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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 8 parte Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli
Agosto 1973 Il Manor è meraviglioso e quando cè il sole non cè posto più bello. Srila Prabhupada era seduto su una stuoia posta sul pavimento di legno duro altamente levigato e vicino a lui cerano due bottiglie. In quella più grande cera dellolio di semi di mostarda e in quella piccola dellolio di legno di sandalo. Srutakirti: I raggi del sole filtravano attraverso una serie di finestre e il colore dorato di Srila Prabhupada sembra bagnato da quei raggi scintillanti. Io sedevo dietro Sua Divina Grazia massaggiandogli il capo con lolio di sandalo, che ha effetti rinfrescanti. Dopo averlo massaggiato per circa quindici minuti, mi spostai indietro per iniziare il massaggio della schiena. Lolio di semi di mostarda si usava invece per il corpo, così presi la bottiglia per versarne un poco nella mano. Molte volte Srila Prabhupada aveva detto: Puoi massaggiare la mia schiena più forte che puoi, e andava preso alla lettera... Srutakirti: Era una cosa sorprendente. Potevo mettere tutta la mia forza nel massaggio e continuare in quel modo per mezzora e mai, ma proprio mai, diceva, non così forte. Talvolta deliberatamente mettevo più forza del normale, pensando che ci sarebbe pure stato un limite a quanto forte gli piaceva, ma non sono mai riuscito a trovare quel limite. Lui rimava seduto perfettamente rilassato durante la sua lotta passiva, come la chiamava. Rimaneva lì seduto come se nulla stesse succedendo. Godeva sempre del suo massaggio e quel giorno non fu differente. Poi Srutakirti si alzò per cambiare posizione. Come si mosse sulla destra per massaggiare il petto di Srila Prabhupada, urtò la bottiglia dellolio di mostarda, versandola irrimediabilmente sul pavimento. Nellultimo anno, Sua Divina Grazia lo aveva spesso avvertito di avvitare sempre il tappo della bottiglia, ma qualche volta Srutakirti ricordava di farlo e altre volte no. Quella volta non se lo era ricordato... Immediatamente Srila Prabhupada gridò: Sciocco, diventerai intelligente quando avrai ottantanni. Vai a prendere una coppa e portala qui. Corse fuori dalla stanza, riapparendo con un katori (37) di acciaio inossidabile. Srila Prabhupada: Bene, metti le mani nellolio e poi fallo cadere nella coppa. Rimasero lì facendo quelloperazione fino a che tutto lolio non fu nel katori. Ora usa quellolio per finire il massaggio. Una delle osservazioni ricorrenti che era possibile fare stando con Srila Prabhupada, era che lui voleva che nulla fosse sprecato. Mentre il massaggio continuava, latmosfera era fin troppo quieta. Srutakirti pensava che Sua Divina Grazia fosse ancora arrabbiato per la sua stupidità, così cominciò a pensare a come rimediare allerrore fatto. Alla fine non trovò di meglio da dire che Grazie tante Srila Prabhupada, pensavo che ci avrei messo molto più tempo a diventare intelligente. Srila Prabhupada cominciò a ridere di gusto. Sì, questa è una vecchia frase che si usa in India quando qualcuno fa qualcosa di molto stupido: sarai intelligente quando avrai ottantanni. Latmosfera era gioviale. Srutakirti pensò: Srila Prabhupada è un puro devoto e Krishna è obbligato a rispettare la parola del Suo puro devoto, per cui se riesco a vivere ottantanni sono certo di poter diventare intelligente, che vuol dire diventare coscienti di Krishna. Così io prego di vivere almeno ottantanni.
I devoti aspettavano ansiosamente larrivo di Srila Prabhupada. Quando egli arrivò, fecero piovere su di lui petali di fiori, gettandoli da un balconcino posto al primo piano, come gli esseri celesti usavano fare in circostanze particolari. Srila Prabhupada rispose con un bellissimo sorriso, ricambiando così lamore e laffetto dei suoi discepoli. Il culmine del viaggio di Srila Prabhupada in Francia fu certamente linstallazione delle Divinità di Radha e Krishna. Tutti erano molto eccitati ad avere Srila Prabhupada che presiedeva sulla festività. Sua Divina Grazia osservava con attenzione il suo editore di sanscrito, Pradyumna Prabhu, mentre preparava il fuoco del sacrificio. Come la cerimonia cominciò, ogni tanto Srila Prabhupada si muoveva verso di lui e diceva: Fallo così, non così. I devoti erano in estasi osservando Srila Prabhupada che orchestrava con grande puntiglio ogni sfumatura della cerimonia. Lattenzione di Srila Prabhupada verso i dettagli era incredibile: voleva che tutto fosse fatto nel miglior modo possibile. Dopotutto era linstallazione dei suoi amati Radha Krishna! A un certo punto, Srila Prabhupada decise di condurre personalmente lo yajna. I devoti divennero tutti felici nellosservare il loro Maestro Spirituale che, personalmente e con grande arte, preparava larena per questo evento straordinario. Con Srila Prabhupada alla guida tutto funzionò perfettamente. Le Divinità furono bagnate con panchamrita (38) , sciacquati con acqua calda, poi asciugati e avvolti in sontuosi asciugamani nuovi. Infine, Sri Sri Radha Krishna furono portati nella Loro stanza e vestiti in modo opulento. Il primo aratrika fu offerto Loro da Srila Prabhupada in persona. Con estrema cura, egli offrì a Sri Sri Radha Krishna lincenso, le fiammelle e tutto il resto mentre i devoti cantavano felicemente i Santi Nomi e danzavano in estasi. Gli occhi di tutti erano fissi sui movimenti aggraziati di Srila Prabhupada mentre egli maestosamente offriva laratika. Mentre osservava le Divinità, durante lintera offerta i suoi occhi luccicavano per le lacrime. Tre mesi dopo, a Vrindavan, alcuni devoti dettero a Srila Prabhupada lultima copia della rivista Back to Godhead. Srila Prabhupada era sempre contento quando riceveva i nuovi numeri del BTG. Egli sfogliò ogni pagina, concentrandosi sulle immagini delle Divinità di Radha Krishna che aveva recentemente installato allo Yatra di Parigi. Si soffermò su una immagine in particolare, quella che lo ritraeva mentre offriva laratika. Il suo braccio era proteso sopra il capo, nellatto di offrire il camara. Srila Prabhupada guardò limmagine con una intensità particolare, come se per un momento fosse entrato in essa. Poi sembrò tornare nel mondo esterno e, con gli occhi che brillavano e un grande sorriso, disse: Vedete! Krishna sta guardando me e io sto guardando Krishna!
In quel periodo la salute di Srila Prabhupada migliorava, diversamente dal suo giovane discepolo. Srutakirti: Non facevo attenzione a cosa mangiavo e bevevo, e come risultato presi la malaria. In più avevo una terribile colite che mi causava problemi di digestione. Srila Prabhupada notò che mi ero dimagrito molto ed ero anche depresso. Forse tutto ciò era anche dovuto al peso della responsabilità di dovermi curare della salute di Sua Divina Grazia, che mi causava grande ansietà. Tutto ciò mi fece venire una forte avversione per lIndia. Così Srutakirti andò dal segretario di Srila Prabhupada, che allepoca era Brahmananda Maharaja, e discusse della possibilità di un suo ritorno a Los Angeles per curarsi. Vergognandosi di farlo personalmente, pregò Brahmananda Maharaja di parlarne a Srila Prabhupada. Srutakirti: Non volevo lasciare il mio servizio; sapevo che la cosa sarebbe stata sbagliata, ma avevo bisogno di curarmi e di tornare un po in Occidente. Più tardi Srila Prabhupada chiamò Srutakirti nella sua stanza. Lui entrò visibilmente impacciato e offrì omaggi. Srila Prabhupada: Così, non ti senti bene? Srutakirti: No, Prabhupada, è un po di tempo che sto male. Srila Prabhupada: Vuoi tornare a Los Angeles per riguadagnare la tua salute? Srutakirti (timidamente): Sì, Srila Prabhupada. A te va bene? Lui ribatté con la voce più dolce possibile. Sì, naturalmente. Tu mi hai mantenuto in vita nellultimo mese. Se non fosse stato per te, oggi io non sarei qui. Come posso non volere che tu stia in salute? Hai fatto così tanto per me. Ora ti devi curare. Non cè problema a trovare qualcuno che ti sostituisca. Ci sono così tante persone qui in India che possono fare il tuo servizio. Srila Prabhupada era stato dolcissimo. Srutakirti era sorpreso. Srutakirti: La sua umiltà era travolgente. Io offrii i miei omaggi e uscii dalla stanza pieno di emozione. Sentire Srila Prabhupada dire che io avevo avuto il merito di avergli salvato la vita mi riempiva di estasi. Io sapevo benissimo che lui era costantemente protetto dal Signore Stesso e che non avevo meriti personali al riguardo, tuttavia il riconoscimento che mi aveva concesso era molto dolce. Allo stesso tempo mi sentii come un verme: come potevo lasciare una tale personalità divina? Per tutto il giorno la mia mente girò come un mulinello. Quella sera il servitore accompagnò Srila Prabhupada nel cortile del Tempio, dove si sedette sotto lalbero tamal. Seduto ai suoi piedi di loto, cominciò a considerare quanto pazzo fosse. Non cera luogo più dolce nellintero universo dei suoi piedi di loto dorati. Infine disse: Srila Prabhupada, non ce la faccio ad andarmene. Non sento che sia la cosa giusta da fare. Penso che dovrei rimanere qui e dipendere da Krishna. Srila Prabhupada sorrise apertamente e rispose: Sì, questa è la giusta decisione. Tu sei sincero: Krishna ti darà tutte le facilitazioni per svolgere il tuo servizio. Srutakirti si sentì risollevato: era certo di aver preso la decisione più giusta. Rimase in India con Srila Prabhupada per altri tre mesi, prima di lasciare il servizio per la seconda volta.
Al loro arrivo, Srila Prabhupada informò il suo servitore che per pranzo voleva solo il maha della Divinità. Srutakirti: Io ero contento di questa richiesta perché eravamo appena arrivati e non ero organizzato per cucinare. Così quando arrivò il maha cominciai a riscaldarlo. Mentre Srutakirti era in cucina, un devoto venne e disse che Srila Prabhupada voleva il suo prasadam subito. Lui rispose: Lo sto riscaldando. Lo porto subito. Il devoto tornò in un battibaleno. Srila Prabhupada è arrabbiato. Lo vuole subito. Il servitore corse dal Maestro e, tremando, offrì i suoi omaggi. Prima ancora che alzasse la testa, Srila Prabhupada stava già gridando: Perché stai riscaldando il prasadam? Maha-prasadam non deve essere riscaldato. Lo volevo subito. Non volevo che lo riscaldassi. Io volevo semplicemente il prasadam. Portalo subito così comè. Essere con un tale Maestro significava ignorare cosa fosse la noia. Srutakirti: Essere il servitore personale di Srila Prabhupada era un compito difficile, ma forse era più difficile per Srila Prabhupada avere un servitore come me. Non posso contare quante stupidaggini ho commesso, ma sono tante. Lui era sempre paziente. E comunque con lui si apprendevano sempre tante cose. Ripeteva spesso che la Coscienza di Krishna era un questione di buon senso. Io chiedo al mio Maestro spirituale di benedirmi con del buon senso in modo da servirlo in accordo ai suoi desideri.
Cerano diversi tipi di gusti che si potevano provare a vivere con un Maestro spirituale di quel calibro. Srutakirti: Io divido la mia associazione con Srila Prabhupada in tre differenti categorie. La prima può essere chiamata meravigliosa, e sono comprese anche quelle emozioni causate dal suo castigo. La seconda può essere chiamata molto meravigliosa e comprende i momenti in cui lo massaggiavo e cucinavo per lui. In modo particolare mi piaceva massaggiarlo: era un gusto particolarmente dolce. Ma la categoria somma era quella che si può chiamare super-meravigliosa. Ora vi racconto una delle storie che possono cadere in questa categoria. Erano le 22 circa e Srila Prabhupada era pronto per il suo massaggio serale. Nel suo appartamento di Juhu lui aveva una stanza da letto separata dal suo studio. A causa delle molte zanzare, Srutakirti doveva andare sotto la tendina e poi prepararsi al suo servizio. Era un tipo di atmosfera molto intima. Srutakirti: Srila Prabhupada era sdraiato e io sedevo sul letto ai suoi piedi. Era come stare in campeggio, come due ragazzi nei boschi, solo che il mio compagno era il mio eterno Maestro spirituale. Quella sera Srila Prabhupada mi assistette in questa fantasia. Mentre gli massaggiava il corpo, con voce gentile, Sua Divina Grazia disse al discepolo: Una delle mie cose favorite, quando ero giovane, erano le scarpe. Una volta mio padre me ne ha comprate un paio. Erano importate dallInghilterra. A quel tempo costavano forse sei rupie. Erano tanti soldi. In India settanta anni fa, sei rupie erano un sacco di soldi. Mi piacevano molto le mie scarpe. Mi ricordo che le portavo quando andavo a scuola. Smise di parlare per qualche minuto. Srutakirti: Io ero preso dalla felicità di Srila Prabhupada e cercavo di immaginarlo che camminava tutto contento con le sue scarpe. Sorridendo, il discepolo disse: Prabhupada, quando andavi a scuola, guardavi le tue scarpe mentre camminavi? Egli prese a ridere forte e disse: Sì, io guardavo giù le mie scarpe. Mi piacevano tanto, quelle scarpe. Durante quella sera raccontò altre cose della sua infanzia e latmosfera così intima la fece diventare super-meravigliosa. Srutakirti: Sarei rimasto lì a massaggiarlo per leternità. Era come ascoltare per la prima volta storie dal libro di Krishna. Aveva una memoria formidabile. Quando parlava della sua infanzia sembrava che fosse lì. Ora penso che raccontava quelle storie per far sì che poi io potessi raccontarle a tutti.
Un anno dopo, anche Brahmananda Maharaja prese litterizia. Nella sua stanza, dopo aver offerto gli omaggi, Srutakirti disse con tono innocente: Srila Prabhupada, Brahmananda ha litterizia. Il Maestro lo guardò con sorpresa. Oh, quali sono i sintomi? Non ricordando che la stessa scena si era già ripetuta mesi prima, lui fece la lista dei sintomi. Srila Prabhupada rispose allo stesso modo: Hmm, forse anche io ho litterizia. Dopo questultima battuta, lui ricordò la scena accaduta lanno prima. Srila Prabhupada aveva un memoria formidabile. Ricordava tutto ciò che accadeva con i suoi discepoli e poteva richiamare il fatto al momento giusto. Srutakirti: Capii solo allora che mi stava prendendo in giro. Un giorno misero Srila Prabhupada in quarantena perché non aveva fatto liniezione per la febbre gialla. Lui disse: Che pensano, che io possa avere la febbre gialla? Chiunque sia impegnato al cento per cento nel servizio di Krishna, non cè questione di contaminazione materiale. Questa persona non può avere alcuna malattia.
Srila Prabhupada tenne lezioni ogni sera a un programma di pandal in cui vennero migliaia di persone. Alla fine del programma, Srila Prabhupada tornò nei suoi alloggi protetto dai discepoli. Alcuni discepoli sannyasi tenevano il loro danda in modo da proteggere Sua Divina Grazia dai troppi ammiratori che volevano toccare i suoi piedi di loto. Una sera, di ritorno dal programma, disse: Ricordo quando ero giovane. Osservavo Mahatma Gandhi. Lui aveva così tanta gente attorno che lo proteggeva da migliaia di ammiratori. Io pensavo: Un giorno anchio avrò quello, e ora ce lho.
Una sera nella sua stanza, Srila Prabhupada disse a Srutakirti: Questa sera puoi farmi del riso soffiato con le arachidi. Mi riempirà, ma non sarà pesante. Con quello che ho mangiato la sera scorsa è stato difficile alzarmi e tradurre. Con il riso soffiato non cè indigestione. Il devoto lasciò la stanza e cominciò a preparare il riso soffiato con le arachidi. Srutakirti: Mi aveva detto anche di preparargli dei cetrioli a fettine e radici di zenzero a parte. Dapprima feci un chaunce (39) , poi misi il riso soffiato e le arachidi nella padella e le lasciai il tutto a cuocere fino a che il tutto si fu tostato. Lo portai nella sua stanza insieme al latte caldo, addolcito con lo zucchero. Poco dopo aver finito il pranzo, mi chiamò nella stanza e mi disse che era tempo del massaggio. Il servitore era seduto a fianco del letto, dentro la retina che proteggeva Sua Divina Grazia dalle zanzare. Cera unatmosfera molto pacifica. Srila Prabhupada: Mia madre, lei faceva un riso soffiato di prima classe. Aveva un forno molto speciale, così spesso che potevi farlo diventare arroventato. Ci metteva dentro della sabbia e la faceva riscaldare molto. Poi ci gettava dentro il riso e mischiava tutto. Nella sabbia calda, il riso si soffia molto bene. Poi lo passava dentro un passino in modo che la sabbia penetrasse attraverso i buchi. In questo modo rimaneva solo il riso. Poi lo puliva bene in modo che ogni traccia di sabbia scomparisse. Si fermò per un momento e poi continuò. Ce lo faceva spesso. Quel riso soffiato era molto buono. Lei era una cuoca di prima classe. Qualsiasi cosa facesse era fatta bene. Aveva un talento naturale. Anche mia sorella era una cuoca bravissima, aveva imparato guardando mia made. Nella società vedica era il dovere delle donne, che erano impegnate a cucinare tutto il giorno. Il marito e i figli prendevano prasadam ed erano tutti felici. La donna spendeva la giornata cucinando. Immagazzinavano e preparavano ogni tipo di cibo, come il latte cotto e facevano il ghi. Erano tutte molto esperte. Poi quando cerano delle festività, le donne si incontravano e ognuna portava qualcosa. In questo modo era possibile fare grandi feste. Ancora assorto nei suoi passatempi giovanili, egli continuò: Quando eravamo giovani, il cibo non mancava mai. Avevamo tante cose da mangiare. Nella stagione del mango ne avevamo sempre tanto. Quando eravamo bambini correvamo giocando in casa e mentre correvamo prendevamo del mango e ne mangiavamo. Per tutto il giorno potevamo mangiare mango. Non dovevamo neanche pensare, oh, potrò avere un mango? Avevamo tanto cibo. La vita era semplice. Mio padre non parlava molto ma ci forniva di cibo sufficiente per tutti. Non cerano problemi.
Considerando che era Los Angeles, furono giorni di freddo molto forte. Srila Prabhupada, che è sempre molto regolare nelle sue abitudini, usciva ugualmente a passeggiare. Quando faceva così freddo, lui indossava mutandoni e calzini. Srutakirti: Io gli sistemavo tutto sul letto, in modo molto ordinato. Lui, già vestito di tutto punto, con dhoti e kurtan, si sedeva sul letto. Io prendevo dapprima i mutandoni (sempre color zafferano) e lo aiutavo a indossarli, un piede a volta, fino alle ginocchia. Mentre era ancora seduto, gli infilavo i calzini. Poi Srila Prabhupada si alzava e senza alzare il dhoti, si tirava su i mutandoni fino ai fianchi. Si metteva il maglione color zafferano senza il mio aiuto, poi si sedeva, si metteva il tilaka e recitava il Gayatri mantra. Se cera qualcun altro nella stanza, ovviamente recitava il Gayatri anche lui. In genere questa non era una buona idea, perché Srila Prabhupada finiva sempre molto prima dei suoi discepoli. A quel punto il dilemma era decidere se rimanere congelati nella posizione brahminica e così mancare il loro Guru Maharaj che usciva dalla porta o alzarsi di corsa e cercare di mantenere Sua Divina Grazia nella loro visione. Srutakirti: Mi piaceva da matti osservare questo scenario che accadeva in modo puntuale. Io, furfante che non ero altro, non suggerivo mai ai miei confratelli di non recitare il Gayatri insieme a Sua Divina Grazia, speculando che anche Srila Prabhupada doveva divertirsi a vedere gli sguardi disperati dei devoti che non sapevano cosa fare. Dopo aver finito di recitare il Gayatri, Srila Prabhupada si alzava e Srutakirti lo aiutava a infilarsi il cappotto zafferano, che era dotato di un cappuccio. Delle code di pavone pendevano dal collo. Era il suo cappotto preferito ed era stato fatto da Jayasri Devi nel 1970 al Tempio di Honolulu. Srila Prabhupada lo ha portato in tutto il mondo per anni. Era difficile immaginare qualcun altro in quel cappotto. Srutakirti: Una volta, in Australia, commisi lerrore di non portarlo con noi, pensando che lì avrebbe fatto caldo. Invece la temperatura era abbastanza bassa. Srila Prabhupada non fu contento di non poter indossare quel cappotto. Perché non hai portato il mio cappotto? Il devoto rimase di pietra senza sapere che dire. Il nostro Gurudeva era così dispiaciuto che non gridò neanche. Il suo segretario lo fece arrivare con un devoto che stava venendo in Australia. Dopo essersi abbottonato il cappotto, Srila Prabhupada si diresse verso la porta di fronte. Generalmente Srutakirti preparava in anticipo le sue scarpe e il suo bastone: tenendosi in equilibrio con questultimo, lui gli offriva il piede destro, così che potesse mettergli la scarpa con laiuto di un calzante che portava con sé ovunque. Poi poneva laltra scarpa nellaltro piede prima di toccare il pavimento, tutto con movenze molto leggere. La sua economia nei movimenti era incredibile. Srutakirti: Un paio di volte permisi a qualche mio confratello
di fare questo servizio così santo, ma dopo aver visto il disagio
che Srila Prabhupada doveva provare per limpaccio dovuto alla loro
soggezione, decisi di non lasciarlo fare più a nessuno. Le gopi
pregano di diventare il flauto del Signore Krishna, sempre in contatto
con le sue labbra di loto: io prego di diventare il calzante di Srila
Prabhupada.
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