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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 12 parte Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli
25 Febbraio 1975 Sì, questa immagine, a me piace molto questa immagine. E molto istruttiva. Srutakirti aveva capito che per molto istruttiva Srila Prabhupada intendeva qualcosa che lo riguardava da vicino. Di che si tratta, Srila Prabhupada? Conoscendo il suo discepolo molto bene, egli replicò: Beh, Krishna sta dicendo ad Arjuna, 'devi abbandonare ogni cosa'. Sta dicendo ad Arjuna, 'Abbandona la tua famiglia, tu devi ucciderli, devi uccidere i tuoi membri familiari.' Così, questo è il punto. Uno deve essere pronto ad abbandonare ogni cosa per Krishna e fare quello che a Krishna piace. Tu devi essere pronto ad abbandonare la moglie, i figli, tutto. Uno deve essere pronto ad uccidere i propri parenti, se Krishna questo desidera, che dire di lasciarli. Se Krishna vuole, tu uccidi i tuoi parenti... Questo è un devoto. Un devoto è pronto a uccidere i propri parenti per Krishna. Così, a questo punto, Arjuna è pronto, egli deve accettare e poi tutto andrà a posto. Come devoti, noi dobbiamo essere pronti ad abbandonare tutte le nostre relazioni familiari. Srutakirti era un giovane sposo, affezionato al suo bellissimo figlio e alla sua brava moglie. Srutakirti: Non me la sarei sentita di abbandonarli, che dire di ucciderli. Questo apice di sottomissione era così estremo... Ma lo accettai intellettualmente senza riuscire a sentirlo dentro. Così guardò il pavimento e quietamente rispose: Sì, Srila Prabhupada. Dopo aver spiegato il significato dellimmagine, Srila Prabhupada continuò a ispezionare il villino. Intanto il discepolo disfaceva la valigia e rifletteva su quello che aveva appena sentito. Srutakirti: Ero attaccato alle comodità della vita di famiglia e gli affetti. La verità era che mi sentivo tormentato dallaverli lasciati, anche se solo per un po. Il modo con cui Sua Divina Grazia aveva parlato di quellestremo concetto di rinuncia era completamente oggettivo. Non le aveva dette volendo fargli capire che erano destinate a lui, ma voleva che giungesse per conto suo a quella conclusione. Era, del resto, una conclusione obbligata: tutti dovranno lasciare le cose del mondo materiale, prima o poi. Srutakirti: Certe volte mi sentivo come arruolato nellesercito di Prabhupada e di Krishna: invece dello Zio Sam, sul tabellone della pubblicità, era Srila Prabhupada a puntare il dito dicendo: Krishna ti vuole! Non aveva certo abbandonato la sua famiglia per sempre. Il suo piano era che quando Srila Prabhupada avrebbe terminato il giro degli Stati Uniti, lui sarebbe tornato da loro. Dopo tutto, laccordo che aveva fatto con Paramahamsa Swami, il segretario di Prabhupada, era che Nanda Kumar lo avrebbe rilevato per il viaggio in India. Questo per Srutakirti era un punto fermo. Ma Krishna lo stava preparando a un altro livello di comprensione della vita spirituale.
Si fermarono due giorni ad Atlanta, una visita veloce ma piena di nettare. Nellappartamento di Srila Prabhupada cera unimmagine di Krishna e dei pastorelli che giocavano nella foresta di Vrindavana. Quando si sdraiò sul letto, guardò limmagine di Krishna con intenso amore. Srutakirti: I miei momenti memorabili erano quelli quando gli massaggiavo i suoi soffici piedi di loto. Spesso mi raccontava cose intime della sua vita passata. Assorto nella meditazione di Krishna, Srila Prabhupada rise e disse: Il mio cibo preferito è il kachori e il lugdu. Anche a Krishna, il Suo cibo preferito è il kachori e il lugdu. Krishna, quando va nella foresta con i pastorelli, porta sempre dei kachori e del lugdu in un panno di garza. Tutti i pastorelli hanno panni di quel tipo. Madre Yasoda cucina kachori e lugdu e li mette in quella borsetta. I pastorelli, le loro madri cucinano riso, chapati, così, e li mettono nei loro panni. Loro vanno nella foresta e giocano. Quando finiscono di mangiare, Krishna dà il suo kachori e il suo lugdu ai pastorelli e in cambio loro danno a Krishna il loro riso e i loro chapati. Così, Krishna mangia il loro riso e chapati e loro mangiano i katchori e il lugdu di Krishna. Srila Prabhupada si interruppe per un momento. Durante quel silenzio Srutakirti si chiese come potesse parlare di quei passatempi con tale apprezzamento e desiderio di partecipazione. Non ne parlava come se ne avesse sentito parlare, piuttosto come se ne avesse continuamente diretta esperienza personale. Mentre il servitore si inginocchiò al pavimento per continuare il suo massaggio, egli aggiunse: Io voglio tornare nel mondo spirituale per mangiare i katchori e il lugdu con Krishna. Nel privato delle sue stanze, Srila Prabhupada svelava le sue lila preferite con Sri Krishna. Srutakirti: Io mi sono sentito sopraffatto dalla gratitudine per essere stato lunico recipiente di un tale darsana, e continuai a massaggiare il suo corpo completamente rilassato. Non osai dire nulla per non interrompere la sua meditazione. Io rimasi nella sua stanza massaggiandolo per un po di tempo, chiedendomi dove egli fosse in questo momento e cosa stesse facendo.
Uno dei momenti più belli con Sua Divina Grazia Srila Prabhupada era quando lui esibiva sintomi di amore estatico. Questi momenti erano assolutamente rari, ma avvenivano sempre quando era seduto sul vyasasana nella sala del Tempio e durante le lezioni. Il momento di estasi più famoso prese luogo qui durante il Festival di Mayapura. Centinaia di devoti erano riuniti nella sala del Tempio mentre Srila Prabhupada stava parlando. Improvvisamente si interruppe e divenne silenzioso. Aveva gli occhi chiusi. Tutti nella stanza divennero come pietrificati. Nessuno osava neanche respirare, temendo di disturbarlo. Tanto era profondo il silenzio che si potevano sentire cadere le gocce del lavandino del piano superiore. Questo silenzio totale durò per un po di tempo. Le centinaia di devoti presenti erano paralizzati e come piantati sullestasi di Srila Prabhupada, tutti rapiti dal suo rapimento. Speravano che quando Srila Prabhupada fosse tornato nel nostro mondo avrebbe detto loro qualcosa di straordinario. Tutti i presenti furono portati in un altro reame. Improvvisamente, uno dei sannyasi che era seduto vicino al vyasasana cominciò a cantare forte Nama om visnu-padaya.... Srutakirti: Io mi sentii come richiamato violentemente indietro dal reame celestiale. Con riluttanza i devoti cominciarono a partecipare al kirtana. Presto Srila Prabhupada riguadagnò la sua coscienza esterna e si unì ai suoi discepoli nel kirtana. Si discusse molto di questo fatto. Qualcuno criticò il sannyasi dicendogli: Come hai potuto farlo? Srila Prabhupada era in estasi. Non vedevi che nessuno voleva cantare? Avresti dovuto fermarti. Lui replicò: Ho creduto che avrei dovuto cantare. Mi sembrava la cosa giusta da fare. In quel periodo il segretario di Srila Prabhupada era Brahmananda Maharaja. Lui cercò di fare da mediatore nel dibattito, ma non si riuscì a giungere a un accordo, per cui tutti chiesero di portare la questione davanti a Srila Prabhupada. Lo stesso pomeriggio, si trovarono nella stanza di Sua Divina Grazia. Brahmananda Maharaja disse: Srila Prabhupada, ricordi durante la lezione, quando hai interrotto di parlare e sei andato in estasi? Prima che potesse continuare, Srila Prabhupada rispose con la più dolce delle voci; sembrava addirittura un poco imbarazzato: Non lo faccio molto spesso. Comprendendo lumiltà di Srila Prabhupada, Brahmananda continuò: No, Prabhupada, ma quando succede, noi cosa dobbiamo fare? Dobbiamo solo rimanere lì seduti, Srila Prabhupada? o dobbiamo cantare japa? Srila Prabhupada: Sì, semplicemente cantate. Cantate Hare Krishna. Perché ne state facendo una cosa così grossa? Cosa si deve fare? Semplicemente cantate Hare Krishna. Questo va bene. Solo una persona dal cuore duro come la pietra non si sarebbe commosso davanti a una scena del genere: era come se Srila Prabhupada si volesse scusare per aver esibito i normali sintomi di un puro devoto. Era ovvio che Srila Prabhupada si sentiva a disagio nel manifestare le sue estasi. Era come se non volesse scoraggiarci nel mostrarci quanto speciale egli fosse. Ci voleva dare la speranza. Voleva farci sentire che la coscienza di Krishna era per te e per me. Lui parlava sempre di se stesso al plurale: Noi siamo servitori di Krishna., includendo tutti noi, suoi figli.
In queste due settimane tutti al Krishna Balarama Mandir erano estremamente indaffarati nelle preparazioni per lapertura del Tempio. Ogni giorno Srila Prabhupada passava in rassegna tutta larea del Tempio e dava suggerimenti a Surabhi Maharaja, architetto e ingegnere del progetto, al riguardo delle correzioni necessarie. Gli alloggi di Srila Prabhupada non erano ancora finiti, ma ci si poteva vivere dentro. Mentre il giorno glorioso si avvicinava, Surabhi Maharaja dormiva pochissimo e lavorava incessantemente. Senza sosta, correva dappertutto, sorvegliando centinaia di falegnami e muratori. Un giorno Srila Prabhupada chiamò il suo servitore, che subito corse nella sua stanza, offrendo rispettosi omaggi. Lo trovò visibilmente contrariato. Hanno usato un sedile di plastica nella toletta e si è già rotto. Chiama Surabhi. Srutakirti andò di corsa a chiamare il confratello, a cui spiegò la situazione. Insieme corsero negli alloggi del Maestro. Guardando Surabhi, Srila Prabhupada esclamò: Questo sedile per la toletta è già rotto. Ho bisogno di uno nuovo, altrimenti come posso sedermi? Sono un uomo anziano, io devo sedermi. Surabhi: Sì, Srila Prabhupada. Arrangerò subito. Trascorsero due giorni, ma non ci fu nessun cambiamento nel bagno di Srila Prabhupada, che fece chiamare di nuovo Srutakirti. Dovè il sedile della toletta? Chiama Surabhi. Di nuovo andò a cercare Surabhi, lo portò da Srila Prabhupada ed entrarono, offrendo omaggi rispettosi. Srila Prabhupada chiese con voce tagliente: Dovè il sedile della mia toletta? Surabhi: Srila Prabhupada, oggi sono andati a cercarlo a Mathura. A Vrndavana non lhanno trovato, così oggi vanno a Mathura. Srila Prabhupada: No! Non voglio uno di quei sedili di plastica. Valgono poco e si romperanno di nuovo. Trova un falegname per farne intagliare uno dal legno. Lo voglio oggi stesso. Surabhi chiamò uno dei falegnami e spiegò: Guru Maharaja vuole un sedile di toletta di legno. Fanne uno e che sia molto bello. Il falegname Brijbasi era molto eccitato allidea di avere lopportunità di offrire un servizio personale al puro devoto di Krishna. Ma le cose non andarono come dovevano. Surabhi era troppo impegnato e non sorvegliò la costruzione di questo importante sedile. Il falegname era molto bravo, ma anche incredibilmente lento. A Vrindavana si faceva tutto a mano con gli strumenti più semplici possibili. Quel pomeriggio Srila Prabhupada chiamò il suo servitore e chiese: Dovè il sedile della mia toletta? Srutakirti: Mi informerò, Srila Prabhupada. Non volendo essere il terminale dellirritazione di Srila Prabhupada, lasciò di corsa la stanza. In pochi minuti lui e Surabhi erano di ritorno, prostrati. Surabhi: Mi dispiace, Srila Prabhupada. Non riesco a stare dietro a tutta questa gente. Avevo detto al falegname di prepararla per oggi. Io pensavo che a questora fosse stata già messa. Srila Prabhupada: Io voglio questo sedile ora. Deve essere qui. Deve essere finito. Entrambi offrirono di nuovo gli omaggi e lasciarono la stanza di corsa. Corsero entrambi dal falegname. Surabhi gridò: Devi finire subito questo sedile o sei licenziato. Devi finirlo immediatamente. Srutakirti vedeva per la prima volta i semplici strumenti da scultore che luomo stava usando per tirare fuori il sedile dal pezzo di legno. Per nulla colpito dalla minaccia, luomo chiese tranquillamente a Surabhi: Guru Maharaja vuole qualche disegno scolpito nel sedile? A Surabhi uscirono gli occhi fuori dalle orbite. Finiscilo subito! Ora! Finalmente il falegname portò il sedile negli alloggi di Srila Prabhupada. Quando entrò offrì omaggi, poi andò nel bagno e mise nel modo giusto il sedile scolpito nel legno di teak. Lui era così emozionato di aver avuto la possibilità di entrare nelle stanze santificate di Srila Prabhupada; aveva capito che stava facendo un importante servizio personale al Guru. Srila Prabhupada ricordava spesso che non importava che tipo di servizio svolgevamo. Grande o piccolo, importante o no, noi rimanevamo servitori del nostro Guru Maharaja. Se rimanevamo umili, avevamo garantito la continuazione del nostro eterno servizio al nostro amato Maestro spirituale. Dopo che tutti se ne furono andati, Srila Prabhupada disse: Strofina dellolio di semi di mostarda sul sedile fino a che smette di assorbire. Srutakirti, contento che lincidente fosse giunto alla fine, fece come gli aveva detto. Dopo aver oliato il sedile, informò Srila Prabhupada che il suo bagno era pronto per luso. Durante la giornata, andò nel bagno e venne fuori annuendo: Va bene. A Vraj Dhama, Srila Prabhupada applicava uno stretto standard Vaisnava di Coscienza di Krishna. Lui voleva che i discepoli residenti divenissero dei devoti modello. Questa sua aspettativa era evidente in ogni aspetto della vita al Krishna Balarama Mandir. Se un devoto non riusciva a seguire il più alto standard di Coscienza di Krishna non poteva vivere a Vraj Dhama. Lì, Srila Prabhupada era molto severo. Srutakirti: Io ammiravo Surabhi in modo particolare. Ogni giorno Srila Prabhupada lo chiamava nella sua stanza e lo rimproverava praticamente su tutto quello che riguardava la costruzione del Tempio. Inoltre, man mano che il giorno dellapertura si avvicinava, la pressione su Surabhi cresceva sempre di più. Srila Prabhupada voleva che tutto fosse fatto in modo perfetto e il servizio di Surabhi consisteva nel far sì che i desideri di Sua Divina Grazia venissero soddisfatti. Un giorno, durante una passeggiata, Srila Prabhupada guardò le stanze delle Divinità e disse: Perché le porte non sono ancora state montate? Surabhi: Ci sto provando, Srila Prabhupada, ma cè così tanto da fare. E difficile. Srila Prabhupada: Non importa, tu devi far sì che le cose siano fatte. Questi ti stanno imbrogliando. Non lasciare che ti imbroglino. Tu devi stare su tutto e fare sicuro che tutto sia fatto. Questa cosa continuò per una settimana: ogni giorno Srila Prabhupada chiedeva a Surabhi: Perché le porte delle Divinità non sono state ancora montate? Perché non ci sono ancora i cancelli? Surabhi rispondeva che ci stava lavorando. Finalmente, per la misericordia di Krishna, proprio negli ultimi giorni prima del giorno dellapertura, come per miracolo tutto cominciò a prendere forma. Durante una passeggiata del mattino, i devoti guardavano ammirati la bellezza del loro nuovo Tempio. Uno disse: Surabhi ha fatto proprio un buon lavoro, Srila Prabhupada. Ha lavorato molto duramente. Il suo lavoro è eccellente. Srila Prabhupada rise: Sì, tutti dicono Surabhi ha fatto un buon lavoro: tutti meno io. Io critico solo, dicendo, perché il lavoro è così lento? Perché stai lavorando così male? Tutti fanno complimenti meno che io. La mia posizione è di istruirlo. Quindi sto sempre a criticarlo, è il mio dovere. Io sono il suo Maestro spirituale e quindi devo guidarlo. Non so se lavete notato, ma Surabhi Maharaja si è concesso solo oggi il suo primo respiro dopo due settimane. Quanto grandi sono stati quei devoti, quanto lavoro hanno compiuto e con quanto amore...
Srila Prabhupada era sempre molto gentile con i suoi discepoli. Spesso, quando riceveva vestiti nuovi, distribuiva quelli vecchi ai devoti, felici di ricevere il prasadam. Aveva sempre poche cose perché le dava sempre ai discepoli. Un capo di vestiario molto corteggiato era il suo chaddar di lana grigia che aveva portato per anni. Srutakirti: Io meditavo continuamente su quel chaddar immaginando che Srila Prabhupada lo aveva indossato sullo Jaladuta durante il suo viaggio transatlantico. Pensavo che lui lo aveva indossato per anni e anni. Il valore magico di questo chaddar incrementava ogni volta che Srila Prabhupada lo usava. Lo aveva usato per fasciare la sua forma trascendentale durante le passeggiate del mattino per molti anni. Questo chaddar aveva macchie di acqua ed era quello che Srila Prabhupada mi aveva mostrato come piegare durante la mia prima passeggiata del mattino come suo servitore personale a Dallas due anni e mezzo prima. A Mayapur, i sannyasi fecero una colletta e comprarono un bellissimo chaddar di kashmir a Srila Prabhupada che costava diverse migliaia di rupie. Era un bellissimo chaddar marrone con i bordi ricamati. Veniva da unarea del Kashmir particolare conosciuta per la sua ottima stoffa. Srutakirti: Credo che si chiamasse lana pashima, ben conosciuta per la sua qualità. Era molto soffice, sottile e calda. Era famosa perché dicevano che un chaddar grande potesse essere fatto passare attraverso un anello come dimostrazione di quanto leggera fosse. La lana veniva dal mento di un tipo di capra che viveva sui picchi più alti delle montagne himalayane. Orgogliosi di loro stessi, il gruppo di sannyasi lo portò a Srila Prabhupada. Uno di loro aveva già deciso che quando Srila Prabhupada lo avrebbe accettato, si sarebbe tenuto per lui il vecchio chaddar. Quando Sua Divina Grazia ricevette il dono, sorrise: Quando ero giovane, di questi chaddar me ne regalavano uno ogni anno. Uno degli amici di mio padre andava e tornava in continuazione dal Kashmir. Faceva commercio proprio di questi chaddar. Ogni anno ne ricevevo uno nuovo. Srila Prabhupada accettò il chaddar ma non dette il suo vecchio a nessuno dei sannyasi presenti. Durante le passeggiate del mattino, non indossò il nuovo chaddar ma continuò a indossare quello vecchio. Il fatto che tutti volessero quel chaddar, non fece altro che aumentare il desiderio di Srutakirti. Srutakirti: Avevo qualche centinaio di rupie in tasca, per cui elaborai un piano. Ero sicuro che se avessi dato a Srila Prabhupada un chaddar nuovo esattamente uguale allaltro, mi avrebbe dato il vecchio. Così detti i soldi a un devoto che andava a Delhi e feci comprare un chaddar grigio. Mi costò centocinquanta rupie, sette dollari dellepoca. Il pomeriggio successivo Srutakirti svolse lultimo atto del suo piano. Entrò con il suo dono interessato nella mano e offrì omaggi. Guru Maharaja era quietamente seduto dietro il suo tavolino, splendente come il sole. Srila Prabhupada, ho appena comprato questo chaddar per me, ma ho deciso che dovrei darlo a te perché è nuovo. Il tuo è così vecchio. Per Srila Prabhupada, il suo servitore era come un libro aperto. Lo guardò diritto negli occhi e disse: Tu hai bisogno di un chaddar? Srutakirti: Beh, sì, ne ho bisogno. Srila Prabhupada: Allora tienilo tu. Va bene. Srila Prabhupada aveva capito e si stava prendendo gioco del suo discepolo. Sulle spine, Srutakirti insistette: Ma Srila Prabhupada, io sarei felice se tu indossassi questo chaddar nuovo. Preferirei che lo portassi tu. Sei il mio Maestro spirituale! Srila Prabhupada: No, va bene. Il mio è sufficiente. Non ne ho bisogno di uno nuovo. Infine il discepolo capì che il suo Maestro voleva che lui fosse sincero, che fosse senza duplicità. Si divertiva a vederlo in imbarazzo. Finalmente si sottomise e confessò tutta la verità. Veramente, Srila Prabhupada, io vorrei avere il tuo piuttosto che questo nuovo. Il tuo è prasadam. Io voglio il tuo. A quel punto il volto di Srila Prabhupada si aprì in un grande sorriso e disse: Okay, puoi prendere il mio. Io prenderò il nuovo. Il discepolo pose il chaddar nuovo sul tavolo e uscì, offrendo gli omaggi. Srutakirti: La verità è liberatoria. Mi sentivo risollevato e vittorioso. Aprii il suo armadio, presi il vecchio chaddar di Sua Divina Grazia e trionfante me ne andai nella mia stanza. Era stata una grande vittoria: dove avevano fallito i sannyasi, era riuscito lui. Ancora oggi Srutakirti ha lo storico chaddar di Srila Prabhupada. Una volta lui aveva detto: Quando il Maestro spirituale lascia il pianeta, tutto ciò che usava diviene adorabile. Fino a quel momento il discepolo può utilizzare tutto, eccetto le scarpe. Quel chaddar è sulla Murti di casa Srutakirti. Srutakirti: Quando arriva linverno, glielo pongo sulle spalle
proprio come facevo durante i viaggi. E ricorderò sempre con quanta
gentilezza me lo concesse.
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