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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 2 parte

Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli


Il Guru e il suo Servitore
seconda parte

Settembre 1972
Los Angeles, California - Iskcon New Dwarka
Srila Prabhupada provava un grande piacere nell’ascoltare i suoi discepoli cantare il Maha-mantra, ma certe volte voleva che lo facessero da qualche altra parte. Nel 1972 a New Dwarka la stanza del Tempio era contigua ai quartieri di Srila Prabhupada. Verso le due del pomeriggio, venne un devoto che cominciò a cantare i giri a voce molto alta. Srila Prabhupada stava riposando e anche Sri Sri Rukmini Dwarkadisa (16) . Srila Prabhupada non suonò neanche la campanella per chiamare il suo servitore: aprì la porta della sua stanza e gridò:

“Dì a quel devoto che le Divinità stanno riposando e che deve stare tranquillo. Digli di stare zitto.”

Srila Prabhupada aveva una natura molto umile: avrebbe potuto dire che lui stava riposando e che non voleva essere disturbato, ma invece disse che erano le Divinità che stavano riposando.


Altro

Per un discepolo che ha un simile Maestro spirituale, non c’è mai il pericolo di vedersi privato della misericordia e di ogni protezione.

Srutakirti: “Di questo ebbi prova nella circostanza della mia corda brahminica. Io ricevetti la seconda iniziazione nell’agosto del 1971 al Tempio di New Dvaraka. Kirtanananda Maharaja, io e alcuni altri andammo da New Vrindaban a Los Angeles in un piccolo furgone. Viaggiammo per quattro giorni. Il viaggio era infernale, ma la meditazione su Srila Prabhupada ce lo rendeva paradisiaco.”

La cerimonia della seconda iniziazione fu bellissima. Dopo l’agni-hotra (17) , i discepoli andavano nel suo appartamento e offrirono gli omaggi. Srila Prabhupada teneva nelle mani la nuova corda brahminica e bisbigliava il Gayatri Mantra nell’orecchio destro del nuovo iniziato. Durava pochi minuti ma era egualmente molto bello. Quando uscivano dalla stanza, veniva dato loro un foglio con il mantra scritto da imparare.

Srutakirti: “Qualche giorno dopo, ripartimmo per New Vrindaban. Il viaggio di ritorno non fu affatto brutto, nonostante i quattro giorni in furgone.”

Qualche tempo dopo, la disgrazia. Verso le tre della mattina, Srutakirti si stava facendo il bagno in un laghetto nel buio totale. Era di corsa perché doveva preparare i piatti delle Divinità per l’offerta del mangala. Dopo essersi gettato un secchio di acqua sul capo, la corda brahminica gli scivolò via. Quando scoprì che non l’aveva più, stava quasi per mettersi a piangere.

Srutakirti: ”La corda che mi era stata data da Srila Prabhupada se ne era andata via per sempre. La mia connessione era persa. Un pessimo presagio.”


Ottobre 1972
Iskcon Vrindaban - Radha Damodara Temple

Uno dei tanti servizi di Srutakirti era di mettere ogni mese (18) una nuova corda brahminica sul tavolo di Sua Divina Grazia. I giorni più indicati erano quello di luna piena o il giorno di Ekadasi.

Dopo il massaggio del mattino, Srila Prabhupada andò a fare il bagno, durante il quale il giovane brahmacari mise vestiti puliti sul suo letto, poi andò nel soggiorno, aprì lo specchio, pose la palla di tilaka a lato e mise la piccolissima lota con l’acqua vicino alle altre cose. Dopo essersi vestito, Srila Prabhupada si sedette dietro il tavolo, si mise il tilaka e recitò il Gayatri Mantra, come faceva sempre prima di pranzare. Quel giorno era una di quelle giornate speciali, perché avrebbe recitato il Gayatri sulla nuova corda che sarebbe stata unita alla vecchia per tutto il giorno. Anche per Srutakirti il giorno era speciale perché aveva deciso di non bruciare la vecchia corda del Maestro ma di tenerla per sé.

Dopo che ebbe recitato il Gayatri, Srila Prabhupada attraversò la veranda per andare in cucina, dove Yamuna Devi stava cucinando. Srutakirti allora andò nel soggiorno per prendere la corda vecchia, ma la trovò spezzata in due parti: Srila Prabhupada le aveva spezzate una ad una.

Srutakirti: “Non ci potevo credere... Era una cosa che non aveva mai fatto e che non avrebbe mai fatto di nuovo. Io avevo perso la corda brahminica che lui mi aveva dato nel giorno dell’iniziazione, per cui ne volevo una sua in modo da cantarci un Gayatri insieme alla mia. Così pensavo di ristabilire una connessione spirituale interrotta. Ma non mi importava se le cordicine erano spezzate. Erano sempre parte della corda brahminica su cui aveva recitato il Gayatri. Così mi sedetti nella veranda e riunii la corda facendo dei piccoli nodi.”

Dopo aver terminato il suo pranzo, Srila Prabhupada passò di lì. Srutakirti gli offrì omaggi e si risiedette. Con un sorriso disse:

“La corda brahminica, l’hai sistemata?”

Srutakirti: “Non ancora, Srila Prabhupada.”

“Devi sotterrarla sotto la pianta di Tulasi nel giardino del Tempio. Mettila nella terra sotto le radici.”

Srutakirti: “Riuscii solo a dire ‘Va bene’. Non ci potevo credere. Non mi aveva mai chiesto della sua corda brahminica prima né lo avrebbe mai fatto in seguito. Era come se sapesse ciò che avevo in mente. Era come se avesse il potere di leggere nelle menti altrui e di questo fenomeno ne ebbi esperienza altre volte. Se volevi qualcosa, lui ti metteva nelle condizioni di chiederglielo. A me successe molte volte. Sembrava che si divertisse a scoprire i miei desideri e a me piaceva vederlo all’opera in questo senso. Nell’occasione del “furto della corda brahminica” avrei semplicemente potuto dirgli di aver perso la mia, ma non ne fui capace. Non mi piaceva chiedergli niente, perché vedevo che così tanti devoti gli chiedevano cose in continuazione.”


Ottobre 1972
Tempio di Radha Damodara - Vrindaban, India

Quella sera Srila Prabhupada parlò nella sua stanza. Era una cosa che aveva fatto regolarmente dal giorno del suo arrivo a Vrindavana. Qualcuno gli portò delle offerte di frutta e di fiori e le posero ai suoi piedi di loto. D’un tratto, nel mezzo della lezione, una scimmia entrò nella stanza con l’intenzione di rubare le banane. In un baleno, le prese e fece per scappare, quando Srila Prabhupada con uno scatto felino ne afferrò un po’, che si staccarono dal cespo. La scimmia fuggì con le altre.

Srila Prabhupada: “Vedete quanto è intelligente questa scimmia? Questa è la prova che tutte le entità viventi sono intelligenti. Quanto ci avreste messo voi ad entrare, a prendere le banane e a scappare? Questa scimmia è così furba per quanto riguarda il mangiare! Può farlo in pochi secondi. Praticamente nessuno di voi l’ha neanche vista entrare. Ha preso le banane ed è fuggita. Questo è il mondo materiale. Tutti sono esperti nella loro sfera di azione. Noi dobbiamo perciò diventare esperti, ma esperti devoti, non esperti come le scimmie.”

La cosa che aveva stupito tutti era che la velocità di Srila Prabhupada e soprattutto l’attenzione. Sebbene fosse impegnato a parlare della Coscienza di Krishna, aveva notato l’entrata della scimmia e aveva capito le sue intenzioni.


6 ottobre 1972
Iskcon Berkeley

Srila Prabhupada a Berkley stette in una piccola casa messa a disposizione di uno dei suoi ammiratori. I devoti mostrarono a Sua Divina Grazia i dintorni della casa e di ritorno dalla passeggiata disse:

“C’è del prasadam?”

Incredibilmente non c’era nulla. Allora aggiunse:

“Portate della frutta.”

Poi aggiunse:

“Porta anche il necessario per lavare i miei piedi, un asciugamano e dell’acqua. Questa è etichetta normale. Quando arriva una persona, dovete lavare i suoi piedi.”

In genere Srila Prabhupada non diceva mai queste cose né chiedeva nulla. Tuttavia ogni tanto ci diceva cosa dovevamo fare. Era necessario per insegnare ai suoi discepoli come ci si comporta con il Maestro spirituale. Non essendoci nessun altro in grado di istruirci nelle etichette Vaishnava, doveva farlo lui. I devoti presenti corsero a preparare il necessario.

Srila Prabhupada: “Lava fino alle ginocchia. Questo tipo di bagno ai piedi rinfresca tutto il corpo. Dopo aver viaggiato è molto rinfrescante.”

Lui disse la stessa cosa a Vrindavan, durante un giorno particolarmente caldo.

Srutakirti: “Eravamo appena tornati da un programma di predica. Appena entrato nelle sue stanze, lui andò direttamente nel bagno e sciacquò i suoi piedi e le sue gambe con dell’acqua fresca. Disse: ‘Dopo essere stati fuori, questo ringiovanisce tutto il corpo’.”

Il ruolo del Guru è quello di insegnare ai discepoli tutto ciò che riguarda la conoscenza trascendentale. Questa comprende anche le etichette vediche necessarie e i piccoli atti quotidiani necessari a mantenere in salute il corpo.


7 Ottobre 1972
Iskcon, San Francisco Mandir, Camp Berkeley

Srutakirti: “Sono il servitore personale di Srila Prabhupada da un mese. Sto cominciando a sentirmi un po’ più a mio agio e sto imparando come svolgere i miei doveri. Così cominciai a pensare di essere oramai diventato esperto. Ma con Sua Divina Grazia, appena si pensa in questo modo... oh, oh!”

Questo aneddoto chiarisce molto bene che con il Maestro spirituale è sempre bene mantenere una mentalità umile.
Una sera Srila Prabhupada chiamò il suo servitore e gli chiese di preparargli dei puri, delle patatine fritte e del latte caldo. In quei giorni non stavano al Tempio, ma erano ospiti nella casa di una giovane coppia, amici dei devoti, che avevano messo a disposizione la loro abitazione. I devoti locali avevano speso ore pulendo tutte le stanze per renderla presentabile.

Srutakirti: “La cucina non era molto organizzata. Per fortuna il ghi c’era e si poteva fare qualcosa. Srila Prabhupada aveva chiesto delle patatine fritte e io non vedevo l’ora di preparargliele, anche se era la prima volta che le facevo. Cucinare i puri non è difficile, solo che ci vuole un po’ di tempo. Si stava facendo tardi e non volevo che Srila Prabhupada dovesse aspettare troppo per il prasadam. Pelai velocemente qualche patata, le tagliai più fini possibile e le immersi nel ghi caldo. Vennero fuori delle cose che ricordano timidamente delle patatine fritte, ma non erano proprio loro...”

Mentre portava il prasadam al suo Maestro spirituale, meditava sulla sua fortuna di poter servire personalmente un puro devoto di Krishna. In mano aveva il vassoio con un piatto di patatine, un puri caldo e una tazza di latte caldo. Sua Divina Grazia indicò le patatine e, con tono fermo, chiese:

“Cosa sono queste?”

Sorpreso e confuso, Srutakirti rispose:

“Patatine fritte, Srila Prabhupada.”

E lui, con voce forte:

“Queste non sono patatine. Io non volevo queste.”
Vedendo il suo servitore dispiaciuto, aggiunse:

“Comunque... continua, lascia qui.”

Srutakirti: “Mi sentii malissimo. Era la prima volta che avevo pasticciato nel servizio al mio Guru Maharaja. Mi sentivo morire. Per fortuna il resto del prasadam fu di suo gradimento. Così corsi in cucina per preparare un altro puri. Poi tornai nella stanza di Srila Prabhupada, posi il puri sul suo piatto e offrii gli omaggi, come facevo ogni volta che entravo. Quando mi sedetti, lui mi guardò con un grande sorriso e con un tono rassicurante disse: ‘Sono buone. Va bene. Sono molto buone.’ Io tirai un grande sospiro di sollievo e replicai: ‘Ah, bene. Grazie, Srila Prabhupada.’”

Passò dallo sconforto più nero all’estasi più gioiosa. Non sapeva se gli erano piaciute veramente o se lo avesse detto solo per farlo sentire meglio; comunque fosse, la sensazione era fantastica. Provocare il sorriso del proprio Maestro spirituale è tutto ciò per cui il discepolo lavora tanto. E anche se lo avesse detto solo per non farlo sentire tanto dispiaciuto, era comunque meraviglioso perché voleva dire che Srila Prabhupada si preoccupava di lui.

Srutakirti: “Preparai un altro puri, lo portai nella stanza e attesi che finisse. Poi presi i piatti e mi accorsi con emozione che aveva mangiato tutte le cosiddette patatine fritte. Voleva dire che gli erano piaciute veramente.
Per quanto riguarda invece il mistero delle patatine fritte, qualche mese dopo in India capii che patatine sono l’equivalente britannico di un tipo di frittella francese. Non ero un cuoco molto esperto, per cui non avevo capito bene. Srila Prabhupada voleva quelle frittelle.”

A Srila Prabhupada piacevano le patatine fritte, solo che le voleva thin and cripsy, cioè’ sottili e croccanti. Chi conosce l’inglese sa che la parola croccante si scrive crispy e non cripsy. Non è un errore di battitura. Srila Prabhupada diceva proprio cripsy. Lui usava spesso parole modificate in modo da dare maggiormente l’idea della cosa. La parola cripsy rendeva effettivamente meglio il suono delle patatine quando venivano mangiate.


15 Ottobre 1972
Vrindaban - Tempio di Radha Damodara

Erano cinque settimane che Srutakirti svolgeva diligentemente il suo servizio di servitore di Srila Prabhupada, cucinando per lui e massaggiando ogni giorno il suo corpo trascendentale.
Yamuna Devi era nella cucina di Srila Prabhupada preparando il pranzo. Di solito era sempre il giovane brahmacari che cucinava, per questo Sua Divina Grazia in persona aveva impiegato due giorni consecutivi per insegnargli a usare il suo cooker (19) personale. Era un modo di cucinare molto pratico, anche perché in India prendeva sempre un sacco di tempo fare qualsiasi cosa, anche la più semplice.

Srutakirti: “Dopo avergli praticato il massaggio, mi feci un bagno e mi vestii. Non sapevo cosa fare, perché quel giorno non avrei dovuto cucinare. Così cominciai a camminare lungo il chiostro del Tempio. Era la mia prima volta a Vrindavana e mi sentivo un poco perso, quasi a disagio. Essere a Vrindaban era così differente che stare in qualsiasi altro posto. Stavo cercando di apprezzare la mia buona fortuna di essere nella casa di Krishna insieme al Suo puro devoto. Poi decisi di andare in cucina a trovarlo. Lui era seduto e prendeva prasadam, proprio nello stesso luogo dove era stato per anni, pianificando la conquista del mondo con la Coscienza di Krishna.”

Era evidente che tutti i suoi piani si stavano avverando. Srila Prabhupada lanciò uno sguardo meraviglioso al suo giovane discepolo e disse:

“Così, hai preso prasadam?”

“No, ho appena fatto il bagno.”

E lui:

“Oh, così tu non hai preso prasadam. Yamuna, preparagli un piatto di prasadam.”

Io mi sentii subito a disagio. Prendere prasadam insieme a Srila Prabhupada era prendersi troppa confidenza.

“No, Srila Prabhupada. Aspetterò che tu abbia finito.”
Lui insistette:

“No. Siediti e prendi prasadam.”

Srutakirti si sedette gioiosamente a prendere prasadam insieme al suo Maestro spirituale. Erano di quelle istruzioni che si accettano volentieri!

Srutakirti: “E’ stato uno dei momenti più dolci della mia vita. Ero a Vrindaban, al Tempio di Radha-Damodara, seduto a prendere prasadam con Srila Prabhupada. Eravamo solo noi due. A Vrindaban. Al Tempio di Radha Damodara. La misericordia del puro devoto non ha limiti.”

Ma la dolcezza non era tutta lì. C’era anche un’altra componente.

Srutakirti: “Quella volta realizzai che non avevo mai gustato prasadam prima di allora e anche che non avevo mai cucinato qualcosa degno di essere offerto. Yamuna Devi è una devota del Signore dotata di un potere particolare, mandata qui da Krishna stesso per far sì che Srila Prabhupada potesse mangiare in modo opulento. Tutto quello che faceva lei era assolutamente incredibile. Quel giorno i chapati che aveva fatto e cucinato erano perfetti. I sabji (20) provenivano decisamente dal mondo spirituale. Tutto era delizioso. Pensai che Srila Prabhupada aveva fatto delle austerità a mangiare ciò che gli cucinavo io. Talvolta lui diceva che io cucinavo ‘del buon prasadam americano’. Solo quel giorno capii cosa intendesse dire. Mangiare il prasadam di Yamuna era come non aver mai mangiato prima.”

Quando finirono, Srila Prabhupada disse:

“Allora, ti piace?”

Io entusiasticamente replicai:

“Sì, Srila Prabhupada. Molto.”

Egli sorrise e disse:

“Così, oggi lei ha preparato il pranzo per te. Tu domani cucini per lei. Questo è il costume vedico. Oggi lei ha fatto un servizio per te, e tu domani devi servire lei.”

Io dissi:

“Oh sì, Srila Prabhupada.”

Lui diceva spesso:

“Si deve essere sempre pronti a servire gli altri, non bisogna solo e sempre prendere servizio. Tu chiami qualcuno ‘prabhu’. Prabhu significa Maestro. Si dovrebbero accettare servizi dal proprio Maestro? Tu sei il servitore, tu chiami loro ‘Maestro’ e prendi così tanto servizio dal tuo Maestro... Perciò, io ti chiamo prabhu, che significa che devo renderti del servizio. Questa attitudine ci deve essere, che io sono il servitore di tutti: per questo chiamo tutti ‘prabhu’.”

Il giovane brahmacari non ha mai cucinato per Yamuna Devi.

Srutakirti: “Non sarebbe stato un servizio, ma un’austerità per lei, dover mangiare il mio ‘prasadam americano’.”

In realtà Srutakirti era un ottimo cuoco, solo che Yamuna Devi era davvero dotata del potere di dare un gusto straordinario a qualsiasi cosa cucinasse.


Ottobre 1972
Vrindaban – Tempio di Radha Damodara

Dal giorno del loro arrivo, il 15 Ottobre, Srila Prabhupada dette lezioni sul ‘Nettare della devozione (21) ’ ogni sera nel cortile dove si trovava il bhajana kutir (22) di Srila Rupa Goswami. Era il mese di Kartika. Durante il viaggio, Srila Prabhupada aveva detto spesso che gli sarebbe piaciuto tenere lì queste lezioni. Era molto eccitato. Aveva detto che avrebbe parlato in inglese, non in Hindi, per il beneficio dei suoi discepoli. Sull’aeroplano aveva detto a Srutakirti:

“Tu leggerai dal Nettare della devozione e poi io farò commenti.”

Srutakirti: “Ero molto felice che voleva darmi un’opportunità così importante.”

La prima sera fu Pradyumna a leggere dal Nettare della Devozione. A Srutakirti la cosa andava bene perché lui era indaffarato a registrare le letture e a prendersi cura dei bisogni personali di Srila Prabhupada, come sventolarlo o qualsiasi cosa egli chiedesse. Il cortile del Tempio di Radha-Damodara era affollato da suoi discepoli ma anche da molti Brijbasi (23). La maggior parte di loro non capiva una sola parola di inglese, ma non sembrava importare loro granché. Erano felici di stare insieme a un santo.

C’era ancora la luce del sole, anche se stava tramontando. I pappagalli erano tutti affaccendati a tornare sui loro rami per prepararsi alla notte. Le scimmie, come al solito, facevano tanta confusione.

Srutakirti: “L’atmosfera era magica, davvero trascendentale. L’unica cosa che infastidiva parecchio erano le mosche, che ronzavano attorno a Srila Prabhupada mentre parlava. Ecco per me una grande opportunità di fare qualche servizio! Presi il camara (24) e mi alzai a fianco del mio guru. Girai il ventaglio come fanno i pujari alle Divinità. Mi sentivo così orgoglioso di poter fare un servizio del genere di fronte ai miei confratelli. Io sventolavo, ma notavo anche che le mosche continuavano a posarsi su di lui. Il mio modo di sventolare sarà stato anche artistico, ma non abbastanza energico. Ad un certo punto Srila Prabhupada alzò il braccio muovendolo per scacciare le mosche. Io ero così assorto in me stesso, nel mio protagonismo, che non mi passò neanche per la mente che non stavo rendendo nessun servizio.”

Alla fine Sua Divina Grazia guardò il discepolo e gridò:

“Fate venire qua qualcuno con un po’ di intelligenza.”

Subito un giovane brahmacari di nome Kunjabihari si alzò, prese il ventaglio dalla mano sudata di Srutakirti e cominciò a sventolare con grande forza. Lui si sedette, pietrificato. Il rimprovero di Srila Prabhupada era stato molto forte. Tornò ad occuparsi del registratore.

Srutakirti: “Io non avrei mai fatto fare un servizio simile a Kunjabihari, che aveva fama di essere un personaggio un po’ eccentrico. La mia mente girava come il nastro del registratore. Mi sentivo umiliato come mai. Realizzai cosa significava sentirsi 1/10,000 della punta di un capello. Osservavo Kunjabihari. Sventolava con una tale forza che sembrava dovesse estinguere il fuoco di una foresta. Nessuna mosca sarebbe stata così sciocca da avvicinarsi, almeno finché lui fosse rimasto nei paraggi. Pochi secondi dopo le mosche se ne erano andate via tutte.”

Durante tutta la vicenda, il nostro Maestro spirituale non aveva mai smesso di parlare ai devoti e al pubblico. Mentre Srutakirti cominciava a respirare un po’ dopo la batosta, Srila Prabhupada guardò Kunjabihari con un sorriso e annuì, approvando il servizio devozionale del suo discepolo.

Srutakirti: “Tutto ciò che ricordo fu che alla fine della lezione mi alzai e andai da solo verso l’appartamento di Srila Prabhupada. Prima di entrare un brahmacari venne da me e disse: ‘Srutakirti, sei così fortunato a essere stato castigato in quel modo da Srila Prabhupada.’ Io forzai un sorriso e dissi: ‘Sì.’ Ma era la prima volta che ero stato rimproverato davanti a così tanta gente. Non era facile mandarla giù. Il mio orgoglio era stato devastato in un momento.”

Servizio devozionale significa far piacere alla persona servita e non cercare il proprio piacere. Negli anni a seguire, Srutakirti avrebbe avuto modo di riflettere su questa verità numerose volte...!


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