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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 6 parte

Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli


Il Guru e il suo Servitore
sesta parte

Maggio 1973
Los Angeles, CA, U.S.A. - New Dwarka
Srila Prabhupada suonò la sua campanella tardi quella mattina.

“Non mi sento bene, oggi. Per pranzo fammi per favore un po’ di khichari e salsa di cuddy. Puoi fare il khichari con due parti di riso e una parte di dahl, e metti poco sale, tumeric e ghi. Così sarà leggero e facile da digerire.”

Srutakirti disse:

“Va bene, Srila Prabhupada.”

Un aggiustamento alla dieta era l’unico modo per avere notizie sulla sua salute. Spesso quando era raffreddato chiedeva del khichari. Tornato nella stanza, il devoto preparò il cooker mettendo il khichari sulla parte superiore e l’acqua nella parte inferiore.

Srutakirti: “Preparare quel pranzo sarebbe stato più semplice del solito. Ero contento che almeno oggi non avrei rischiato di bruciare nulla durante il massaggio. Questo disastro successe solo due volte in due anni, ma due erano decisamente troppe. Però ovviamente mi dispiaceva che Srila Prabhupada non si sentisse bene.”

Subito dopo tornò nella stanza dove il Maestro si era già seduto su una stuoia. Qualche volta, quando era raffreddato, lui voleva che lo si massaggiasse usando l’olio di mostarda. Di solito d’estate voleva che gli si massaggiasse il capo con il sandalo, ma quel giorno chiese un massaggio con l’olio di mostarda. Era ovvio che era raffreddato. Dopo quindici minuti, disse:

“Ho deciso. Penso che non pranzerò affatto.”

Io dissi:

“Va bene, Srila Prabhupada.”

Per non pranzare doveva sentirsi proprio male. Dopo mezz’ora invece cambiò idea di nuovo.

“Credo che pranzerò regolarmente.”

Srutakirti: “Va bene, Srila Prabhupada.”

Non disse altro. Questo ritorno di appetito significava che si sentiva meglio. All’improvviso Srutakirti si sentì sopraffatto da una grande ansietà ricordando che non avevo preparato null’altro che il khichari; Srila Prabhupada aveva detto che avrebbe pranzato regolarmente e questo significava che non voleva solo kichari. Come doveva fare? Alla fine trovò il coraggio per dire:

“Prabhupada, non c’è nulla di pronto. Ci vorrà un po’ di tempo.”

Srila Prabhupada: “Non importa. Il tempo che ci vuole, ci vuole.”

Finito il massaggio, Srila Prabhupada andò a fare il bagno e il servitore poté sfrecciare a preparare il pranzo, più velocemente e meglio di quanto fosse nelle sue capacità.

Srutakirti: “Ero orgoglioso del fatto che riuscivo a regolare il mio servizio in modo tale da eliminare potenziali intoppi, ma l’improvviso cambiamento nelle richieste di Srila Prabhupada mi aveva colto di sorpresa.”

Sua Divina Grazia attese che completasse il tutto senza nessuna lamentela.

Srutakirti: “Talvolta sembrava che lo facesse apposta, forse per insegnarmi ad essere più flessibile. Il mio servizio consisteva nel fare qualsiasi cosa lui volesse, non ciò che io volevo. Una volta mentre lo massaggiavo, lui disse: ‘Tu massaggia fino a che io mi stanco, non finché tu ti stanchi.’”


Maggio 1973
Los Angeles, Ca. USA - Iskcon New Dwarka

Srila Prabhupada voleva che il suo servitore preparasse il pranzo nell’asrama, che era adiacente ai suoi alloggi.

Srutakirti: “Ero contento di come mi ero organizzato. Era il posto dove stavo giorno e notte ma c’era tutto quello di cui avevo bisogno. Karandhara mi fece avere un frigorifero e c’era un fornello a gas con due bruciatori posti sul pavimento. Inoltre avevo arrangiato un’area dove avevo messo dei ripiani con due blocchi di cenere. Non c’era acqua corrente, per cui tenevo dei secchi di plastica colmi d’acqua. Srila Prabhupada mi aveva detto spesso di mantenere le cose semplici ed efficienti. Funzionava tutto benissimo.”

Dopo che Srila Prabhupada aveva finito la colazione, il suo servitore portava i piatti di plastica nella sua stanza e trasferiva ciò che rimaneva su un vassoio. Metteva la buccia delle arance e tutto il resto nel secchio della spazzatura e poi distribuiva il maha agli ansiosi devoti che aspettavano la misericordia.

Dopo colazione, spesso Srila Prabhupada cantava i giri passeggiando dentro e fuori le sue stanze e talvolta si fermava a guardare il suo servitore mentre preparava il pranzo. Quel giorno entrò nella stanza dove Srutakirti era impegnato nelle sue faccende. Vedendo il piccolo bidoncino della spazzatura vicino al luogo dove preparava il cibo da offrire alle Divinità, sbottò:

“Cos’è questo? Come puoi essere così stupido?”

Srutakirti fu preso alla sprovvista da quell’improvviso rimprovero. Rispose:

“Ma qui dentro va solo ciò che rimane della tua colazione.”

Risposta sbagliata... Quello era solo l’inizio...

“E tu saresti un devoto? Non hai cervello. Nessuna intelligenza. Non sei altro che un mleccha. Qui è tutto così ordinato e pulito e stai preparando il cibo per le Divinità nel mezzo della spazzatura. Come puoi fare una cosa così stupida? Sei un mleccha.”

Non sapeva cosa dire. Srutakirti era pietrificato. Lui pensava:

“Questo è ciò che rimane del pranzo di Srila Prabhupada. Non è spazzatura.”

Non disse niente. Avevo imparato la lezione mesi prima vedendo il castigo a Nanda Kumar Prabhu e aveva deciso di non ribattere. Alla fine accettò il rimprovero.

“Sì, Srila Prabhupada. Sono uno sciocco.”

Ma quell’ammissione non lo pacificò affatto. La sua voce non si era addolcita per nulla.

“Fanno questo nella cucina del Tempio? Hanno un bidone della spazzatura come questo?”

Srutakirti rispose:

“Beh, hanno un bidone della spazzatura nella cucina.”

Egli rispose velocemente:

“Ma mettono gli avanzi del pranzo dentro?”

L’energia mentale del devoto era prosciugata.

“No, Srila Prabhupada.”

Sua Divina Grazia non era stanco affatto.

“Perché fai queste cose? Tu sei un tale mleccha... Non hai nessuna intelligenza.”

Sembrava che il rimprovero non finisse mai. Alla fine egli uscì dalla stanza con la mano sprofondata nel sacchetto, cantando japa.

Srutakirti: “Io svuotai il secchio, ancora considerando i suoi rimanenti oggetti sacri e certamente non spazzatura. Era un’ironia il fatto che il primo pezzo di maha bhagavat prasadam che mi era stato dato da Nanda Kumar Prabhu a New Dwarka era proprio una buccia di arancia, che lui ora stava considerando spazzatura. Io ero scosso, ma avevo capito che Srila Prabhupada voleva insegnarmi una lezione.”

Più tardi chiese a Srutakirti di preparargli un pranzo, non menzionando più nulla che riguardasse il rimprovero precedente. Era una delle sue qualità: non manteneva mai alcuna rabbia. Dopo pochi minuti di qualsiasi castigo era come se non fosse successo nulla.

Srutakirti: “Lui sapeva che io ero molto sensibile ai rimproveri, per cui li teneva al minimo. Anzi, subito dopo mi raccontava sempre qualcosa di dolce, come ad esempio qualche aneddoto della sua gioventù. Era uno scambio conveniente...”


Maggio 1973
Iskcon Los Angeles - New Dwarka

La campanella di Srila Prabhupada suonò verso le cinque del pomeriggio.

Srutakirti: “Io ero sdraiato sul mio materasso nella stanza dei servitori. Appena sentii la campanella mi alzai subito, ancora mezzo addormentato. Cercai di ricompormi prima di entrare nella stanza del mio Maestro spirituale. Realizzai che ero ancora sprofondato nel modo dell’ignoranza. Speravo che non si rendesse conto del mio stato, ma capii che era difficile non accorgersene. Srila Prabhupada aveva uno sguardo preoccupato.”

Disse:

“Allora, perché non stai cantando?”

Spesso Srila Prabhupada confrontava i suoi discepoli in modo molto diretto e quando meno se lo aspettavano. Srutakirti rispose in modo semplice ma onesto.

“Srila Prabhupada, sto passando un momento difficile. E’ duro stare seduto tutto il giorno nella mia stanza cantando e leggendo.”

E lui per tutta risposta, con un’espressione molto seria:

“Anche io sto seduto qui tutto il giorno. Io esco a passeggiare una volta sola al giorno. Il resto della giornata lo passo seduto qui e non ho nessuna difficoltà.”
Srutakirti: “Io non sono come te, Srila Prabhupada. Tu sei come Haridas Thakur. Io non sono molto trascendentale. Io devo mantenermi occupato. Forse posso battere a macchina qualcosa per te?”

La sua espressione preoccupata non si era per nulla attenuata.

“Cosa si può fare?”

Srutakirti: “Srila Prabhupada, non lo so.”

Srila Prabhupada: “Chiama Karandhara.”

Quando stavano a Los Angeles questa frase chiama Karandhara si ripeteva spesso. Questi era un devoto molto serio che riusciva sempre a realizzare ciò che Prabhupada chiedeva. Andò a chiamare Karandhara.

Srila Prabhupada: “Srutakirti ha qualche problema. Non riesce a cantare. Lui dice che ha bisogno di fare qualcosa che lo tenga occupato. Che si può fare?”

Karandhara, con il suo tipico sguardo intenso, ribatté:

“Dobbiamo trovargli qualcosa da fare, in un modo o in un altro.”

Srila Prabhupada: “Sì. Io ho un’idea. Sto traducendo lo Srimad-Bhagavatam qui, in questa stanza. Allora io comincerò a tradurre il Caitanya-Caritamrita nello studio. In questa stanza ho un dittafono e farò lo Srimad-Bhagavatam e nel mio studio puoi mettere un altro dittafono e lì comincerò a tradurre il Caitanya-Caritamrita.”

Guardando il suo servitore, aggiunse:

“Così, tu puoi battere a macchina. Prepara tutto per l’editing. In questo modo ti manterrai occupato e io terrò Pradyumna occupato con l’editing. Va bene così?”

Io risposi entusiasticamente:

“Sì, Srila Prabhupada. Grazie.”

Karandhara e Srutakirti sistemarono lo studio in modo che Srila Prabhupada potesse cominciare a lavorare sul Caitanya-Caritamrita. La mattina dopo, molto presto, mentre Srila Prabhupada era in bagno per prepararsi per la passeggiata mattutina, il discepolo andò nello studio ed estrasse la cassetta dalla macchina. C’era qualcosa dentro.

Srutakirti: “Quel giorno io cantai i miei giri con tanto entusiasmo, sapendo che il mio Maestro spirituale mi amava più di quanto potessi immaginare. Durante il giorno io trascrissi la cassetta. Non c’era molto, ma era comprensibile in quanto stava lavorando sullo Srimad-Bhagavatam nell’altra stanza. Il giorno seguente andai di nuovo nello studio e presi la cassetta, ma non aveva registrato nulla. Per tutto il periodo che rimanemmo a Los Angeles non fece più tradizione del Caitanya-Caritamrita, ma non mi importava. Sentii che lui si curava di me e questo mi bastò.”

Sei mesi più tardi, nel suo studio di Los Angeles, egli registrò la sua prima ora di traduzione del Caitanya-Caritamrita. Un giorno disse:

“Tu devi diventare esperto e dare classi sul Caitanya-Caritamrita.”

Srutakirti: “Io annuii e sorrisi, pensando che ciò sarebbe stato impossibile. Ma per la sua misericordia tutto è possibile, anche che un giorno io diventi capace di comprendere la mia relazione verso il Divino Sé del mio amato Gurudeva.”


Estate 1973
Iskcon Londra - Bhaktivedanta Manor

In precedenza avevamo raccontato come Srila Prabhupada avesse menzionato che in India c’era ancora della cultura. Effettivamente questo è vero ed è una cosa abbastanza evidente. Spesso il nostro Maestro e i suoi discepoli venivano invitati alla casa di un Membro a Vita. Per i devoti quella era un’occasione di grande gioia, perché avrebbero avuto l’associazione di Srila Prabhupada e anche del prasadam opulento.

Srutakirti: “Non ricordo che mai Srila Prabhupada avesse rifiutato un invito. Qualche volta dava una breve lezione prima che il prasadam fosse servito.”

Uno di questi inviti li condusse alla casa di un gentiluomo indiano, che viveva vicino al Manor. Il prasadam fu ottimo.

Srutakirti: “Le istruzioni di Srila Prabhupada al riguardo del prasadam erano le seguenti: ‘I devoti devono avere prasadam sontuoso. Semplice ma sontuoso. Sontuoso significa molto gustoso. Se il prasadam è gustoso, si può mangiare anche quando non si ha fame, diversamente si perde subito l’appetito. Il prasadam per i devoti deve essere buono e allora tutto il resto andrà bene.”

Disse anche:

“Prasadam opulento significa ghi e zucchero.”

Alla festa dell’indiano c’erano puri, halava, riso dolce e molte altre pietanze.

Srutakirti: “Ricordo che guardavo Srila Prabhupada mentre mangiava. Vederlo onorare prasadam era sempre un’emozione speciale. Di solito lo faceva da solo nella sua stanza. E’ difficile descrivere il modo aristocratico di muovere le dita, le mani e la bocca mentre onorava il prasadam, ma si vedeva che per lui era un importante atto devozionale.”

Tutti mangiarono fino alla piena soddisfazione. Dopo che furono tornati al Manor, Srila Prabhupada suonò la campanella. Srutakirti corse nella stanza e offrì gli omaggi. Con un sorriso, chiese:

“Il prasadam è piaciuto a tutti? Sono rimasti tutti contenti della festa?”

Srutakirti: “In realtà, Srila Prabhupada, qualche devoto non si sente bene. Dicono che era tutto fritto nell’olio e non nel ghi.”

Srila Prabhupada: “Che si aspettano? Io li stavo guardando e ho visto Pradyumna che mangiava così tanti puri... e anche un altro devoto, ha mangiato così tanto vegetale.”

Srutakirti era stupito.

Srutakirti: “Io avevo guardato Srila Prabhupada mentre mangiava, ma non avevo visto che ci stesse osservando. Era una sua qualità che gli avrei visto spesso, cioè quella di fare tante cose contemporaneamente mentre sembrava che non facesse nulla affatto.”

Ma il discepolo aveva un’altra obiezione da fare.

“Sì, Srila Prabhupada, però anch’io non mi sento bene e non ho mangiato molto affatto.”

Srila Prabhupada: “Sì, lo so. Non hai mangiato molto, ma ricordo che hai mangiato quattro puri.”

Era vero...

Srutakirti: “Sì, Srila Prabhupada, credo proprio di sì.”

Offrì gli omaggi e lasciò la stanza, stupito, cercando di capire come poteva aver notato tutte quelle cose.


Estate 1973
Iskcon Londra - Bhaktivedanta Manor

Stare con un puro devoto del Signore è l’opportunità migliore per imparare come comportarsi in coscienza di Krishna, ma significa anche commettere un sacco di errori.

Al Bhaktivedanta Manor c’era un devoto indiano che aveva un figlio di circa dodici anni. Questo ragazzo insistette che voleva cucinare un pranzo per Sua Divina Grazia e lui fu d’accordo a lasciarlo fare.

Srutakirti: “Io pensai che quella era la possibilità di prendermela comoda per una mattina, per cui non controllai quello che il ragazzo faceva e non mi assicurai che sapesse fare le cose nel modo giusto. Così, dopo il massaggio a Sua Divina Grazia, tornai nella mia stanza.”

Così finì che a Srila Prabhupada arrivò un pranzo in cui dahl era bruciato, i chapati erano duri perché non si erano gonfiati e il riso era crudo. Lui assaggiò tutto senza fare commenti. Srutakirti entrò nella stanza in un momento in cui il giovane stava in cucina per fare un altro chapati.

Srila Prabhupada: “Questo prasadam, tu non hai aiutato?”.

Srutakirti: “No, Prabhupada. Sapevo che lo avrebbe fatto il ragazzo.”

Srila Prabhupada: “Sì, ma tu avresti dovuto essere lì per far sicuro che tutto andasse bene. Questo è molto cattivo. Come posso mangiare queste cose?”

In quel momento il ragazzo tornò nella stanza con un altro chapati. Srila Prabhupada gli disse:

“E’ tutto molto buono. Sei stato bravo.”

Il ragazzo era in estasi. Aveva fatto servizio devozionale al meglio delle sue possibilità e aveva soddisfatto il suo Maestro spirituale.

Srutakirti: Io invece proprio non avevo soddisfatto il mio Gurudeva a causa della mia pigrizia. Quella volta Srila Prabhupada non mi sgridò neanche... Qualche volta preferivo i rimproveri al silenzio... Io feci molti pasticci nel periodo in cui rimasi al suo servizio, ma lui mai, neanche una volta, disse di andarmene o di fare qualche altra cosa. Accettava tutto quello che ero in grado di dargli con grande gentilezza.”


Giugno 1973
Mayapura, India - Iskcon Mayapura Chandrodaya Mandir

A Mayapur Srila Prabhupada viveva in due camere. Una era il suo studio, dove lavorava e riceveva gli ospiti, l’altra la usava come stanza da letto, che usava anche per onorare il prasadam. Per questo lì c’era un tavolino di marmo (choki) posto contro il muro alla destra del letto.

Di solito giugno è un mese molto caldo a Mayapur, per cui quando Srila Prabhupada pranzava talvolta il suo servitore lo sventolava con un ventaglio di piume di pavone. Questo non solo serviva a rinfrescarlo, ma anche a tenere lontane le zanzare. Per qualche misteriosa ragione, la popolazione delle formiche veniva subito a sapere che Srila Prabhupada cominciava a pranzare. Queste si erano organizzate con degli scout che correvano in continuazione lungo i muri, per cui in pochi minuti, dopo aver messo il piatto sul tavolo, cominciavano a mobilitarsi in battaglioni.

Srutakirti: “Una volta a Los Angeles Srila Prabhupada mi disse di mettere del tumeric nell’entrata delle tane e la cosa lì funzionò. Ma non c’era nulla che poteva fermare le formiche di Mayapur. Nulla le avrebbe fermate dal prendere i rimanenti maha prasadam dal piatto del puro devoto.”

Così esse cominciavano a salire lungo le gambe del choki, circondavano il piatto per avvicinarsi al prasadam.

Srutakirti: “Srila Prabhupada mangiava per stadi. Prima venivano i vegetali, poi i chapati, il riso veniva mischiato in seguito e concludeva coi dolci. Sembrava che le formiche sapessero quando era loro permesso di andare su certe preparazioni. Inizialmente si riunivano attorno al piatto, poi cominciavano ad andare solo nelle preparazioni che Srila Prabhupada aveva appena finito di mangiare. Sembrava che volessero comportarsi educatamente. Quando infine Sua Divina Grazia si alzava per lavarsi, si gettavano sui dolci. La cosa più incredibile di tutte era che Srila Prabhupada non disse mai una sola parola al riguardo delle formiche durante il loro giornaliero attacco al suo pranzo.”

Tutto ciò succedeva con grande regolarità. Sembrava quasi che ci fosse un accordo tra il puro devoto e questi piccoli insetti. Lui poteva mangiare con la velocità che desiderava e poi avrebbe concesso a loro di prendere ciò che rimaneva. Srutakirti invece cercava di togliere il piatto più velocemente possibile in modo da poter dare qualcosa anche ai discepoli. A proposito delle formiche, una volta a Calcutta Srila Prabhupada disse:

“Va bene, loro non mangiano molto.”

Una volta, mentre Srutakirti gli faceva vento durante il pranzo, Srila Prabhupada cominciò a ridacchiare.

“Questo è il costume vedico. La moglie, lei sventolava il marito mentre mangiava. Quando aveva finito, lei mangiava qualsiasi cosa lui aveva lasciato.”

Ridendo ancora più forte, aggiunse:

“Così era sicuro che c’era molto prasadam, sennò rischiava di rimanere a digiuno. Ma quello era il costume.”

Sorridendo, continuò:

“Quello era il ruolo della moglie nella cultura vedica. Le donne servivano in due modi: cucinando del buon cibo e provvedendo dell’ottima vita sessuale. Questa è l’essenza della vita materiale. Naturalmente in coscienza di Krishna le cose sono diverse: noi diamo importanza alla castità, all’essere casti.”

Mentre Srila Prabhupada mangiava, il servitore lo sventolava quietamente, ma in realtà si sentiva imbarazzato.

Srutakirti: “Questo argomento per me era sorgente di grande attrazione e avversione nello stesso tempo, a causa del fascino che il sesso opposto esercitava su di me. Io cercavo sempre di controllare i miei sensi. Non dicevo una sola parola in risposta perché cercavo di apprezzare i suoi insegnamenti ma anche per non svelare il mio attaccamento alla vita materialistica.”

Srila Prabhupada era un devoto del massimo grado, completamente trascendentale. Solo lui poteva stare seduto e mangiare tranquillamente con legioni di insetti che si preparavano ad attaccare i suoi rimanenti; solo lui poteva parlare delle gioie sessuali in modo aperto perché non aveva attrazioni materiali di nessun genere.


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