Pagine 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14

PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 5 parte

Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli


Il Guru e il suo Servitore
quinta parte

18 marzo 1973
Iskcon Mayapur Candrodaya Mandir
Nel 1973 a Mayapura si tenne il primo festival internazionale dei devoti dell’ISKCON. Lo stile dei kirtana bengali esercitava una grossa influenza su molti devoti, ma Srila Prabhupada espresse il suo dissenso sul canto di così tanti differenti mantra.

“Loro possono cantare i loro 'Nitai Gaura, Hari Bol', ma io canto Hare Krishna e tornerò a casa, tornerò da Dio.”

Era vero che qualche volta nei kirtana si cantavano troppi ‘Hari bol’. Se si fosse compreso il significato di Hari bol, forse lo avrebbero cantato di meno. Quel che è certo, è che a Srila Prabhupada piaceva cantare il Maha Mantra.


25 Marzo 1973
Air India

Le azioni di Srila Prabhupada contenevano sempre una certa freschezza. Lui non era mai pesante e non faceva sentire a disagio nessuno.

Srutakirti: “Dopo diversi mesi che sono stato con lui, credo di avere capito come comportarmi e come rispondere alle sue domande. Di certo io non mi presi mai troppe confidenze con lui e cercai di mantenere la distanza. Col tempo mi divenne chiaro, però, che Srila Prabhupada voleva che io parlassi liberamente e onestamente quando mi faceva una domanda.”

Sull’aereo di linea dell’AirIndia c’era sempre della musica classica indiana che si diffondeva grazie all’intercom. Come al solito, Srila Prabhupada si sedette vicino al finestrino. La musica continuava a suonare. Lui guardò il suo discepolo con un sorriso e disse:

“Ti piace questa musica?”
Era una di quelle volte in cui si sentiva perso. Qualsiasi risposta poteva essere quella sbagliata.

Srutakirti (pensando): “Come posso dirgli che mi piace? E’ bella, ma non c’è il canto dei Nomi del Signore. Sono solo strumenti che suonano. Questo musica non può essere cosciente di Krishna.”

Speculando con timore, si fece sfuggire l’opportunità di entrare in intimità col suo amorevole Maestro spirituale, il quale lo tolse d’impaccio.

“Questa musica è molto bella.”

Risollevato, Srutakirti concordò:

“Sì, Srila Prabhupada. E’ bella.”

Essere puro devoto non significa diventare indifferente alle bellezze della vita, ma metterle in relazione a Krishna.

Srutakirti: “Lui ascoltava la musica e ricordava Krishna. Io ascoltavo la musica e la vedevo come maya”


2-4 Aprile 1973
Saint Moritz - Zurigo, Svizzera

A Bombay un discepolo anziano mostrò a Srila Prabhupada una cartolina di Saint Moritz, l’immagine di un posto stupendo, pieno di fiori colorati selvaggi e prati lussureggianti. Sembrava il paradiso. Il devoto aggiunse che sarebbe stato opportuno, durante il lungo viaggio tra Bombay e New York, fare un piccolo intervallo. A Saint Moritz Srila Prabhupada avrebbe potuto riposare. Chiunque abbia viaggiato tra l’USA e l’India sa quanto questo viaggio sia massacrante. Negli ultimi tempi Srila Prabhupada aveva viaggiato molto e non aveva trascorso più di sei o sette giorni in nessun posto. Fermarsi a Saint Moritz sembrava una proposta allettante.

Un altro motivo per cui qualche devoto voleva fermarsi a Saint Moritz era il commercio dell’oro, un modo per migliorare la situazione finanziaria dell’ISKCON. L’idea era di investire comprando oro. Zurigo era il posto giusto per quel tipo di acquisti, ma Srila Prabhupada si dimostrò contrario all’idea. Saint Moritz era una località sciistica e in questa stagione dell’anno la neve si estendeva a vista d’occhio.

Srutakirti: “L’hotel che andammo a vedere aveva un anticamera centrale con un ascensore. La nostra stanza era spaziosa, aveva tre camere da letto e la cucina; in più c’era un grande salone con una porta a vetro scorrevole che conduceva a una veranda da dove si potevano ammirare le montagne innevate. Un tale spettacolo avrebbe tolto il respiro alla maggior parte della gente, ma Srila Prabhupada non sembrava per nulla estasiato.”

Sua Divina Grazia era la regolarità personificata. Non importava dove fosse, per lui la vita scorreva come un orologio, con orari che rimanevano sempre costanti. Una mattina Srila Prabhupada mise il cappotto col cappuccio color zafferano e si preparò per la sua passeggiata del mattino, dicendo:

“Andiamo a fare una passeggiata? Vediamo quanto freddo è.”

Erano a pianterreno, per uscire era sufficiente aprire la porta scorrevole per andare sulla veranda che dava sul portone esterno. Come aprirono la porta, un poderoso soffio d’aria gelida riempì l’intero appartamento. Fuori c’era una bufera in piena regola. Srila Prabhupada spalancò gli occhi ed esclamò:

“Ooohhh, ma è troppo troppo freddo!”

Era una di quelle espressioni infantili che scioglievano il cuore ai discepoli. Alle volte sembrava un bambino innocente. La fortuna dei suoi associati più intimi consisteva proprio in questo: la maggior parte degli altri devoti vedevano solo la sua predica poderosa. A Sua Divina Grazia il freddo non piaceva, per cui disse:

“Cammineremo nel salone all’interno dell’edificio.”

Una piccola bufera artica non avrebbe interferito con la passeggiata mattutina di Srila Prabhupada. Così Sua Divina Grazia, Pradyumna e Srutakirti si diressero verso il salone. Ma la cosa avrebbe presentato alcune difficoltà, come per esempio quello del risparmio dell’energia. Le luci avevano un interruttore automatico, calcolato esattamente per far arrivare la gente all’ascensore, dopodiché si spegnevano. Così mentre camminavano su e giù nel corridoio, i devoti dovevano spingere vari bottoni in modo da mantenere le luci sempre accese.

Pradyumna decise di tornare nell’appartamento, mentre Srila Prabhupada e il suo servitore continuavano a camminare su e giù.

Srutakirti: “Io correvo da pulsante a pulsante e cantavo, spingevo e cantavo, spingevo e cantavo. Questo continuò per una mezz’ora.”

A un certo punto Srila Prabhupada disse:

“Il freddo mi ha messo appetito. Puoi andare dentro e fare dell’halava.”

Srutakirti: “Sì, Srila Prabhupada, vuoi che aspetti che tu finisca la tua passeggiata o vado ora?”

Le luci rimanevano accese per circa trenta secondi: dopo chi avrebbe spinto i pulsanti? Srila Prabhupada rispose:

“No, io continuo a camminare. Tu puoi andare a fare l’halava.”

Tutti erano contenti quando Srila Prabhupada aveva appetito, perché significava che era in salute. Cucinare per lui era una grande gioia. Nella stanza, Srutakirti disse agli altri devoti:

“Srila Prabhupada sta ancora camminando nel salone. Qualcuno dovrebbe andare a spingere i pulsanti per tenere la luce accesa.”

Si affacciarono dalla porta e videro Srila Prabhupada che cantava, camminando e spingendo i bottoni per tenere la luce accesa. La scena era buffa.


26 Aprile 1973
Iskcon Los Angeles - New Dwarka

Brahmananda Maharaja e Srutakirti introdussero lo stile Bengali di danzare durante i kirtana. L’avevano imparato al festival di Mayapur e i devoti ne erano entusiasti. A Srila Prabhupada piaceva osservare i suoi discepoli che danzavano di fronte a lui e spesso sorrideva. Pradyumna gli chiese se quel tipo di danza andava bene, perché qualcuno l’aveva trovato bizzarro. Srila Prabhupada replicò:

“Sì, naturalmente va bene.”

Srila Prabhupada amava vedere i suoi discepoli cantare Hare Krishna e danzare in estasi.


Aprile 1973
Los Angeles, CA - New Dwarka

Srutakirti: “Avevo qualche devoto amico qui al Tempio e decisi di andare al Mangal Arotik per incontrarli.”

Durante la cerimonia, Pradyumna venne nel Tempio e disse:

“Srila Prabhupada sta suonando la campanella. Ti vuole subito.”

Il servitore lasciò immediatamente la stanza del Tempio e corse nella stanza del suo Maestro spirituale, offrendo subito omaggi. Sollevata la testa, disse:

“Mi volevi, Srila Prabhupada?”

Sembrava arrabbiato.

“Cosa hai a che vedere con il Mangal Arotik? Il tuo servizio è stare con me ventiquattr’ore al giorno. Se ho bisogno di te, devi essere pronto.”

Il devoto chiese scusa e disse che non l’avrebbe fatto più.

Srutakirti: “Sentivo che non dovevo andarci, ma anche che non ci sarebbe stato nulla di male se andavo a un Mangal Arotik. In genere Srila Prabhupada non mi chiamava mai così presto al mattino. Io ero la sola persona nell’Iskcon ad avere una ragione valida per non andare al Mangal Arotik, e se ci andavo era segno che stavo in maya.”


Aprile 1973
Zurigo, Svizzera

Si sa, Zurigo è la terra degli orologi. Così durante i giorni di permanenza Syamasundara regalò a Srila Prabhupada un orologio, l’ultimo grido della tecnologia, uno dei primi orologi digitali. Aveva un aspetto molto moderno. Il quadrante era completamente nero, ma quando premevi un piccolo bottone a lato, si accendeva e apparivano i numeri rossi digitali, mostrando l’ora esatta. Il suo segretario mostrò a Srila Prabhupada come usarlo: per vedere l’ora doveva premere il bottone a lato con la mano destra. Srila Prabhupada non ci mise molto tempo a fare la sua valutazione al riguardo:

“Così per sapere che ora è, ci vogliono due mani invece di una.”


5 Aprile 1973
Pan American Flight - da Londra a New York

Srila Prabhupada era un grande e puro devoto del Signore. Viaggiare con lui era sempre un’esperienza elettrizzante. Ci si poteva aspettare di tutto. Quel giorno non fu un’eccezione.

Srutakirti: “Come al solito, Srila Prabhupada era seduto accanto al finestrino vicino la coda dell’aeroplano. Shyamasundar ed io gli eravamo accanto. Durante i voli transcontinentali, gli assistenti di volo offrivano frequentemente rinfreschi ai passeggeri per evitare gli effetti disidratanti dell’aria riciclata. Un’assistente di volo passava lungo il corridoio con un vassoio di bibite in bicchieri di plastica trasparenti, che offriva ai passeggeri.”

Giunta ai nostri sedili, Srila Prabhupada disse:

“Cosa è quello?”

Srutakirti rispose:

“Oh. E’ Seven-Up, Srila Prabhupada. Ne vuoi?”

E lui:

“Sì. Voglio provarla.”

Ovviamente Srutakirti ne chiese tre bicchieri. I due discepoli attesero che Srila Prabhupada desse il responso prima di bere il primo sorso; volevamo essere certi che la Seven-Up fosse stato prasadam. Lui ne bevve un po’ e poi poggiò il bicchiere sul tavolino:

“Ahhhh, questa è molto rinfrescante.”

Era quello che volevano sentire. Assetati com’erano, finirono le bibite in un attimo.

Srutakirti: “Durante il viaggio bevemmo la Seven-Up tre o quattro volte. Ogni volta che Srila Prabhupada ne beveva una diceva: ‘Ahh, molto rinfrescante. E’ molto buona’. L’hostess pose la lattina sul tavolo insieme al bicchiere pieno di ghiaccio. Sua Divina Grazia chiese: ‘Quali sono gli ingredienti?’ Poi lui stesso lesse: ‘Acqua, zucchero, acido citrico, succo di limone naturale. Oh! Questo va bene. Sono tutti ingredienti naturali’.”

Arrivati al Tempio, uno dei devoti chiese se ci fosse qualcosa di cui Srila Prabhupada avesse bisogno. Srutakirti era abituato a questo genere di problemi, in quanto i devoti chiedevano in continuazione cosa potessero donare a Srila Prabhupada. Solo che lui non aveva mai bisogno di niente. Una volta a questo riguardo Srila Prabhupada osservò:

“Srutakirti non ha immaginazione.”

C’è da dire che non è facile inventare bisogni che non ci sono. Infine disse al devoto:

“Beh. Gli piace la Seven-Up. Potresti offrirgli quella.”

La cosa suscitò della sorpresa e Srutakirti dovette convincerlo che la cosa andava bene. Così il devoto portò una cassa di Seven-Up e lui la mise da parte nella cucina di Srila Prabhupada.

Srutakirti: “Devo confessare che nei primi giorni esitavo a portargliela. Cominciai a berne io perché temevo di offrirla a Srila Prabhupada. Una ragione è che non si era ancora presentata l’occasione giusta, che alla fine arrivò.”

Una sera il presidente di un Tempio giunse per parlare con Srila Prabhupada. Mentre Sua Divina Grazia era nel salotto parlando con il discepolo, suonò la campanella. Il servitore si diresse verso il salotto quando il devoto lo fermò nell’atrio.

“Srila Prabhupada vuole dell’acqua.”

Lui disse:

“OK”,

ma continuò a camminare verso la stanza del suo Guru Maharaj. Il presidente del Tempio, evidentemente innervosito, ripeté:

“Srila Prabhupada vuole dell’acqua!”

Srutakirti era seccato, ma cercò di mantenere la calma.

“Per favore aspetta, devo entrare. Voglio chiedere una cosa a Sua Divina Grazia.”

Era evidente che il presidente del Tempio pensava che la sua parola fosse sufficiente e che Srutakirti non avesse bisogno di verificare. Inoltre voleva avere una conversazione privata con Srila Prabhupada per cui non voleva che questa fosse interrotta.

Srutakirti: “Mancando di sensibilità e di immaginazione, io non capii il bisogno del mio confratello, così entrai nel salotto di Srila Prabhupada, offrii gli omaggi e dissi: ‘Srila Prabhupada, vorresti della Seven-Up?’”

E lui, con un grande sorriso:

“Oh sì! Portami della Seven-Up.”

Srutakirti corse in cucina, riempì un calice di argento con della Seven-Up e del ghiaccio. Tornò nella stanza e pose la Seven-Up sul tavolo. Srila Prabhupada era rilassato sul suo asana e cominciò a sorseggiare la bibita. Quando ripose il calice sul tavolo, disse:

“Molto rinfrescante.”

Poi si alzò dall’asana e cominciò a passeggiare per la stanza, godendosi la Seven-Up.

Srutakirti: “Io rimasi nella stanza, guardando gioiosamente il mio Maestro spirituale che gustava la bibita fresca. Il mio confratello era abbastanza sorpreso nel vedere la scena ed era visibilmente ansioso che io uscissi. Quando Srila Prabhupada ebbe finito, presi il bicchiere vuoto, offrii gli omaggi e lasciai felicemente la stanza, sentendomi che avevo fatto piacere al mio Guru Maharaja.”


13 Aprile 1973
Los Angeles, CA, U.S.A. - Iskcon New Dwarka

Certi servizi resi al grande Maestro erano particolarmente estatici. Camminare dietro di lui mentre usciva dall’aeroplano ed entrava nel terminale era decisamente un’esperienza incredibile. Srila Prabhupada mancava dagli Stati Uniti da otto mesi. In pochi minuti l’aereo sarebbe atterrato a Los Angeles.

Srutakirti: “Era davvero fantastico il modo con cui Srila Prabhupada si preparava alla sua grande entrata. Quando si accendevano le luci dell’allacciarsi le cinture, lui si alzava, andava in bagno e si metteva il tilaka. Io lo accompagnavo, aspettando fuori del bagno. Quel breve tratto poteva essere difficoltoso se c’erano turbolenze. Se uno degli assistenti di volo provava a fermarlo, lui li ignorava, come se non li sentisse neanche. Quando tornava al suo sedile, appendeva il sacchetto della mala al collo con grande cura. Subito dopo l’atterraggio si metteva una ghirlanda e se ce n’era più di una ne dava ai discepoli.”

Entrati nel corridoio di uscita, si cominciava a sentire il kirtana in sottofondo, che diventava sempre più forte man mano che si avvicinavano alla sala d’aspetto. Ogni secondo che era più vicino ai suoi amati discepoli, il sorriso di Srila Prabhupada cresceva sempre di più. Quel giorno c’erano diverse centinaia di devoti ad aspettarlo e il kirtana era assolutamente di un altro mondo. Poi li vide e il sorriso di Srila Prabhupada divenne oceanico.

Srutakirti: “I devoti non si curavano di nulla e di nessuno. Sembrava che ci fossero solo loro e il loro amato e glorioso Maestro spirituale. Io non ho le qualificazioni necessarie per descrivere i sentimenti dei miei confratelli e delle mie consorelle perché non sono mai stato tanto fortunato da possedere tali forti emozioni d’amore per Srila Prabhupada. Era evidente a tutti i presenti nell’aeroporto che i devoti stavano sperimentando una felicità di qualità trascendentale. Lo scambio d’amore tra Srila Prabhupada e i suoi discepoli era facile da capire durante le lila degli aeroporti. Per diversi minuti sembrava che i piedi di nessuno toccassero il pavimento. Tutti versavano torrenti di lacrime estatiche. Tutti meno uno: io.”

Quando verso il pomeriggio arrivarono nelle stanze di Srila Prabhupada, Srutakirti si preparò per fare il massaggio. Mentre svolgeva il suo servizio, si sentiva turbato: non riusciva a liberarsi dal pensiero che tutti avessero un amore così grande per il loro guru eccetto lui. Si sentiva un impostore, un imbroglione. Infine trovò il coraggio di parlarne apertamente.
“Srila Prabhupada, tutti i tuoi discepoli hanno così tanto amore per te... Questo mi fa stare male. Mi manca quell’intensità di sentimento. Quando sono con te all’aeroporto io vedo che tutti danzano, cantano e piangono. Io passo così tanto tempo con te ma non sento tutto questo amore come loro.”

Srutakirti sperava che Sua Divina Grazia dicesse qualcosa che potesse risollevargli il morale, ma lui rimase silenzioso. Tormentato, finì il massaggio e tornò nella stanza per finire di preparare il pranzo. Dopo aver recitato il Gayatri Mantra, Prabhupada lo chiamò nella stanza. Offerti gli omaggi, Srutakirti vide che il maestro aveva un’espressione seria sul viso.

“Allora, ti piace servirmi?”

Srutakirti: “Oh, sì, Prabhupada. Mi piace moltissimo servirti.”

Egli continuò:

”Questo è amore. Tutti possono fare le altre cose... cantare, danzare, saltare su e giù. Ma tu stai facendo qualcosa. Questo non è amore?”

Srutakirti: “Penso di sì, Srila Prabhupada.”

Egli concluse:

“Allora fai il tuo servizio. Questo è tutto ciò che è necessario. Questo è amore. Fare servizio.”


Aprile 1973
New York, NY, U.S.A. - Iskcon Brooklyn

Bali Mardan voleva cercare un nuovo edificio per il Tempio di New York City. Un giorno disse che ne aveva trovato uno molto bello e invitò Srila Prabhupada a vederlo. Il sole era alto quando lasciarono il Tempio ed entrarono nella piccola Toyota, con Bali Mardan alla guida. Dopo un pò, parcheggiò di fronte a un’enorme e stupenda cattedrale, che era dall’altro lato della strada. Bali Mardan spiegò:

“Questo è il possibile Tempio di cui ti ho parlato, Srila Prabhupada. Ora non possiamo andare dentro perché potrebbe non essere buono che loro sappiano che siamo Hare Krishna. E’ meglio guardare da qui.”

Uscirono dalla macchina e ammirarono l’immensa cattedrale: la struttura era maestosa e bellissima. Fortunatamente, i portoni d’entrata della chiesa erano aperti per cui si poteva guardare dentro. Srila Prabhupada era impressionato dall’edificio. Dall’esterno si notavano giganteschi pilastri di marmo:

Srila Prabhupada: “Questa potrebbe essere una sala ISKCON molto bella. E’ fantastica.”

Mentre erano sul marciapiede, Guru Maharaja si girò e vide una piccola drogheria italiana. Si rivolse a Kirtiraja e disse:

“Pensi che abbiano della Seven-Up?”

Con un’espressione scioccata sul viso, Kirtiraja Prabhu rispose:

“Beh, posso vedere se ce l’hanno, Srila Prabhupada. Ne vuoi una?”

Srila Prabhupada: “Sì, vorrei una 7-Up.”

Srila Prabhupada aveva un aspetto regale con il bastone nella mano e il sacchetto della japa al collo. Kirtiraj tornò con la 7-Up, aprì la lattina e la porse a Srila Prabhupada, che la prese con la mano destra. Nella mano sinistra teneva il bastone, puntato sul cemento del marciapiede. Sollevò la lattina sulle sue labbra di loto, sorseggiando la bibita.

Srutakirti: “Ero in estasi osservando questo nuovo episodio della saga della 7-Up. Non riuscimmo a contenere dei sorrisi gioiosi vedendo l’aristocratica semplicità del nostro Guru Maharaja.”

Mentre vedeva una cattedrale di quel valore e di tale bellezza che poteva diventare un suo centro, Srila Prabhupada rimaneva semplice e beveva un 7-Up. Ne bevve circa la metà.

“Bene, ora possiamo andare.”

In macchina, Srila Prabhupada dette la lattina a Bali Mardan e disse:

“Ne ho bevuta abbastanza. Puoi bere tu.”

Felicemente i discepoli si passarono i rimanenti maha (33) fino a che finirono la lattina di soda. Il viaggio di ritorno al Tempio fu spensierato e allegro.

Srutakirti: “Io ho sempre cercato di non diffondere le notizie a riguardo della 7-Up per non creare un delirio nei templi. Ma quando arrivammo a Los Angeles la settimana dopo, fu subito chiaro che le voci si erano già abbondantemente diffuse. Karandhara informò Srila Prabhupada che la 7-Up poteva aiutare nel risolvere alcuni problemi di digestione, così Srila Prabhupada ogni tanto ne beveva un po’ per aiutarsi.”

Ma la cosa divenne così grossa che un giorno egli dovette intervenire.

“Questo non va bene. Non dovremmo bere così tanta 7-Up. Io la prendo per la digestione. Altrimenti bere 7-Up non è necessario.”

Anche in seguito, quando tornarono in India, molti devoti si erano dati a queste bibite, dicendo che Srila Prabhupada le permetteva. Un giorno Sua Divina Grazia vide che la scalinata era piena di bottiglie di 7-Up e di Limca. Subito disse:

“Che è questo? Non si deve fare! Questo non va bene! Non può essere fatto!”

Dopo di questo non ne parlò più. Ai discepoli più avanzati era chiaro che Srila Prabhupada non cercasse una gratificazione dei sensi, ma un modo per incrementare l’amore dei suoi devoti per lui.


Pagine 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14