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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 13 parte Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli Il Guru e il suo Servitore 11 Aprile 1975 Quel giorno venne Devananda Maharaja in visita. Lui era un suo discepolo e aveva anche preso liniziazione sannyasa. Era anche stato il servitore personale di Srila Prabhupada per un periodo di tempo, attorno al 1970, ma ora non viveva più nellISKCON. Lui chiese di poter vedere Srila Prabhupada e gli fu accordato il darshana. Quando Devananda arrivò, Srila Prabhupada era seduto dietro il suo tavolo. Brahmananda Maharaja e Srutakirti erano presenti. Lo videro entrare con un vestito di raso scintillante e con capelli e barba lunghi. Non offrì omaggi. Aveva uno strano sorriso stampato sul viso. Cominciò a parlare rivolgendosi a Srila Prabhupada in un modo così bizzarro che non si capiva nulla di cosa dicesse e muoveva le mani tuttintorno come se stesse facendo qualche tipo di mudra. Era buffo. La cosa più evidente del mondo era che era pieno di droga. Srila Prabhupada tollerò le sue insensatezze per qualche minuto. Non ci fu una vera conversazione, perché Devananda era totalmente incoerente. Infine il misericordioso Maestro spirituale, indicando Brahmananda Maharaja, disse: Se vuoi tornare, fa come lui. Rasati la testa e il viso, metti un dhoti e questo va bene, puoi tornare. Devananda ricominciò ad agitare convulsamente le braccia intorno. No. Questo non è la ragione per cui sono qui. Lui agitava tutto il corpo mentre parlava di cose senza senso. Alla fine Srila Prabhupada, che ne aveva avuto abbastanza, gridò: Vattene! Il corpo trascendentale di Srila Prabhupada cominciò a tremare dalla rabbia. Brahmananda Maharaja afferrò Devananda e lo trascinò fuori dalla stanza. Srila Prabhupada era furioso. Srutakirti: E difficile descrivere la potenza spirituale generata dalla rabbia di Srila Prabhupada. Era una sensazione spaventosa. Io mi sentii come folgorato da un fulmine, anche se la furia di Srila Prabhupada non era diretta a me. Solo stare nelle sue vicinanze era terrificante. Se io avessi potuto scomparire, quello sarebbe stato il momento giusto per farlo. Ero agghiacciato. Lamore del Maestro verso i suoi discepoli fu evidente da questo aneddoto. Dapprima aveva tollerato il bizzarro modo di comportarsi del suo discepolo caduto e gli offrì di tornare anche se cerano pochi dubbi che Devananda fosse uscito di mente. Quando Sua Divina Grazia aveva visto che non poteva più accettare una guida, lo aveva mandato via prima che potesse commettere offese.
Cosa insolita, questa mattina Srila Prabhupada chiamò Srutakirti verso le 1:30 della notte. In genere a quellora Srila Prabhupada traduceva i suoi libri e non svegliava mai il suo servitore. In alcuni luoghi, come al Krishna Balarama Mandir, per andare in bagno lui doveva attraversare gli alloggi dei servitori. Srutakirti: Anche in piena notte, mi svegliavo sempre quando sentivo il rumore caratteristico dei suoi passi. Così alzavo la testa e istintivamente facevo gli omaggi. Lui era dispiaciuto di svegliare a quellora i suoi discepoli, per cui diceva: No, no, dormi. Quella notte Srutakirti, ancora mezzo addormentato, rispose alla chiamata. Quando sollevò la testa, vide che Srila Prabhupada aveva un meraviglioso sorriso infantile, molto particolare. Vide anche che di fronte a lui cera un mucchio di nastro di registrazione. Era evidente che il suo registratore gli stava dando dei problemi. Cera nastro dappertutto. Non dette spiegazioni: con un sorriso trascendentale disse: Guarda cosa ha fatto questa macchina. Puoi aggiustarla? Srutakirti spese la mezzora successiva riavvolgendo il nastro nella bobina per poi riporla nel dittafono Uher. Dopo che ebbe completato questo lavoro trascendentalmente noioso, Guru Maharaja disse con tono amorevole: Okay, torna a dormire. Il primo giorno del loro arrivo, Srila Prabhupada andò ad usare il gabinetto, ma lo sciacquone non funzionava bene. Fu chiamato un devoto che aveva qualche esperienza di idraulica. Questi venne e sistemò il difetto. Il devoto spiegò che non funzionava bene perché non era stato usato da molto tempo. Srila Prabhupada disse: Ora funzione? Il brahmacari: Oh, sì, Prabhupada. Ora funziona bene. Srila Prabhupada non sembrava convinto. Ma come sai che ora funziona? Il devoto: Ho tirato la catena e lacqua è scesa tutta. Srila Prabhupada non era ancora soddisfatto. Va in cucina e prendi un poco di pasta per fare i chapati. Fanne alcune palline e mettile nello sciacquone. Se scendono, allora sappiamo che funziona bene. Il giovane brahmacari fece come il suo Maestro gli aveva chiesto e così poterono verificare che lo sciacquone funzionava bene. Spesso Srila Prabhupada diceva: La prova del budino è nel gusto. Lui voleva sempre che si fosse sicuri che le cose funzionassero bene.
Laltro giorno Srila Prabhupada aveva fatto certe dichiarazioni al riguardo di prendere nascita in India. Quelle cose preoccupavano i devoti, per cui chiesero a Srutakirti di fare a Srila Prabhupada la domanda chiarificatrice. Srila Prabhupada, laltro giorno tu hai detto che Govinda Dasi ti aveva chiesto se, in generale, noi avremmo dovuto nascere in India prima di tornare a casa (47) , e tu avevi detto di sì. Così, noi ci stavamo chiedendo, come sia possibile che noi dobbiamo nascere in India. Noi non abbiamo visto molti Vaishnava seri lì. I devoti fecero una grossa risata, conoscendo bene la repulsione di Srutakirti per lIndia. Srila Prabhupada replicò: La terra è qui, proprio come questa terra. Qui ci sono Vaishnava. Questa terra non è fatta per la cultura spirituale, tuttavia ci sono Vaishnava. Similmente, in India, no, ci sono molti Vaishnava là. La maggior parte della gente in India è Vaishnava. Avevano bisogno di ulteriore chiarimenti. Così Paramahamsa si fece avanti: Così, unendoci a questo movimento, noi ci qualifichiamo per prendere nascita in India in una famiglia di buoni brahmana? Srila Prabhupada: No, puoi anche andare direttamente (a Krishna), se vuoi finire i tuoi affari. Sucinam srimatam gehe.' Questa è una considerazione, per chi fallisce nello scopo. Ma se tu hai successo, allora vai direttamente dove Krishna è. Krishna è lì in qualche universo. Così, coloro che sono completamente liberati, loro vanno in quelluniverso. Proprio come quando Krishna viene qua... in ciascun universo cè una Vrindavana. Così, in quella Vrindavana uno prende nascita, poi va nelloriginale Vrindavana (48) . Ancora preoccupati nel dover prendere nascita in India, Paramahamsa continuò: Coloro che non sono capaci a mantenere il principio della Coscienza di Krishna, loro devono andare in India la prossima vita? Srila Prabhupada:Sì, srimatam, srimatam sucinam. Così srimatam, potete anche nascere qui. Srimatam significa ricca, una famiglia ricca. Qui ci sono molte famiglie, come la famiglia Ford... ma srimatam e sucinam. Così se voi create molti brahmana, se questo culto permane, allora ci saranno molte famiglie di brahmana qui in Occidente anche. Srila Prabhupada benevolentemente soddisfò le nostre menti irrequiete e la conversazione velocemente cambiò.
Su un aereo TWA (Transcendental World Airways) Ovunque il puro devoto risieda, lì è Vaikuntha e distribuisce sempre la sua misericordia senza causa sulle anime condizionate, che ad esse piaccia o no. Il fatto che Srila Prabhupada non cambiava mai le sue abitudini, anche in aeroplano, era buffo. Altri potevano trovare le sue cose un poco fuori dal normale. A Srila Prabhupada piaceva guardare fuori dal finestrino durante il decollo e latterraggio. Se volavano di notte, Srutakirti e il segretario lasciavano i loro sedili liberi in modo che Srila Prabhupada potesse sdraiarsi e riposare. In questo viaggio, il corpo trascendentale di Srila Prabhupada era sdraiato sui sedili in una posizione molto rilassata. Il suo capo giaceva pacificamente su un cuscino dalla parte del finestrino. I piedi passavano sotto il bracciolo e sporgevano per qualche centimetro nel corridoio di passaggio. Erano così belli, con o senza i soliti calzini color zafferano. Srila Prabhupada riposò per circa unora, per cui i passeggeri che camminavano su e già per il corridoio non potevano evitare di toccare i suoi pada-kamala (49) . Quando erano toccati, talvolta lui si muoveva leggermente, ma non li ritirava mai: li lasciava lì per tutto il tempo del riposo, benedicendo i fortunati di passaggio. I devoti osservavano lo spettacolo dalla fila a fianco, chiedendosi cosa queste persone avessero fatto per meritare unopportunità del genere. Forse Srila Prabhupada voleva benedirli per forza con la sua misericordia senza causa, che a loro piacesse o no. Una volta, su un 747, Srila Prabhupada era accompagnato da diversi devoti. Giacché labitacolo era molto grande, molti avevano un numero di poltrona che li poneva nella stessa fila di Srila Prabhupada. Lui era seduto accanto al finestrino e Srutakirti gli era vicino. Nella stessa fila ci saranno stati almeno dieci devoti che sedevano. Durante il volo, sfortunatamente, qualcuno dei suoi discepoli cominciò a fare il lancio della bomba del devoto (50) . Srutakirti: Era una vista curiosa, tutte quelle teste rasate che crollavano su e giù, a destra e a sinistra. Srila Prabhupada non si divertiva affatto a quella vista e cominciò a fare dei commenti. Guarda lì. Ci sono centinaia di persone sullaeroplano e tutti sono svegli, eccetto i devoti. Loro sono in maya, dormono. Tutti sono svegli. Perché non riescono a stare svegli? Quando Prabhupada faceva domande del genere, Srutakirti non sapeva cosa rispondere. Aveva paura di dire la cosa sbagliata, qualcosa che potesse irritarlo ancora di più. Srutakirti: Non riuscii a trovare una buona ragione per cui tutti si addormentavano in quel modo; allora rimasi seduto senza rispondere. Srila Prabhupada: I miei discepoli sono peggio dei karmi. Non riescono a restare svegli: guarda, tutti ci riescono, loro no. Poi disse la prima frase che avevo ascoltato da lui: Qual è la difficoltà? Il discepolo non poté che rispondere: Non lo so, Srila Prabhupada. Queste parole, whats the difficulty, erano frequenti nelle espressioni del grande Maestro e qualche volta erano dette in un contesto tale da non cercare una risposta. Non cerano difficoltà nel servizio devozionale perché lui le aveva misericordiosamente prese tutte via. Lui ci aveva dato tutte le risposte nella frase: Questo processo è così semplice. Solo canta Hare Krishna e sii felice. Quante volte ha detto: Se cantate sedici giri e seguite i quattro principi regolatori, alla fine della vita tornate a casa, tornate da Dio.
Come suo solito, di prima mattina Srila Prabhupada andò a passeggiare sulla spiaggia. Lo accompagnavano Kirtanananda Swami, Kuladri, Vin e un giovane bhakta di circa 17 anni. Durante la camminata il devoto vide un grosso granchio di sabbia che si affannava per andare avanti. Mentre gli altri continuavano a camminare assieme a Srila Prabhupada, lui si fermò a osservare la scena. Srila Prabhupada, che era un osservatore sempre attento, notò che il giovane si era fermato. Quel ragazzo è troppo attaccato alle cose materiali. Una piccola pietra può diventare una valanga. Viene tutto giù: prima le cose piccole, poi quelle grosse. Lui li raggiunse poco dopo. Nessuno gli riferì della battuta che Srila Prabhupada aveva fatto ma quando, una settimana dopo, il gruppo di devoti tornò a New Vrindaban, il giovane andò via dal Tempio e non si rivide più.
Dopo aver lasciato San Moritz passarono un giorno a Zurigo, in un albergo esclusivo che dava sul fiume Reno. Srila Prabhupada aveva una stanza privata e il suo seguito stava insieme nella stanza adiacente. Le due stanze non erano collegate direttamente per cui, quando era lora del massaggio, Srutakirti doveva mettere il gamcha nella stanza di Srila Prabhupada, in modo da non attraversare il corridoio vestito in modo sconveniente. Srutakirti: Quando finii di fare il massaggio, lasciai sbadatamente il mio sacchetto della mala nella sua stanza. Quella corona non era quella delliniziazione, che sfortunatamente avevo perso a New Vrindaban. Molte volte avevo pensato di chiedere a Srila Prabhupada di cantare su unaltra collana, ma avevo timore di dirgli che lavevo perduta. Poco dopo tornò nella stanza di Sua Divina Grazia e potete immaginare quanto contento fu di trovarlo con la mano nel suo sacchetto, che cantava japa. Per la mezzora successiva stette seduto ad osservare gioiosamente il suo Maestro che recitava i Santi Nomi sulla sua corona. Srutakirti: Ancora una volta Srila Prabhupada aveva soddisfatto un mio desiderio senza che io avessi dovuto chiederlo. Quando mise giù il sacchetto con la nuova collana santificata, io la presi e la riportai nella stanza. Felice, mi vantai della mia fortuna davanti agli altri. Dallaeroporto di Zurigo, si diressero verso San Moritz con un treno di lusso. Erano in tre: Srila Prabhupada, Srutakirti e un giovane brahmacari di nome Jai Hari. Gli altri avevano tutti impegni di vario genere. Il viaggio in treno attraverso le Alpi fu magnifico: seguendo il contorno delle montagne coperte di neve, il treno seguiva in modo irregolare i binari. Lo scenario maestoso aveva completamente catturato lattenzione mia e di Jai Hari. Srila Prabhupada era seduto e cantava quietamente, mentre noi indicavamo luno allaltro differenti scenari, completamente dimentichi della nostra Guida Spirituale che era seduta al nostro fianco. Interrompendo la nostra meditazione, con voce tranquilla Srila Prabhupada disse: Come si chiama questo posto? Felice di poter rispondere a una domanda tanto semplice, Srutakirti prontamente disse: San Moritz, Srila Prabhupada, Saint Moritz! Altrettanto prontamente lui ribatté: Loro possono chiamarlo Saint Moritz, io lo chiamo Saint Hell (52) . Questo posto è infernale. Guardate lì fuori. Non cè vita da nessuna parte, solo rami di alberi ricoperti dalla neve. Non cè una cosa vivente per miglia. Srila Prabhupada aveva trasformato la nostra ammirazione per gli scenari naturali alpini in unopportunità di istruire due giovani discepoli. Srutakirti: Dopo quella battuta, Jai Hari ed io spendemmo il resto del viaggio con le teste chine, cantando quietamente e ascoltando il suono delle vibrazioni trascendentali del Maha Mantra, proprio come Srila Prabhupada desiderava. Essere con Srila Prabhupada era la posizione più fortunata. Bastava fare quello che faceva lui e ci si sentiva al sicuro. Se rispondeva a qualche domanda, eri certo che quella era la Verità Assoluta. Lui riusciva a pacificare migliaia di discepoli, rispondendo alle loro domande, alleviando le loro paure e impegnandoli al servizio di Krishna. A Srutakirti piaceva in modo particolare quando Srila Prabhupada raccontava qualcosa della sua vita prima di venire in America. Era una cosa molto intima e dimostrava il suo amore per noi. Anche a Srila Prabhupada piaceva raccontare del suo passato. Un pomeriggio cominciò a descrivere a Paramahamsa e al suo servitore dei suoi primi anni come sannyasi. Quando vivevo a Vrindavana, qualche volta dovevo andare a Delhi e restarci per giorni. Lì avevo il mio editore, cerano tante cose da fare. Quando andavo a Delhi stavo in una stanza. Durante linverno era tanto freddo. Per fare un bagno, dovevo rompere una sottile lastra di ghiaccio nel secchio dellacqua con la mia lota. Una volta a Bhaktivedanta Manor cerano delle signore che venivano spesso a trovarlo. Loro sapevano che Sua Divina Grazia era un santo e speravano che lui le aiutasse a superare le loro difficoltà. Raccontavano che alcuni spettri maligni abitavano nei loro appartamenti e che avevano cercato in tanti modi di liberarsene. Ma nulla aveva funzionato. Loro raccontarono a Srila Prabhupada che certe volte si vedevano le loro cose che venivano gettate qui e lì nelle stanze. Una delle donne chiese a Srila Prabhupada se cera qualche preghiera particolare o mantra che potevano recitare per forzare quelle entità ad andarsene per sempre. I devoti non si sorpresero quando Srila Prabhupada consigliò loro di cantare il Maha Mantra. Una volta raccontò delle sue esperienze con il sovrannaturale. Disse, sorridendo, che una volta aveva comprato una grande casa a un prezzo ottimo. Nessuno avrebbe comprato quella casa. Era bella e grande ma nessuno la voleva perché cerano dei fastidiosissimi fantasmi che incutevano paura a tutti. Così, io la comprai e vissi lì. Ricordo che qualche volta sedevo sulla mia sedia e vedevo gli oggetti nella casa che si muovevano. Io sedevo sulla mia sedia e cantavo Hare Krishna. Una volta uno dei miei servitori venne da me e disse: 'Swamiji, come puoi stare qui con questi fantasmi? Io gli dissi che non cera nulla da avere paura e gli consigliai di cantare Hare Krishna. Così, io vivevo lì e succedevano tutte quelle cose strane, ma non ne avevo paura. Un giorno nella primavera del 1973, Srila Prabhupada era nella sua stanza a New Dwarka e camminava su e giù cantando japa. Dun tratto guardò il suo servitore e con un tono molto serio disse: La difficoltà è che nessuno dei miei discepoli crede che Krishna sia lì. In realtà nessuno crede che Krishna esista. Pietrificato da una tale affermazione, Srutakirti guardava Srila Prabhupada che continuava a cantare japa. Ci sono pochissime occasioni in cui un discepolo fedele sente di dover discutere unistruzione proveniente dal proprio Maestro spirituale. A Srutakirti ne accadde una. Srila Prabhupada ricevette una lettera da un devoto che chiedeva il permesso di divorziare da sua moglie e sposare unaltra donna. Quando Srila Prabhupada replicò alla lettera accordando il permesso, Srutakirti rimase scioccato. Si sentì turbato per tutto il giorno. Srutakirti: Io pensavo che nella nostra filosofia il divorzio fosse inammissibile: così tante volte avevo sentito Srila Prabhupada parlare contro il divorzio. Certo, sapevo che queste cose succedevano nel nostro Movimento, ma non che Srila Prabhupada le permettesse. Io continuai a pensare: Questo non è quello che Srila Prabhupada farebbe. Non riuscì a tenersela dentro. La sera, una mezzora dopo dallinizio del massaggio, chiese: Prabhupada, vorrei domandarti una cosa. Questo devoto che chiede di divorziare... Egli interruppe: Oh sì, gli ho detto che può farlo. Srutakirti: Sì, lo so, però mi stavo chiedendo: tu hai sempre detto che il divorzio è contrario ai principi vedici. Non ci può mai essere nessun divorzio. Srila Prabhupada: Sì, ma in questa società sono cose accettate. Così noi possiamo permetterle. Il discepolo non si sentiva soddisfatto. Srila Prabhupada sembrava indifferente alla cosa, un atteggiamento insolito su questioni del genere, su cui generalmente lui tuonava. Srutakirti: Sì, ma in questa società accettano anche il consumo della carne e lintossicazione. Tutte queste cose sono accettate. Allora perché noi non permettiamo anche quelle? Il suo misericordioso Maestro spirituale replicò con un tono di voce compassionevole: Beh, in realtà che io dia a quel devoto il permesso o no, lui divorzierà in ogni caso. Così se gli dico no, non puoi farlo e lui lo farà comunque, sarà una offesa seria. Se io invece dico sì, puoi farlo, perché tanto lo farà comunque, allora loffesa non sarà così grande. Il servitore aveva pensato che questa potesse essere la spiegazione,
ma aveva preferito sentirla dire da lui. Ora era soddisfatto. La vita
spirituale dei suoi discepoli veniva prima di ogni altra cosa, anche dei
rigidi principi vedici.
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