche volta gli piaceva ascoltare i suoi discepoli anziani parlare ma qualche volta criticava quello che dicevano. Di certo era un ascoltatore attento. Qualche volta chiedeva a un discepolo di parlare in sua presenza.

Srutakirti: “Il cuore mi si fermava ogni volta, per paura che chiedesse a me di farlo. Per fortuna non me lo chiese mai.”

Una sera il comandante del Tempio stava facendo la classe. Srila Prabhupada era seduto comodamente nella sua sedia e Srutakirti era seduto ai suoi piedi sul pavimento di marmo. Il devoto cominciò a parlare in modo molto forte dell’importanza di seguire il programma del Tempio. L’enfasi era dovuta al fatto che qualcuno non seguiva gli orari molto strettamente e il devoto stava usando la lezione di Srimad-Bhagavatam come mezzo per incoraggiare i suoi confratelli a essere più seri. Egli cominciò anche a rimproverare un giovane francese perché non andava alla classe del mattino.

“Non importa se non capisci l’inglese. E’ una vibrazione sonora trascendentale.”

Lui continuò a parlare in un modo molto aspro. Alla fine Srila Prabhupada intervenne:

“Digli di smettere, ora. Ha parlato abbastanza.”

Srutakirti riferì il messaggio e il devoto sospese la classe. Qualche giorno dopo la storia si ripeté, stessa classe da parte dello stesso comandante del Tempio. Srila Prabhupada intervenne di nuovo:

“Queste lezioni devono durare solo mezz’ora. Altrimenti nessuno ascolterà. Sta parlando troppo. Digli solo mezz’ora.”

Ancora Srutakirti andò dall’oratore e riferì il messaggio di Srila Prabhupada.

Srutakirti: “Non ho chiesto nulla a Sua Divina Grazia, ma mi era sembrato che non era tanto la lunghezza della classe che lo avesse disturbato, quanto il fatto che il devoto stesse portando avanti più un istagosti che una lezione sugli sastra. Una cosa era evidente: che Srila Prabhupada non manteneva nessun cattivo feeling dentro di sé. Dava un’istruzione e per lui era finita lì. Il suo solo interesse era di istruire i suoi discepoli in modo che potessero avanzare nella vita spirituale.”

Una sera Srila Prabhupada era seduto sulla sedia nel cortile. Srutakirti gli chiese di elaborare su un’affermazione che aveva fatto durante la mattina, che era:

“Quando gli indiani toccano i miei piedi, vogliono solo qualche benedizione materiale. Perciò non lasciate che nessuno tocchi i miei piedi, perché poi sarò costretto a prendere le loro reazioni peccaminose, mi ammalerò ancora di più e diventerò sempre più debole.”

Seduti sotto l’albero tamal, mentre si svolgeva poco lontano la lezione di Bhagavatam, il discepolo chiese:

“Srila Prabhupada, quando i discepoli toccano i tuoi piedi di loto vogliono mostrarti rispetto... Loro non sono interessati in profitti materiali.”

Lui annuì.

“Sì, questo è vero, tuttavia soffrirei lo stesso per ciò. Anche se loro non intendono cercare di ottenere qualche fine materiale toccando i miei piedi, il Maestro spirituale deve soffrire assumendo su di sé le loro reazioni peccaminose.”

Rimasero nel cortile ancora un pò. Il grande Maestro osservava i suoi figli avanzare nella vita spirituale.


Settembre 1974
Vrindaban, India - Krishna Balarama Mandir

In quel periodo di malattia, c’erano problemi con la costruzione del Tempio.

Srutakirti: “Io non so molto al riguardo perché assistevo solo a brani di conversazione, quando entravo o uscivo dalle stanze di Srila Prabhupada. Uno dei problemi era il cemento, che scarseggiava. Così si rivolsero a un importante uomo politico di Mathura, che fu in grado di procurarne un grosso quantitativo. Un giorno questo gentiluomo decise di venire a vedere a che punto erano i lavori.”

Srila Prabhupada venne a sapere che questi stava arrivando e nonostante la malattia volle ugualmente uscire ad accoglierlo. La sua decisione non fece felici affatto i discepoli, che non volevano che Srila Prabhupada spendesse troppe energie. Qualcuno gli consigliò di non uscire affatto. Sua Divina Grazia aveva la febbre alta, quel giorno. Ma egli disse:

“Quest’uomo è venuto. Io devo uscire e dire qualcosa.”

Quando Srila Prabhupada era determinato a fare qualcosa, nessuno poteva riuscire a convincerlo diversamente. Così Srutakirti lo aiutò a mettere vestiti puliti e stirati e anche il tilaka. Dopo pochi minuti era già pronto a lasciare i suoi alloggi per recarsi al Tempio. Lui si girò in direzione del servitore e disse:

“Tilaka, ho già messo il mio tilaka?”

Srutakirti annuì. Allora lui disse:

“Okay, andiamo.”

Non ci si poteva credere: aveva la febbre altissima, eppure era così concentrato nella sua missione di diffondere il movimento della coscienza di Krishna che trovava le energie anche quando non c’erano. I devoti aiutarono Srila Prabhupada ad andare al Tempio, dove dette una breve lettura ed espresse il suo apprezzamento per l’aiuto che il politico aveva dato loro.

Srutakirti: “Verso la fine del periodo della malattia di Srila Prabhupada, mi ammalai io, di malaria. Rimasi a letto per qualche giorni, un materasso messo sul pavimento negli alloggi dei servitori. In quei giorni Srila Prabhupada camminava già per conto proprio.”

Un giorno, mentre passava per la stanza dei servitori, vide Srutakirti disteso sul pavimento. Subito disse:

“Che sta facendo sul pavimento? E’ molto malato. Mettetelo su un letto.”

Proprio mentre stava nel mezzo di un attacco di malaria, Srila Prabhupada guardò il suo discepolo con uno sguardo compassionevole.

Srila Prabhupada: “Ti hanno dato qualcosa?”

Srutakirti: “No, Prabhupada.”

Egli si rivolse a Palika e disse:

“Fagli una limonata calda e prenditi cura di lui.”

Srutakirti: “Non ricordo se presi qualche medicina o no, ma so che poco dopo ero fuori dal letto. Era fantastico sentire che Srila Prabhupada si preoccupava così tanto di me.”

Un anno fa, alla re-unione della 26 Second Avenue (40) , i devoti hanno chiesto se Sua Divina Grazia avesse trattato qualcuno in modo speciale. Srutakirti rispose:

“Sì, tutti.”


Settembre 1974
Vrindaban, India - Krishna Balarama Mandir

Il nostro Maestro rimase a Vrindaban per un periodo di sei mesi, durante il quale si sentì molto male. In quel periodo i devoti di tutto il mondo tennero ventiquattro ore di kirtana al giorno, laddove era possibile. In quel periodo sua sorella, Pishima, passò molto tempo al Tempio di Vrindavan. Era preoccupata. Voleva stare con lui il più possibile e prendersi cura della sua salute.

Srutakirti: “Uno dei miei compiti era di vedere che lei rimanesse il meno possibile da sola con Srila Prabhupada. Non era un servizio facile né piacevole. Pishima aveva una determinazione del tutto simile a quella di Srila Prabhupada; non per nulla era la sorella. Non mi ascoltava mai. Al contrario, se provavo a dirle qualcosa, lei si arrabbiava. Aveva un’incredibile capacità di entrare nelle stanze senza che nessuno la notasse in qualsiasi momento.

Un giorno Srila Prabhupada suonò la campanella per chiamare il suo servitore.

“Io sono un sannyasi. Non è buono che lei sia nella stanza quando nessuno altro è presente, anche se è mia sorella... Siccome è mia sorella, non riesce a capirlo. Io non posso avere una donna nella stanza con me, anche se è mia sorella.”

Un pomeriggio Srutakirti entrò nella stanza dove alloggiavano i servitori e trovò Pishima che stava dormendo nel suo letto. Si girò a 180 gradi e corse nella stanza di Srila Prabhupada, che era seduto dietro il suo tavolo. Offrì gli omaggi e con uno sguardo di ansietà sul viso disse:

“Prabhupada, tua sorella sta dormendo nel mio letto. Non so proprio cosa fare.”

Egli ribatté:

“Non può farlo. Devi dirglielo! Bisogna dirle che non può fare queste cose. Non va bene. La gente pettegolerà.”

A Vrindavana c’erano diverse persone, come ad esempio i sannyasi locali, i gosvami di casta e alcuni dei suoi confratelli che cercavano sempre scuse per denigrare il nostro amato Gurudeva. Srila Prabhupada voleva che a Vrindaban tutto fosse di prima classe o il nostro movimento non sarebbe stato preso sul serio. Egli era l’acarya, per cui stabilì l’esempio. Continuò:

“Non è buono che faccia queste cose.”

Il discepolo replicò con ansia:

“Prabhupada, io non posso dirle niente. Non mi da retta. Ascolta solo te.”

Il giorno stesso Srila Prabhupada parlò con la sorella, cercando di spiegarle come comportarsi nel Tempio, ma la conversazione non ebbe molto successo: infatti il giorno dopo Srutakirti trovò di nuovo Pishima che dormiva nel suo letto, e anche in modo molto profondo. Stavolta il discepolo non disse niente, lasciò la stanza e andò a riposare da un’altra parte. La realtà era che lei aveva un grande amore per il fratello e voleva fare qualcosa per lui. Non si considerava una donna: era solo sua sorella, e nulla glielo avrebbe impedito. Srutakirti menzionò il fatto a Srila Prabhupada e lui, quasi rassegnato, disse:

“E’ mia sorella. Vuole starmi vicino.”

In seguito, nel 1977, Satsvarupa Maharaja disse che Srila Prabhupada aveva chiesto il perdono alla sorella.

“Qualche volta tu sei venuta a trovarmi e i miei discepoli non ti hanno permesso di entrare.”


8 Ottobre 1974
Mayapura, India - Mayapura Candrodaya Mandir

Questo pomeriggio Srutakirti ricevette un telegramma fantastico: due giorni prima sua moglie aveva dato alla luce un figlio maschio, alle quattro e un quarto del mattino.

Srutakirti: “Considerai l’orario di buon auspicio, in quanto qui a Mayapur il Mangal Aratik comincia proprio alle quattro e un quarto.”

Immediatamente corse nella stanza di Srila Prabhupada e offrì i suoi omaggi. Con un grande sorriso esclamò:

“Srila Prabhupada, mia moglie ha da poco partorito un maschio!”

Il Maestro ricambiò ampiamente il sorriso e disse:

“Molto bene. Così, tu puoi chiamarlo Mayapuracandra.”

Rideva.

“Mayapuracandra! Non troverai questo nome da nessuna parte negli sastra. L’ho inventato io. C’è Navadvipa Candra e Nadir Nimai, ma non Mayapurcandra.”

Egli continuò:

“Ti darò del denaro. Fa andare uno dei ragazzi a Navadvipa per comprare un caviglierino di argento e alcuni braccialetti per lui.”

Ancora emozionato per la notizia, non considerò neanche l’idea di rifiutare la sua generosa offerta. Quattro mesi più tardi (il 9 Febbraio del 1975), Srila Prabhupada si fermò per due giorni a New Dwarka, di passaggio mentre andava a Città del Messico. Dopo il breve riposo pomeridiano, suonò la campanella. Il discepolo corse nella stanza e offrì gli omaggi.

“Trova Nanda Kumar.”

Per fortuna lui era proprio dall’altra parte della strada.

Srutakirti: “Srila Prabhupada vuole vederti.”

Nanda Kumara: “Perché vuole vedermi?”

Srutakirti: “Non ne ho nessuna idea. Mi ha solo detto di cercarti.”

Corsero entrambi nelle stanze di Srila Prabhupada e offrirono rispettosi omaggi. Srila Prabhupada dette a Srutakirti le chiavi del suo armadietto di metallo che era nella stanza da letto e disse:

“Portami la mia borsa bianca.”

Lui gli portò la borsa e rimasero entrambi seduti con la curiosità di sapere cosa sarebbe successo. Srila Prabhupada estrasse due banconote da cinquanta dollari e ne dette una a me, dicendo:

“Con questa, compera qualcosa per tuo figlio.”

In qualsiasi momento lo inondasse con questi fantastici gesti d’amore, Srutakirti diveniva sempre più legato da un forte affetto per lui. Prese la banconota con gioia ed esclamò con tutto il cuore:

“Grazie tante, Srila Prabhupada.”

Poi si girò verso Nanda Kumar, che era stato il suo servitore personale prima di Srutakirti e cercò di porgergli l’altra banconota. Nanda Kumar la rifiutò:

“Non posso prendere quella da te, Srila Prabhupada.”

Subito il Maestro sconfisse con grazia il suo argomento dicendo:

“Non è per te. E’ per tuo figlio.”

Nanda, che aveva una natura molto dolce, accettò la banconota dal suo amorevole Maestro spirituale. Dopo aver dato loro i doni per i figli, Srila Prabhupada annuì gentilmente e disse:

“Okey, ora potete andare.”

Loro offrirono gli omaggi e uscirono dalla sua stanza, parlando di quanto erano fortunati ad avere un tale Maestro spirituale.



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