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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 11 parte Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli
19 Febbraio 1975 Questuomo è meraviglioso. Molti chiedevano cosa potessero fare per lui, ma ci fu un aneddoto sulle linee aree venezuelane che fu speciale. Durante il viaggio da Città del Messico a Caracas, il seguito di Srila Prabhupada era composto da Paramahamsa Swami, Nitai Dasa e Srutakirti. Srutakirti: Non avevo preparato prasadam per il volo, ma poco prima di salire a bordo una gentile signora indiana Vaishnava mi aveva dato un cestino con del riso soffiato che aveva preparato per lei. Poco dopo il decollo, Srila Prabhupada disse: Bene, prendiamo prasadam. Srutakirti: Vuoi ciò che viene servito sullaereo? Srila Prabhupada: No, no! Abbiamo il nostro prasadam. Quello è meglio. Srutakirti: Okey. Il discepolo non chiese neanche un piatto: tirò giù il tavolino reclinabile, svolse il foglio di alluminio che lo avvolgeva e pose il riso soffiato davanti al suo Maestro spirituale, che cominciò subito a mangiare. Non ce nera molto, però ne mangiò solo la metà. Senza neanche guardarli, disse: Ora potete mangiare voi. Questo è il nettare per cui un discepolo è sempre ansioso. Srila Prabhupada era, come sempre, seduto vicino al finestrino. In genere Srutakirti era seduto accanto a lui, a meno che non soccombesse allautorità di qualche GBC. Prese il riso soffiato da Sua Divina Grazia e divise il foglio di alluminio, tenendone metà per lui e dando il resto a Paramahamsa Swami. Mentre mangiavano felicemente ciò che Srila Prabhupada aveva lasciato, una giovane hostess che passava per il corridoio che divideva le file delle poltrone li guardò e si sporse sopra Paramahamsa, mettendo la mano nel maha di Srutakirti. Ne afferrò una manciata, la gettò nella bocca e subito esclamò: Oh, come è buono. Cosè? Srutakirti era scioccato: gli avevano appena rubato un po di misericordia... Cercando di mantenersi calmo, rispose: E riso soffiato. E fatto di riso. Srila Prabhupada guardava la hostess con un grande sorriso. Di nuovo, lei disse: Ah, è molto buono. Sono contento che ti piaccia, le disse il discepolo. Lei chiese: Avete nientaltro da mangiare? Srutakirti: Noi siamo vegetariani. Se non avete della frutta, non possiamo prendere nulla. Lei sorrise. Ora vado nella sezione di prima classe e vi porto un cestino di frutta. In pochi secondi era di ritorno con della frutta e dei coltelli. Lei chiese ancora: Posso portarvi qualche altra cosa? Rivolgendosi a Srila Prabhupada, Srutakirti disse: Prabhupada, vorresti del latte? E lui: Sì, latte caldo. Srutakirti allora si rivolse alla hostess. Okey, puoi portare del latte caldo per lui e anche per noi. Lei tornò velocemente nella prima classe e tornò poco dopo con del latte caldo. Srutakirti: Avevo sentito parlare molte volte Sua Divina Grazia al riguardo dellAnima Suprema che risiede nel cuore dellentità vivente, ma mai avevo sentito la Sua presenza quanto quel giorno. Sono convinto che solo lAnima Suprema allinterno del cuore dellhostess poteva ispirarla ad agire in un modo tanto poco professionale.
Atterrare a Città del Messico fu unesperienza straordinaria. I devoti trattarono Srila Prabhupada come fosse un emissario trascendentale da Goloka Vrindavan, cosa in realtà verissima. Riuscirono a non farlo passare attraverso i normali controlli, così poté andare direttamente dallaereo a una limousine che lattendeva. Poi, ciliegina sulla torta, i devoti avevano anche arrangiato una scorta di polizia per accompagnare la macchina di Srila Prabhupada attraverso la città. Era una cosa nuova, perché di solito mentre attraversavano i controlli doganali erano abituati a essere trattati come potenziali criminali. Durante il tragitto, Srila Prabhupada espresse il suo apprezzamento per il trattamento da VIP. Ansioso di continuare a dar piacere a Sua Divina Grazia, Hrdayananda Maharaja colse lopportunità per riferirgli al riguardo dei successi della BBT spagnola, cioè i libri tradotti e distribuiti. Srila Prabhupada era felicissimo di sentire tutte quelle buone notizie. Quando arrivò al Tempio, Srila Prabhupada prese darsan delle Divinità e più tardi chiese di onorare il maha. Questo accadeva praticamente sempre quando Srila Prabhupada andava in un Tempio con le Divinità. Era sempre molto interessato a verificare come le Murti venissero trattate; era come se Srila Prabhupada fosse lispettore trascendentale di Krishna, per far sicuro che le Divinità fossero trattate al meglio dai suoi figli. Dopo aver assaggiato un po' del maha-prasadam, Srila Prabhupada disse: Questo prasadam è orribile. Ladorazione delle Divinità qui non è allo standard. E importante adorare le Divinità bene. Srila Prabhupada poi aggiunse: Svolgere unadorazione di prima classe delle Divinità è tanto importante quanto distribuire i libri. Non solo le parole, ma anche il tono era stato durissimo. Srutakirti: Ero scioccato. Era la prima volta che avevo sentito Srila Prabhupada criticare ladorazione delle Divinità. Il mio cuore andò ai devoti che cucinavano e immaginavo come si sarebbero sentiti se avessero saputo cosa aveva detto del prasadam che avevano cucinato. Era il loro turno di ricevere un po di misericordia... Sarebbe stato qualcosa che non avrebbe dimenticato tanto facilmente. La sua visione delle Murti era perfetta: non vedeva delle statue, ma Sri Krishna in persona che svolgeva le lila insieme ai Suoi compagni eterni. Srila Prabhupada enfatizzava in continuazione che Krishna non era differente dalla forma che potevamo ammirare nella sala del Tempio. Gentilmente ci ricordava ancora ed ancora che, Krishna è qui nella Sua Arca Vigraha. Durante la visita a Città del Messico, Sua Divina Grazia sottolineò limportanza delladorazione delle Divinità e che questa doveva andare a pari passo con la distribuzione dei libri. Dopotutto lo scopo dei libri di Srila Prabhupada era di far capire che Krishna è la Suprema Personalità di Dio e che noi siamo Suoi servitori. Ladorazione della Divinità è lapplicazione dei principi delineati nei libri di Srila Prabhupada. Quando arrivò il giorno della sua partenza per Caracas, i devoti organizzarono la stessa scorta fino allaeroporto, sperando di alleviargli il più possibile ogni disagio. Ma la cosa non funzionò bene come allarrivo. Quando arrivarono, si venne a sapere che laereo sarebbe partito con molto ritardo. Così Srila Prabhupada dovette rimanere in macchina per quasi unora. Lui commentò: Era meglio la sala daspetto. Ora devo aspettare in macchina. I devoti realizzarono che in questo modo nessuno avrebbe avuto lopportunità di vederlo partire. Per qualche devoto, laeroporto costituiva una grande parte dellassociazione personale con il loro Maestro spirituale e lui non voleva che venisse negato questo piacere reciproco. Larrivo a Caracas (43) fu la ripetizione di ciò che era accaduto a Città del Messico. Andò al darsan delle Divinità e più tardi nella sua stanza assaggiò il maha prasadam. Di nuovo Srila Prabhupada disse: Questi puri sono terribili. Il vegetale è orribile. Questo prasadam non va bene. Dovete adorare le Divinità meglio! La sorpresa di chi viaggiava con Srila Prabhupada si ripeté: questi rimproveri erano davvero rari, specialmente per quanto riguardava ladorazione delle Divinità. Quando lui rimproverava, non significava che era insoddisfatto dei suoi discepoli, i quali si stavano sforzando al massimo delle loro capacità, ma che voleva incoraggiarli a fare sempre meglio. Sua Divina Grazia voleva sottolineare in modo forte che il servizio devozionale andava svolto con cura ed attenzione. Srila Prabhupada era molto contento di essere giunto in questa parte del mondo ed era colpito dalla sincerità dei devoti. Srutakirti: Latmosfera era davvero piacevole. Io ci avevo vissuto per qualche mese quando avevo lasciato il servizio personale di Srila Prabhupada nel gennaio del 1974, per cui conoscevo bene quasi tutti i devoti e per me era come essere a casa. Srila Prabhupada aveva creato una grande famiglia di Vaishnava. Lui era il gentile padre e nonno di decine di migliaia di devoti di Krishna. Grazie a lui è possibile, oggi, andare in tutto il mondo e trovare la stessa atmosfera di spiritualità.
Sudama Maharaja aveva da poco lasciato la direzione del Tempio di New Navadwipa, così Srila Prabhupada stava discutendo con un gruppo di discepoli anziani chi avrebbe dovuto prendere quella responsabilità. Nitai Prabhu suggerì che avrebbe potuto farlo Srutakirti, ma Srila Prabhupada disse: No. Srutakirti se la prende troppo comoda (44) per dirigere un Tempio. Quando Nitai riferì allinteressato la battuta di Srila Prabhupada, lui sorrise, realizzando che per il Maestro era un libro aperto. Così venne Manasvi da Bombay per ricoprire il ruolo vacante. Durante la permanenza di Srila Prabhupada alle Hawaii, Nitai e Paramahamsa Maharaja cercarono di persuadere Srutakirti a riprendere il suo ruolo di servitore personale. Srutakirti: Io dissi loro che lidea mi piaceva ma che poi finivo sempre per tornare in India; e io in India non ci volevo tornare. Loro dissero che sarebbe stato di grande aiuto se io li accompagnavo nel viaggio per i templi occidentali, perché non cera nessuno che cucinava per Srila Prabhupada. Loro promisero che quando sarebbe arrivato il momento di tornare in India, avrebbero trovato qualcuno per sostituirmi. Dissero che avrebbero convinto Nanda Kumar ad andare in India con Srila Prabhupada. Questo argomento mi convinse. Il giorno prima della partenza di Srila Prabhupada per Los Angeles, Guru Kripa Maharaja disse a Srutakirti che Srila Prabhupada voleva vederlo. Insieme, andarono nelle sue stanze. Srila Prabhupada lo guardò con un grande sorriso e disse: Allora, Srutakirti rimani qui? Tua moglie è qui, e tuo figlio... Lui replicò: Sì, Prabhupada. Srila Prabhupada: Allora, tu rimani qui come un padre di famiglia? Aiuterai Manasvi nellamministrazione del Tempio? Sì, Srila Prabhupada. Penso di sì. Nella seconda risposta cera un po meno convinzione. Srutakirti: Pensavo a quanto egoista fossi a non andare con il mio grande Maestro spirituale. Lui mi stava dando tutte le opportunità per dire che volevo andare con lui e tuttavia non lo dicevo. Srila Prabhupada sorrise calorosamente e disse: Allora va bene. Resta qui con tua moglie e tuo figlio. Seduto davanti a lui, la mia mente vacillava. Ero come trascinato contemporaneamente in due direzioni: verso la soddisfazione dei sensi da una parte e verso il dovere eterno dallaltra. Mi accorgevo che lui aspettava solo che io dicessi qualcosa e mi avrebbe permesso ancora di viaggiare con lui. Srutakirti non sapeva cosa dire. Allora Srila Prabhupada cominciò a ridere; si girò verso Guru Krpa e disse: Sì. Sai come chiamano la moglie e i figli? La tigre e lo sciacallo. Gurukrpa Maharaja, che era stato seduto al fianco di Srutakirti per tutta la durata della conversazione, ribatté ridacchiando: Srila Prabhupada, io so perché la donna è paragonata a una tigre, ma perché i figli sono paragonati agli sciacalli? Il Maestro replicò: I figli causano così tanti disagi al padre. Loro hanno sempre bisogno di tante cose e qualche volta non lo lasciano neanche dormire. E come mangiare la carne del padre. Questo fanno gli sciacalli, mangiare la carne di altri animali. Non ne poteva più. Immediatamente si sottomise. Srila Prabhupada, io verrò con te e sarò il tuo servitore. Srila Prabhupada fece un grande sorriso e oscillando la testa a destra disse: Bene. Il discepolo offrì gli omaggi e uscì della stanza. Si sentiva felice: era certo di aver fatto la scelta giusta. Cominciò il giorno stesso a prepararsi per il suo prossimo giro con Sua Divina Grazia. Quando la notizia si diffuse nel Tempio, Jamadagni Dasa, un devoto intelligente ma con idee discutibili, gli disse che stava in maya perché non rimaneva con sua moglie e suo figlio. Senza sentirsi per nulla in colpa, gli lanciò un sorriso e uscì dalla stanza. Come può un discepolo stare in maya se fa ciò che il proprio guru desidera? E comunque chi è ricco di vero amore e genuina riconoscenza spirituale sceglie anche maya pur di servire il proprio Guru Maharaja. Il seguente verso dello Srimad-Bhagavatam era chiaro: Srila Prabhupada lo aveva tradotto e commentato proprio pochi giorni prima: S.B.5:1:4: Commento (di Sua Divina Grazia Srila Prabhupada) Un poeta Hindi ha cantato: din ka dakini rat ka baghini palak palak rahu cuse. Durante il giorno, la moglie è paragonata a una strega e di notte a una tigre. Il suo solo scopo è succhiare il sangue di suo marito, giorno e notte. Durante il giorno ci sono le spese di casa e il denaro guadagnato dal marito, al costo del suo sangue, viene gettato via. Durante la notte, per il piacere sessuale, il marito perde il sangue sotto forma di semina. In questo modo viene dissanguato da sua moglie giorno e notte. Ma lui è così pazzo che la mantiene con grande cura. Similmente anche i figli sono paragonabili alle tigri, agli sciacalli e alle volpi. Così come questi animali prendono via gli agnelli nonostante la vigilante protezione del pastore, i figli prendono il denaro del padre, anche quando lui fa buona guardia. Perciò i membri familiari possono essere chiamati mogli e figli, ma in realtà sono come dei banditi. (S.B. 5:14:3) Con tatto, Srila Prabhupada tagliò anche se temporaneamente i nodi che legavano il suo caro discepolo a questo mondo di illusioni e gli elargì altro nettare da gustare e poi da raccontare agli altri.
Dopo sei mesi in India, Srila Prabhupada tornò in Occidente passando per le Hawaii, dove rimase per una settimana. Furono giorni importanti per il nostro Movimento. In quel periodo nel nostro centro di Honolulu cera molta agitazione a causa dei contrasti fra le autorità locali e Siddhaswarupa Ananda Goswami. La lamentela era che Siddha non obbediva alle autorità dellIskcon. Le obiezioni furono portate allattenzione del segretario di Srila Prabhupada, Paramahamsa Swami, il quale gli riferì le problematiche in modo completo. Srila Prabhupada: Allora, portate qui Siddhaswarup e facciamo un meeting. Allincontro parteciparono Srila Prabhupada, Siddhaswarupa Maharaja, Paramahamsa Maharaja, Nitai Prabhu, il presidente del Tempio e Srutakirti. Negli alloggi di Srila Prabhupada, una piacevole brezza penetrava attraverso le numerose finestre aperte, da dove penetravano anche i raggi di uno stupendo sole. Cera un lucernario proprio sopra il suo tavolo. Non era un mistero che Sua Divina Grazia veniva sempre volentieri a New Nabadwip. Srila Prabhupada non sprecò tempo in formalità. Quando tutti furono seduti sul pavimento, egli guardò senza emozioni Siddha e disse: Allora, i devoti qui si lamentano di te. Siddha sorrise e replicò: Di cosa si tratta, Srila Prabhupada? Una cosa, perché non ti radi la testa? Siddha: Quando mi rado la testa, qualche volta prendo il raffreddore. Srila Prabhupada ridacchiò: Prendi il raffreddore alle Hawaii? Siddha: Sì, qualche volta succede, Srila Prabhupada. Srila Prabhupada: Allora puoi portare un cappello. In questo modo non ti raffredderai. Tu sei un sannyasi, gli altri ti osservano. E importante che tu dia il buon esempio. Sua Divina Grazia non si soffermò sul punto e continuò, presentandogli unaltra lamentela: E poi, tu non porti il danda (45) ? Siddha: Beh, di solito non me lo fanno portare sullaeroplano, per cui diviene complicato viaggiare. Srila Prabhupada: Noi abbiamo così tanti sannyasi e tutti portano il danda. Paramahamsa, lui si porta appresso il danda. Lo porta sullaeroplano. Siddha: Io ho sempre avuto tanti problemi a portare il danda sullaeroplano. Con tono pacato e tranquillo, il Maestro spostò la conversazione sul punto successivo della contesa. Ogni argomento diveniva sempre più serio. Srila Prabhupada: Loro dicono che i tuoi seguaci non vengono a vedermi, che loro vogliono vedere solo te. Loro ascoltano solo te e trattano con te. Perché non sono venuti al Tempio, oggi? Siddha: Se loro vogliono venire, possono venire. Ora Srila Prabhupada parlava con voce più autoritaria. Ma questo è il tuo dovere. Va bene se loro vogliono adorare te, se piaci tanto a loro, questo va bene. Ma il tuo dovere è di portarli a me. Tu sei mio discepolo. Il dovere del discepolo è portare i devoti al Maestro spirituale. Questo è il tuo compito. La tua predica dovrebbe andare in questa direzione. Se la tua predica non li conduce a questo punto, allora è inutile. Siddha: Questo è un mio difetto, probabilmente. La mia predica non è così buona. Per questo loro non vengono. Ciò che io posso fare è cercare di spiegare loro queste cose. Srila Prabhupada: Beh, se la tua predica non è sufficiente, allora è meglio che non predichi. Latmosfera era serena, per cui Srutakirti prese coraggio e disse: Srila Prabhupada, io ho unosservazione. Sua Divina Grazia annuì con il capo e disse: Sì, vai. Srutakirti: Per esempio, questa mattina nella stanza del Tempio Siddhaswarupa Maharaja stava facendo la classe. Lui era seduto a fianco del tuo vyasasana e una di queste persone è arrivata con una ghirlanda di fiori freschi e lha posta su Siddhaswarupa. La scena mi ha disturbato. Secondo me la ghirlanda avrebbe dovuto essere posta su di te, perché non cera nessuna ghirlanda sulla tua immagine. Io credo che la ghirlanda avrebbe dovuto essere messa prima sul vyasasana. Srila Prabhupada si girò verso Siddha e disse: Questo è buon punto. E corretto. Va bene che loro vogliano offrirti una ghirlanda, ma tu avresti dovuto dir loro di metterla sulla mia immagine. Srila Prabhupada finì la discussione senza insistere troppo su nessun punto. Dopo aver discusso il punto cruciale del rapporto fra Maestro spirituale e discepolo, sospese lincontro. Tutti offrirono gli omaggi e lasciarono la stanza della nostra guida divina e amorevole. Il giorno successivo Siddhaswarupa Maharaja venne a trovare Srila Prabhupada, offrendogli una donazione di diecimila dollari, che uno dei suoi seguaci gli aveva dato. Questo dimostrò che aveva compreso le istruzioni di Srila Prabhupada. Ogni cosa va prima offerta al proprio Guru Maharaja, il quale la passa
al proprio Maestro spirituale e via via fino ad arrivare a Krishna stesso.
Questo è il sistema di spiritualizzare le proprie azioni.
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