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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 7 parte

Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli


Il Guru e il suo Servitore
settima parte

Giugno 1973
Londra, Inghilterra; Bhaktivedanta Manor
Era un bellissimo pomeriggio. Il sole penetrava nella stanza di Srila Prabhupada attraverso le finestre dai vetri piombati e la rendeva radiosa. Lui passeggiava nella stanza cantando japa. Si fermò di fronte alle finestre e guardò fuori nel giardino.

Srila Prabhupada: “Allora, qual è l’animale più bello?”

Srutakirti ci pensò qualche secondo e con poca convinzione rispose:

“La mucca!?”

Srila Prabhupada (rispondendo velocemente) “No, il cavallo. Il cavallo ha delle forme molto belle. La struttura dei muscoli è molto bella.”

Srutakirti: “Avevo mancato un’altra opportunità di entrare in intimità con Sua Divina Grazia. Siccome l’animale preferito di Krishna è la mucca, pensavo che dovesse essere anche il più bello. Quando lui disse diversamente, capii che non era così.”


Giugno 1973
Mayapur, India - Iskcon Mayapur Chandrodaya Mandir

Srila Prabhupada rimproverò il suo editore di sanscrito, Pradyumna Prabhu, perché dormiva durante il programma del mattino.

Srutakirti: “Nel gruppo dei devoti che viaggiava con Srila Prabhupada, Pradyumna era il mio preferito. Incassato il rimprovero, prese la correzione molto seriamente, decidendo di ridurre la quantità di cibo, fino a prendere solo un po’ di latte caldo, frutta e mandorle. Pradyumna disse che le mandorle erano ‘cibo per il cervello’. Lui aveva già molto cervello e una memoria fotografica.”

Come abbiamo già menzionato, a Mayapur Srila Prabhupada andava spesso sulla veranda mentre i suoi discepoli onoravano prasadam; era sempre molto interessato a ciò che mangiavano. Quando vedeva i suoi figli prendere krishna-prasadam fino alla piena soddisfazione, era contento. Tutti sentivano l’amore del loro padre spirituale e si sentivano protetti. Sembrava che fosse contento per l’attrazione che il krishna-prasadam esercitava sui suoi discepoli. Notò che Pradyumna non era fra di loro e così andò direttamente nella sua stanza.

“Perché non stai prendendo prasadam con gli altri?”

Pradyumna rispose tranquillamente:

“Non ho fame, Srila Prabhupada.”

La risposta non era stata sufficiente.

Srila Prabhupada: “Che vuoi dire? Tu devi prendere prasadam.”

Sapendo che non lo aveva convinto affatto con quella risposta, Pradyumna confessò:

“Beh, Prabhupada , se prendo prasadam poi mi addormento.”

Srila Prabhupada: “Che possiamo farci? Tu devi prendere prasadam, anche se poi dormi dieci ore al giorno. Come puoi vivere se non prendi prasadam?”

Si fermò per un momento e poi aggiunse:

“Allora, prendi prasadam e dormi. Non puoi non prendere prasadam, anche se poi dormi tutto il giorno... devi prendere prasadam. Altrimenti come puoi andare avanti?”

Pradyumna Prabhu uscì dalla stanza, offrì gli omaggi e prese prasadam con tutti i devoti, tutti felici di averlo con loro.

Srila Prabhupada sempre incoraggiava i suoi discepoli a minimizzare il loro mangiare e dormire perché ciò era importante per l’avanzamento in coscienza di Krishna, ma voleva anche che si usasse il buon senso. Spesso usava dire:

“Dovete mangiare tanto quanto potete digerire e non un grano di riso deve essere gettato.”

Un’altra cosa in cui era molto stretto era al riguardo del programma del mattino: lui voleva che tutti i suoi discepoli partecipassero. Se qualcuno aveva necessità di dormire di più poteva farlo ma in altri momenti. Ad esempio, si poteva riposare un po’ dopo il pranzo oppure si poteva andare a letto più presto la sera.

Generalmente Srila Prabhupada faceva colazione subito dopo la lezione del mattino e pranzava verso l’una. Prima di andare a dormire chiedeva solo del latte caldo oppure quando aveva appetito il suo servitore gli preparava dei puri, dei vegetali e del riso soffiato. Quando aveva appetito a Srila Prabhupada piaceva mangiare tanto quanto ai suoi discepoli piaceva preparargli da mangiare.

Srutakirti: “Tra i momenti più belli della mia vita ci sono quelli in cui io dovevo correre avanti e dietro dalla cucina alla sua stanza con un chapati caldo, metterlo nel suo piatto mentre si stava ancora gonfiando con il vapore dentro: questi sono i ricordi più belli. Io andavo avanti e indietro cinque o sei volte in dieci minuti, ogni volta offrendo gli omaggi. Seduto con il suo ginocchio destro in aria egli mischiava con movimenti aggraziati i sabji con il suo chapati e gustava il prasadam.”

Era fantastico vederlo onorare il prasadam, con quella grazia, con quei movimenti così nobili...

Srutakirti: “Srila Prabhupada, dammi la tua misericordia. Io abbandonerei ogni cosa, anche il mangiare e il dormire, solo per arrotolare e cucinare nuovamente i chapati per te. Non c’è nulla di più dolce dell’osservare la tua innocenza infantile mentre siedi e onori il prasadam. Io non penso che sia possibile per nessuno osservarti mentre mangi e non innamorarsi, eccetto per un demone come me. Possa io gustare il nettare dell’amore per Dio, ma ti prego di concedermi la misericordia di poter ancora cucinare chapati per te.”


Giugno 1973
Mayapur, India - Iskcon Mayapur Chandrodaya Mandir

Srila Prabhupada e il suo entourage risiedevano nelle stanze centrali del secondo piano della Guest House. L’altra metà del piano era per i devoti in visita. Tutt’intorno l’intero edificio correva un ampio ballatoio, dove qualche volta Srila Prabhupada camminava mentre cantava japa. Spesso i devoti si soffermavano in fondo al corridoio nella speranza di poter vedere Sua Divina Grazia.

Srutakirti: “Una mattina un mio confratello più anziano stava camminando su e giù cantando japa sulla veranda marmorea. Il mio istinto mi diceva che stava cantando troppo forte e che Srila Prabhupada potesse esserne disturbato. Era un fatto già successo in passato. A Srila Prabhupada piaceva la tranquillità. Così dissi: ‘Prabhu, forse potresti cantare un poco più piano: Srila Prabhupada potrebbe esserne disturbato.’ Lui mi guardò come se fossi pazzo. Era convinto che Srila Prabhupada sarebbe stato contento nel sentirlo cantare con tanta devozione. Continuò a cantare senza neanche degnarmi di una risposta.”

Le lezioni in coscienza di Krishna arrivano velocemente...

Srutakirti: “Pochi minuti dopo la campanella suonò. Io già sapevo cosa stava per succedere e devo ammettere che ero in estasi. Io corsi nella stanza di Srila Prabhupada e offrii omaggi.”

Srila Prabhupada: “Chi sta cantando lì fuori? Se vogliono cantare a voce alta, dì loro di andare nella stanza del Tempio e cantare davanti alle Divinità.”

Srutakirti: “Io rivelai allegramente chi era il malfattore e tornai fuori. Avevo un mal celato sorriso sul mio viso. Dopotutto ero armato con l’arma del cakra (34) di Srila Prabhupada e quindi ero indistruttibile. Dopo che gli ebbi riportato il messaggio di Srila Prabhupada, il devoto cambiò atteggiamento e se ne andò.”

Srila Prabhupada usava dire:

“Il servitore di prima classe sa ciò che il Maestro vuole e lo fa senza che gli venga chiesto.”

Srutakirti: “Ci furono così tante occasioni in cui io sapevo per esperienza cosa lui avrebbe voluto, ma per debolezza di carattere non sempre sono stato in grado di farli applicare prima del suo intervento. Io ho sempre cercato di essere umile, ma Srila Prabhupada diceva: ‘per se stesso, il devoto è mite e umile, ma per Krishna e per il suo puro devoto può diventare come un leone’. Erano lezioni importanti.”


Luglio 1973
Calcutta, India - Iskcon Calcutta

Bhavatarini era la sorella di Srila Prabhupada e i devoti la chiamavano 'Pishima', che dovrebbe significare zia. Fisicamente era un poco più bassa e parecchio più grossa di Srila Prabhupada, ma il suo viso era decisamente quello di un Srila Prabhupada al femminile.

Srutakirti: “Io la incontrai per la prima volta al Tempio di Calcutta. Quando veniva a trovare il fratello, gli portava sempre dei dolci e poi li distribuiva a tutti i devoti del Tempio. Le piaceva molto stare con Srila Prabhupada e passava più tempo possibile insieme a lui.”

Nessuno capiva cosa si dicessero perché parlavano in bengali, ma qualche volta Sua Divina Grazia ripeteva a qualcuno i contenuti della conversazione. Era evidente che Pishima aveva un grande amore per il fratello e che non era solo per una questione di relazione familiare. Lei capiva quanto spiritualmente avanzato lui fosse.

Spesso gli cucinava e questo fatto era sorgente di grande ansietà per i devoti perché lei usava l’olio di mostarda per friggere, che Srila Prabhupada aveva definito “difficile da digerire”. Una volta che le fu esposto il problema, lei rispose:

“Se vuole, lui può digerire anche i chiodi.”

Una volta, durante un massaggio, Srila Prabhupada disse:

“Conosci qualcuno che può essere grasso senza mangiare?”

Srutakirti: “No, Srila Prabhupada. Non conosco nessuno. Ti riferisci a tua sorella?”

Lui prese a ridere forte.

“Sì! Lei dice che mangia poco, ma continua ad aumentare di peso. Conosci qualcuno che ingrassa senza mangiare?”

Ora anche Srutakirti rideva.

“No, Srila Prabhupada. Non penso che sia possibile ingrassare senza mangiare.”

Ridevano tutti e due, il Maestro e il discepolo.

“Sì, non lo credo neanch’io. Penso che la tua conclusione sia corretta. Lei mangia troppo. Lei mi dice che non mangia, ma io so che mangia troppo.”

Dopo qualche secondo, continuò:

“Lei si lamenta per la salute, dice che non si sente bene. Io le dico, ‘Sei così grassa. Come puoi essere in salute?’ E lei dice: ‘Non so come succede. Io mangio pochissimo. Non so come faccio a essere così grassa!’”

Srutakirti continuò massaggiare Srila Prabhupada accorgendosi di nuovo quanto a suo agio fosse con la sua famiglia e nella sua città natale. Gli era grato di concedergli di assistere a questi momenti così intimi. In realtà Sua Divina Grazia era preoccupato per la salute della sorella. Lui diceva spesso che le malattie vengono dalle ansietà, dalla sporcizia e dal mangiare troppo.

La sera, al darsana serale, Pishima venne e si sedette insieme ai devoti. Srila Prabhupada parlava in inglese, lingua che lei non capiva, ma non le importava. Le era sufficiente stare vicino a lui più tempo possibile. Aveva un grande amore per il fratello. D’un tratto Srila Prabhupada disse con un grande sorriso:

“Guardatela, seduta lì. Guardatela, come è grassa.”

Tutti cominciarono a ridere forte, inclusi Srila Prabhupada e Pishima, che non capiva la ragione di tanta ilarità, ma rideva perché l’atmosfera era contagiosa. Lui continuò a prenderla in giro come un ragazzino furfantello.

“E’ così grassa! Lei dice che non mangia, però ingrassa sempre di più.”

I devoti ridevano sempre di più. Pishima gioiva nel vedere tutti ridere senza capire che l’oggetto dell’ilarità era proprio lei. E’ stato un momento raro e fantastico per tutti.


7-8 Luglio 1973
Iskcon Londra - Festival del Ratha Yatra

Spesso quando Srila Prabhupada doveva decidere la sua prossima destinazione chiedeva consiglio ai suoi discepoli. In quei giorni alcuni dissero che sarebbe dovuto andare alle Hawaii (luogo che veniva menzionato spesso per via del clima favorevole e per i buoni frutti) o a Los Angeles, un altro posto adatto al riposo. Però c’era anche un invito da parte dei devoti di Londra per partecipare al Festival del Ratha Yatra.

Srila Prabhupada era molto esperto ad impegnare i discepoli in modo che potessero sviluppare amore e attaccamento per lui. Ascoltava le opinioni di tutti e poi faceva quello che voleva.

Srutakirti: “Una volta che ebbi capito il meccanismo, trovavo la cosa buffa. Tutti dicevano e lui annuiva sempre, ma poi faceva quello che voleva lui.”

Certe volte a parole si faceva il giro del mondo. La cosa più importante che il suo segretario doveva sapere era che fino a quando egli diceva manda un telegramma, o dì loro di mandare i biglietti, tutto il resto non contava. Certe volte faceva avvertire questo o quel Tempio che sarebbe arrivato, tenendo impegnati i suoi discepoli in tutto il mondo a pitturare i templi di blu e di bianco. A lui piacevano questi colori e probabilmente voleva che i templi fuori dell’india dovessero sempre avere la fragranza di un negozio di pittura.

In quell’occasione disse:

“Srutakirti, cosa ne pensi? Dovrei andare a Londra al Festival del Ratha Yatra o alle Hawaii a riposare?”
Srutakirti: “Io stavo con Srila Prabhupada da quasi un anno, per cui sapevo benissimo che qualsiasi cosa avessi detto non avrebbe costituito un impegno da parte sua. Ma ero eccitato al solo pensiero che avesse chiesto la mia opinione. Questo riconoscimento era abbastanza per tutta la mia vita. Io risposi velocemente: ‘Srila Prabhupada, se vai al Ratha Yatra a Londra, tanta gente sarà beneficiata dalla tua associazione.’ Egli si aprì in un grande sorriso e disse: ‘Sì, penso che la tua osservazione è corretta.’ Dopo aver ascoltato gli altri, Srila Prabhupada aggiunse: ‘Grazie per il vostro consiglio. Io vado a Londra per il Ratha Yatra.’”

Fu un festival incredibile, pieno di aneddoti e avventure. Srila Prabhupada era molto felice. Sul carro c’era il suo vyasasana, ma volle scendere per camminare e danzare insieme ai devoti. Sua Divina Grazia camminava maestosamente in fronte ai rath (35) , battendo le mani al tempo del kirtana e alzando le mani al cielo per incoraggiare tutti a danzare. Sembrava il supremo burattinaio: come lui alzava le mani, tutti saltavano in aria dall’estasi. Non c’era bisogno di nessun avanzamento spirituale: se stavi vicino a lui, eri felice.

Questo non valeva per i poliziotti che scortavano la processione. Secondo loro, la folla era troppo eccitata e avevano paura che potesse succedere qualcosa. Volendo far calmare tutti, cercavano il responsabile. Ben presto capirono che, se riuscivano a controllare Srila Prabhupada, avrebbero potuto tranquillizzare la folla. In un modo o nell’altro capirono che Srutakirti era vicino a Sua Divina Grazia, per cui si rivolsero a lui.

“Devi dire al tuo capo di sedersi. Sta creando troppo disturbo. La gente è troppo agitata e noi non riusciamo più a controllarli.”

Srutakirti: “Va bene, glielo dirò,”

Ma non aveva nessuna intenzione di dire nulla a Srila Prabhupada: lo vedeva troppo in estasi per andare a disturbarlo per una sciocchezza del genere. La folla era sì agitata, ma erano tutti felici e non poteva succedere nulla. Ma i poliziotti tornarono alla carica, con un tono più fermo:

“Devi dirglielo. Deve mettersi a sedere.”

Stavolta Srutakirti si sentì obbligato a dire qualcosa al suo Maestro spirituale. Lo toccò sulle spalle e disse:

“Prabhupada, i poliziotti, vogliono che ti sieda. Dicono che stai creando confusione qui nella parata.”

Srila Prabhupada mi guardò per un breve momento, poi si girò di nuovo e riprese a danzare, con le mani in alto, con una grande sorriso in volto. Egli permise a tutti di entrare nel suo mondo di felicità. Non si fermò un momento, ma camminò per tutto il tempo della parata. I poliziotti ci rinunciarono. Non potevano competere con il puro devoto e con il Signore dell’Universo.


Agosto 1973
Iskcon Londra - Bhaktivedanta Manor

Durante il massaggio del pomeriggio, Revatinandana Swami entrò nella stanza con un problema che, a suo giudizio, solo il Maestro spirituale poteva risolvere.

“Srila Prabhupada, Syamasundara è il GBC e prende tante decisioni. Io voglio accettare la sua autorità, ma lui non canta i giri. Io lo so per certo. Non canta neanche un giro. Molti altri devoti del Tempio trovano difficile seguire la sua autorità. Vorrei sapere come dobbiamo comportarci.”

Srila Prabhupada stette in silenzio per un momento e poi disse:

“Syamasundara è molto impegnato. Quando Arjuna era sul campo di battaglia, non cantava sedici giri. Quando combatti una battaglia, dove trovi il tempo di cantare i giri? Così, forse Syamasundara è troppo occupato. Devi vedere la cosa in quest’ottica. Fintanto che lui è il responsabile, devi seguirlo e se non canta, aiutarlo a cantare.”

A Calcutta durante un pomeriggio, un devoto entrò nella stanza di Sua Divina Grazia e gli pose un problema simile. Gargamuni Maharaja, che era l’amministratore del Tempio, non cantava i suoi giri. Srila Prabhupada rispose:

“Lui non dovrebbe stare in un ufficio. Lui può anche essere materialmente qualificato, ma non è abbastanza. Nella gestione si deve essere spiritualmente qualificati. Si devono seguire i principi regolatori e cantare, altrimenti è semplicemente tutto inutile.”

Srila Prabhupada non lo rimosse dall’incarico in quei giorni.

Non è possibile non notare i differenti atteggiamenti assunti dal Maestro in circostanze e per problematiche abbastanza simili fra di loro. Le istruzioni personali date ai devoti devono essere applicate con cautela, proprio per la ragione appena espressa, e cioè che una data istruzione poteva valere solo per la persona specifica. Per quanto riguarda “le leggi” del Maestro, si trovano nei suoi libri, che spesso chiamava “i libri di legge per i prossimi 10.000 anni”.


Agosto 1973
Vrindaban, India - Krishna Balarama Mandir

Non sempre stare con Srila Prabhupada equivaleva a provare estasi o felicità. C’erano delle volte in cui stare con lui voleva dire tremenda ansietà.

Srutakirti: “In quel periodo a Vrindaban Srila Prabhupada rimase malato per almeno sette settimane. Non mangiò praticamente nulla e come risultato si sentiva debolissimo. Noi eravamo tutti in una ansietà inenarrabile perché sembrava che potesse lasciarci in qualsiasi momento.”

Una mattina chiamò il suo servitore nello studio. Lo trovò seduto sul letto. Con voce fioca disse:

“Puoi farmi un poco di upma (36) , quella che ti ho insegnato?”

Sembrò una richiesta molto singolare perché era tanto che non mangiava praticamente nulla e anche perché in quel periodo c’era Yamuna a Vrindavana.

Srutakirti: “Voleva che lo facessi io, anche se ovviamente la più qualificata per cucinare era Yamuna. Andai in cucina, le dissi che Srila Prabhupada aveva chiesto dell’upma e chiesi se c’erano vegetali. Purtroppo non ce n’erano ma lei disse che aveva dei piselli secchi. Giacché volevo fare presto, feci l’upma usando i piselli secchi, dopo averli reidratati. Cercai di fare tutto al massimo della velocità. Eravamo tutti felici che Srila Prabhupada avesse chiesto dei vegetali, giacché stava mangiando solo spicchi d’arancio.”

Quando gli chiedeva di fare determinate preparazione che a lui piacevano, era per aumentare l’appetito. Aveva insegnato personalmente a Srutakirti alcune ricette, così forse aveva pensato a quell’upma che nel passato gli aveva insegnato a cucinare.

Srutakirti: “Una volta a Bhaktivedanta Manor mi aveva insegnato a fare un vegetale in umido di cavolfiori e patate con formaggio fritto. Un’altra volta a New Dwarka era venuto nell’appartamento dei suoi servitori e mi aveva detto di cercare un cavolo e delle patate. Mi aveva istruito nell’arte di tagliare bene il cavolo e farlo rosolare in una padella con patate a cubetti in modo da creare un delizioso sabji di cavoli e patate.”

Contento che Srila Prabhupada avesse chiesto qualcosa che gli piaceva, Srutakirti gli portò un piatto pieno di upma nella sua stanza. Mettendolo sul choki, sollevò il tavolino e lo pose sul letto, di fronte al Maestro. Poi offrì come sempre rispettosi omaggi e tornò in cucina. Si sedette e insieme a un paio di devoti aspettò che richiamasse, sperando che Srila Prabhupada ne mangiasse il più possibile.

Dopo cinque minuti Srila Prabhupada suonò la campanella. Lui tornò di corsa nella stanza e dette un’occhiata all’upma ancora prima di offrire gli omaggi.

Srutakirti: “Quando guardai il mio glorioso Maestro spirituale, lui ricambiò il mio sguardo d’amore.”

Srila Prabhupada: “Quest’upma è di prima classe. Non sono riuscito a mangiarne molta perché non ho molta fame, ma voglio che tu sappia che era molto buona. Ho pensato che se tu avessi cucinato qualcosa di buono, forse l’avrei mangiata, ma non è possibile. Ne ho mangiata solo un poco e aveva un sapore buonissimo.”

Felice di quegli apprezzamenti, Srutakirti rispose:

“Grazie, Srila Prabhupada.”

Raccolse il piatto e il choki e uscì dalla stanza.


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