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PRABHUPADA MEDITAZIONE - Srutakirti Dasa 10 parte

Aneddoti inediti di Bhaktivedanta Swami Prabhupada fondatore e Acarya del Movimento per la Coscienza di Krishna narrati dai suoi discepoli


Il Guru e il suo Servitore
decima parte

Ottobre 1974
Mayapura, India - Iskcon Candrodaya Mandir
Durante il mese di Ottobre (Kartik), Srila Prabhupada benedisse i devoti di Mayapur con la sua associazione. In India questa è una stagione specialmente piacevole. Srila Prabhupada e il suo seguito risiedevano sul lato della costruzione più isolata e gli alloggi privati di Srila Prabhupada erano formati da due stanze. I suoi collaboratori stavano in altre due. In ciascuna estremità dell’edificio c’erano dei grandi bagni, in ciascuno dei quali v’erano quattro cabine per le docce e quattro per i bagni.

Un pomeriggio sul tardi, mentre c’era il darsan, Srutakirti stava pulendo il bagno di Srila Prabhupada subito dopo la sua doccia. Quando Sua Divina Grazia era lì, il bagno veniva usato solo da lui. Come passò per la prima toiletta, vide un gigantesco cobra lungo quasi due metri che gli passò a fianco, entrando nei bagni che aveva appena pulito.

Srutakirti: “Non ho mai avuto così tanta paura in tutta la mia vita. Corsi fuori del bagno con la massima velocità che il mio corpo tremante poteva concedermi. Non ero sicuro di che tipo di serpente era, ma ero sicuro che si trattasse di un cobra. Non volevo fare una grossa scena e interrompere il darsan di Srila Prabhupada, ma Krishna fece in modo che il primo devoto che incontrai fu Bhavananda Maharaja. Con il cuore che batteva all’impazzata gli dissi: ‘Bhavananda, Bhavananda, c’è un serpente nel bagno di Prabhupada. Mi è scivolato vicino al piede e mi ha mancato per poco!’ Il mio piano era di mantenere la calma e di non creare un disturbo, ma incontrando Bhavananda era ovvio che la cosa si sarebbe trasformata in una grossa rappresentazione teatrale.”

Bhavananda irruppe rumorosamente nella stanza di Srila Prabhupada, agitando le braccia mentre esclamava con tono drammatico:

“OOOHHH! Prabhupada! C’è un serpente nel tuo bagno! Chiamiamo Rasaparayana!”

Rasaparayana era il grosso, forte ksatriya del Tempio.

“Andiamo, chiamiamo Rasaparayana!”

Bhavananda continuava a gridare, mentre tutti correvano fuori dalle stanze di Srila Prabhupada. Il tranquillo darsan era finito. Tutti, compreso Sua Divina Grazia, uscirono e si trasferirono nel ballatoio che circondava l’edificio. Un paio di devoti andarono subito nel bagno a cercare il serpente senza aspettare Rasaparayana. Srila Prabhupada cantava quietamente japam camminando su e giù per il corridoio, sereno e tranquillo. Bhavananda cominciò a speculare.

“Deve essere stato messo da qualcuno della Gaudiya Math, altrimenti come avrebbe potuto arrivare al secondo piano?”

Alcuni sembravano d’accordo. Era difficile per un serpente di quelle dimensioni arrivare al secondo piano di un edificio senza essere notato. Qualcuno doveva avercelo portato. Altri teorizzarono un complotto comunista.

Srutakirti: “Io ero solo un visitatore del sacro Mayapur Dhama, per cui non conoscevo i retroscena politici locali. Io rimanevo convinto che il serpente doveva essere capitato per caso nel bagno di Srila Prabhupada.”

Rasaparayana arrivò con un grosso coltello in mano e cominciò a cercare il rettile. Egli disse:

“I cobra viaggiano sempre in coppia, per cui se ce ne è uno, probabilmente nei paraggi deve esserci anche l’altro.”

Finalmente intravide il gigantesco corpo del serpente parzialmente infilato nella tubatura di una delle cabine dei bagni. Era davvero un grosso cobra. Egli dette subito la buona notizia ai devoti che stavano fuori. Con grande eccitazione, Bhavananda e gli altri cominciarono a cantare:

“Uccidilo! Uccidilo!”

Srila Prabhupada non disse nulla; continuava a recitare quietamente il mantra Hare Krishna. Rasaparayana tagliò il corpo del cobra in due parti, uccidendolo. Con voce risoluta, il devoto disse:

“Continuiamo a cercare. Ce ne deve essere un altro.”

Così tutti continuarono a cercare, mentre oramai erano convinti che probabilmente i rettili dovevano essere venuti su attraverso le tubature. Ci furono minuti di grande tensione. Finalmente Rasaparayana scorse l’altro cobra dietro le tubature della toletta. Vistosi scoperto, il serpente scivolò via all’interno dei tubi e non si rivide più.

Quando tutto fu finito, i devoti tornarono nella stanza di Srila Prabhupada, che disse:

“Talvolta la missione di un serpente è di uccidere una certa persona. Non si fermano fintanto che non l’hanno fatto. In modo particolare, alla fine della loro vita, talvolta gli spuntano le ali. C’è una persona particolare che deve uccidere. Il serpente ucciderà quella persona e poi andrà via a morire.”

Una volta a Mayapura, nella quiete della sera, Srila Prabhupada fece notare ai suoi discepoli un suono:

“Ascoltate questo suono. E’ di un serpente-uccello. Ha un suono speciale.”

Tutti i devoti presenti fecero silenzio, nella speranza di ascoltarlo ancora.

Srutakirti: “Io avevo paura. Potevo essere io la vittima designata.”

Quella sera Srutakirti fece il massaggio come al solito. Nella quiete della penombra, Srila Prabhupada prese a ridacchiare:

“Allora, cosa farei se il serpente venisse qua da me questa sera? Solo uno è stato ucciso. Forse l’altro verrà stanotte e mi prenderà.”

Sembrava che si divertisse a prendere in giro i suoi discepoli, che erano stati tutto il giorno così tanto in ansia per quei serpenti. Dal tono si sentiva che lui non era preoccupato affatto. Srutakirti incoraggiò la discussione dicendo:

“Non lo so, Srila Prabhupada.”

Srila Prabhupada: “Beh, noi non abbiamo paura del morso di un serpente. Non siamo preoccupati. Se viene, viene. Noi canteremo Hare Krishna.”

Finito il massaggio. Lui andò tranquillamente a dormire, la sua mente priva di paura, fissa come sempre sul Signore Supremo. Invece Srutakirti tornò nella stanza con il cuore ancora scosso, chiedendosi dove potesse essere l’altro serpente.

Srutakirti: “Srila Prabhupada non aveva paura di nulla. Una volta durante una passeggiata mattutina a Mayapura, mentre tutti discutevano dei pericoli di una guerra nucleare, egli disse: ‘Se la bomba viene, noi la guarderemo mentre scende e diremo: questo è Krishna che arriva’. Il puro devoto non ha paura di nulla.”


Ottobre 1974
Mayapura, India - Iskcon Mayapura Candrodaya Mandir

Come il velo della sera cadde su di noi, i devoti chiacchieravano ancora animatamente dei serpenti. Erano tutti agitati. La preoccupazione riguardava il cobra che era fuggito. In India tutti sanno quanto abili i serpenti siano a vendicare i propri cari, specialmente il proprio compagno.

Srutakirti: Dopo il massaggio, andai nella stanza dei servitori per andare a dormire. Nitai Prabhu ed io mettemmo i nostri materassi sul pavimento. Eravamo preoccupati sì del serpente, ma non abbastanza da perderci il sonno, anche perché l’eccitazione del giorno era stata intensa. La stanza dove alloggiavamo non era molto grande. Stavolta Pradyumna Prabhu si infilò in mezzo a noi, pensando di essere più al sicuro. La mattina dopo scoprimmo di essere tutti ancora in vita...”

Le attività giornaliere dei devoti continuarono come al solito. Quando venne la sera, Srutakirti si recò da Srila Prabhupada per il consueto massaggio. Lui offrì omaggi e cominciò a massaggiare delicatamente i piedi di loto del Maestro. C’era un’atmosfera pacifica e tranquilla; Mayapura era un luogo eccellente per Srila Prabhupada, che a Vrindaban si era ammalato.

Srutakirti: “Io mi sentivo come intossicato da quell’atmosfera così serena... per me Srila Prabhupada era il centro dell’universo. Ero completamente rilassato, come se fossi io a ricevere un massaggio piuttosto che a farlo. Non riuscii a trattenermi dal raccontare al mio glorioso Maestro spirituale di Pradyumna.”

Disse:

“Srila Prabhupada, la scorsa notte, quando andammo a dormire, Pradyumna si è infilato fra me e Nitai, così da non essere morso dal serpente.”

Srila Prabhupada rise di cuore:

“Sì, questo va bene. In realtà c’è una storia che il mio confratello Damodara Maharaja mi ha raccontato. Accadde in un villaggio proprio vicino a qui. C’era un bambino, e questo bambino era stato maledetto ad essere morso da un serpente. Di notte i suoi cinque parenti circondavano il bambino per proteggerlo da qualsiasi serpente: così lui dormiva nel mezzo del letto circondato da tutta la famiglia. Una notte un serpente penetrò nella stanza, scivolò tranquillamente fra i parenti e morse il bambino, uccidendolo.”

Srila Prabhupada continuò:

“Così con questo serpente, se tu sei destinato ad essere ucciso da un serpente, nessun tipo di protezione potrà aiutarti: il serpente ti ucciderà. Ma noi non dobbiamo preoccuparci di queste cose. Se Krishna ti vuole proteggere, nessuno può farti del male e se Krishna ti vuole uccidere nessuno potrà salvarti.”

Il massaggio continuò fino a che Sua Divina Grazia disse:

“Va bene così. Puoi andare a dormire.”

Il discepolo uscì dalla stanza pervaso da una sensazione di sicurezza. Il mondo materiale è pieno di pericoli, ma chi prende rifugio ai piedi santi di un autentico Maestro spirituale è libero da ogni paura.


Novembre 1974
Bombay, India - Iskcon Juhu

Srila Prabhupada suonò la campanella. Il suo servitore era in cucina indaffarato a fare un succo di vegetali freschi per se stesso e stava utilizzando un frullatore che Palika Devi gli aveva dato. Lo trovò che era arrabbiato.

“Cos’è tutto questo rumore?”

Srutakirti: “E’ un frullatore, Srila Prabhupada. Mi preparo dei succhi freschi perché ho problemi di salute qui in India. Ho pensato che bere succhi freschi potrebbe aiutarmi.”

Srila Prabhupada: “Così tanto rumore. Come posso concentrarmi? Perché è necessario provocare tutto questo disturbo?”

Effettivamente per scrivere lui aveva bisogno di silenzio, per cui decise che non avrebbe più usato il frullatore. Un’ora dopo, Srila Prabhupada suonò di nuovo la campanella. Il discepolo corse nella stanza. Il Maestro lo guardò con uno sguardo compassionevole:

“Così, se questi succhi freschi ti aiutano a rimanere in salute, continua pure a farli. E’ importante che tu rimanga in salute, in modo da poter continuare il servizio. Per me va bene.”

Di nuovo, Srutakirti si sentì commosso dall’amore del suo Maestro spirituale.


Novembre 1974
Bombay, India - Iskcon Juhu

In questo giro dell’India con Srila Prabhupada, Paramahamsa Swami era il segretario e Nitai Dasa era l’editore di Sanskrito. Il gruppo era affiatato e in armonia. Erano parte della seconda generazione, quelli che erano diventati devoti attorno al 1971. Mentre stavano a Juhu, Palika Devi preparava il pranzo per Srila Prabhupada.

I tre confratelli, dopo aver completato il massaggio per Sua Divina Grazia, andavano alla spiaggia, lontana circa un isolato, per nuotare e prendere il sole. Erano di ritorno prima che Srila Prabhupada terminasse il suo riposo pomeridiano. Tuttavia, dopo pochi giorni, Paramahamsa Swami e Nitai smisero di andare alla spiaggia perché avevano troppo da fare, per cui Srutakirti continuò ad andarci da solo.

Un giorno, di ritorno dalla spiaggia, Paramahamsa Swami andò da Srutakirti e disse:

“A Srila Prabhupada non piace che tu vada alla spiaggia da solo. Ha detto che vuole parlarti. E’ molto arrabbiato.”

Il discepolo attese che Srila Prabhupada finisse il pranzo e poi andò nella sua stanza. Dopo avergli offerto gli omaggi lo guardò: non sembrava affatto arrabbiato. Attese un po’ che arrivasse il rimprovero, che non arrivava. Alla fine Srutakirti chiese:

“Srila Prabhupada, tu preferisci che io non vada alla spiaggia dopo averti fatto il massaggio?”

Egli replicò con disinvoltura:

“No, va bene. Ci vai da solo?”

Srutakirti: “Sì.”

Subito dopo spiegò:

“Avevamo cominciato ad andarci in tre per nuotare, ma adesso sono rimasto solo io.”

Srila Prabhupada: “Va bene. Va bene andare alla spiaggia un poco, prendere un po’ di sole e andare nell’acqua. Puoi andare.”

Risollevato, concluse:

“Grazie, Srila Prabhupada.”

Offrì di nuovo gli omaggi e uscì dalla stanza. Subito andò da Paramahamsa Swami e gongolando gli disse della conversazione con il suo amorevole Maestro spirituale. Scuotendo la testa, il sannyasi riconfermò la storia originale, cioè che Srila Prabhupada era scontento che andasse alla spiaggia da solo.

Srutakirti: “Situazioni del genere non erano insolite. Sono certo che Srila Prabhupada si era veramente lamentato. Intenerisce sapere che non aveva voluto privarmi di qualcosa a cui ero evidentemente attaccato. Capendo ciò e non sentendomi obbligato, scelsi di non andare più alla spiaggia da solo.”

Srila Prabhupada era un predicatore così esperto! Spesso diceva:

“Voi ragazzi e ragazze state facendo servizio in modo volontario. Non posso forzarvi a fare qualcosa.”

Trattava sempre i suoi discepoli con rispetto.

“Spesso mi sentivo in imbarazzo davanti alla sua umiltà. E quando lui manifestava quel sentimento, io mi sentivo di aumentare cento volte il servizio che già svolgevo.”

Il primo desiderio che Srila Prabhupada aveva nei confronti dei suoi discepoli era che essi ‘cantassero Hare Krishna e fossero felici’. Quando si ricorda Prabhupada Patitapavana è così facile seguire questa istruzione...


Novembre 1974
Bombay, India - Iskcon Juhu

Quando uscì fuori del suo appartamento di Juhu per la consueta passeggiata del mattino, tutti i devoti riuniti cantarono:

“Jai Srila Prabhupada!”

Tutti si chinarono in terra, eccetto un brahmacari che rimase in piedi con le mani giunte. Srila Prabhupada, con il bastone nella mano, guardando avanti mentre camminava disse:

“Questo è l’inizio della sua caduta.”

Molte volte ci aveva avvertiti che vivere in coscienza di Krishna era come camminare su un “filo del rasoio” e ora stava illustrando quanto affilato fosse questo rasoio. Il devoto non era cosciente che stava commettendo un’offesa non inchinandosi di fronte al suo Maestro spirituale, ma lui aveva visto nel futuro della sua vita spirituale.


Dicembre 1974
Bombay, India - Iskcon Juhu

La maggior parte di questo viaggio di Sua Divina Grazia si svolse in India.

Srutakirti: “Io ero terrorizzato dall’India. La prima volta ero fuggito perché mi ammalavo in continuazione. Dopo le sette settimane della malattia di Srila Prabhupada presi la malaria e tutto ciò a cui riuscivo a pensare era come andare via per stare meglio. Quando mi ripresi, andammo a Juhu e mi ammalai di nuovo. Ero in una condizione mentale disturbata. Non riuscivo ad apprezzare la mia fortuna di essere lì con il mio Maestro spirituale e pensavo solo a come andarmene.”

Srila Prabhupada si fermò a Juhu un mese, dopodiché si seppe che sarebbero tornati in Occidente via-Hawaii. Il discepolo era lieto di queste notizie, ma quando si seppero di alcune difficoltà tecniche e che la partenza era posticipata, il suo morale scese di nuovo.

Srutakirti: “Quando la mattina camminavamo sulla bella spiaggia di Juhu con l’amato Srila Prabhupada, guardavo i 747 che ci sorvolavano in continuazione e immaginavo di essere a bordo. Avrei voluto così tanto essere su uno di quegli aeroplani. Sua Divina Grazia ci illuminava di conoscenza trascendentale e io pensavo agli aeroplani e li seguivo con lo sguardo malinconico finché erano fuori di vista. Ne parlavo anche con Paramahamsa Maharaja, sperando di scoprire che anche lui voleva lasciare l’India, ma a lui l’India piaceva e non condivideva le mie necessità. Così ne parlai con Brahmananda Maharaja, sperando di ottenere un po' di simpatia.”

Un pomeriggio i due devoti andarono a parlare con Srila Prabhupada al riguardo dei problemi fisici di Srutakirti. Con grande apprensione il servitore disse:

“Srila Prabhupada, ho cercato di resistere, sperando che tu saresti partito presto, ma sembra che i piani siano cambiati. Vorrei sapere se posso tornare in Occidente per curarmi.”

Durante quel periodo c’era un grosso problema al Tempio delle Hawaii, per cui Srila Prabhupada disse:

“Va bene. Torna a Los Angeles e curati. Brahmananda, tu puoi andare al tempio delle Hawaii per aiutare a mettere a posto la situazione. Ci ritroveremo tutti alle Hawaii.”

Così finalmente Srutakirti si ritrovò su un 747 di ritorno in America, ma il viaggio di ritorno non fu così piacevole come aveva creduto.

Srutakirti: “Brahmananda ed io ci guardavamo l’uno con l’altro mentre l’aeroplano era alto nelle nuvole e cominciammo a lamentarci di non essere più con Sua Divina Grazia. Srila Prabhupada mi aveva permesso di andare via tanto facilmente quanto facilmente mi aveva permesso di tornare pochi mesi prima. Egli accettava qualsiasi cosa Krishna gli mandasse e non forzava mai nessuno a fare cose che non potevano fare. Meditavo sulla sua opulenza di rinuncia.”

Uno dei principi fondamentali della vita spirituale è desiderare fortemente l’associazione di Guru e Krishna. Non viene automaticamente né tanto facilmente. Srila Prabhupada diceva spesso:

“Servizio devozionale è volontario e deve essere svolto gioiosamente.”

Brahmananda Maharaja si fermò alle Hawaii, in veste di rappresentante di Srila Prabhupada. Srutakirti continuò fino a Los Angeles, dove vivevano la moglie e il figlio, che all’epoca aveva circa tre mesi.

Srutakirti: “Non lo aveva ancora mai visto. Cercai di nascondere la mia emozione e tentai di sembrare distaccato. Nascondevo i sentimenti naturali di un padre per far vedere a tutti che ero un devoto avanzato. La verità era che ero ansioso di tornare a New Dwarka per stare con la mia famiglia.”

Spese un po' di tempo al Tempio di New Dwarka e poi andò a New Navadvipa (41) con tutta la famiglia. Quando Srila Prabhupada arrivò lì, il 29 Gennaio 1975, Srila Prabhupada non aveva un servitore personale e Paramahamsa Maharaja e Nitai Prabhu lavoravano molto duramente per prendersi cura delle sue necessità.

Srutakirti: “Io mi accorsi della situazione, ma ero così immerso nella vita di famiglia che non pensai neanche a offrire i miei servizi, eccetto il massaggio serale a Srila Prabhupada. Lui non mi chiese nulla. Avrebbe potuto chiedermi perché non mi impegnavo maggiormente in servizio devozionale, cosa facessi tutto il giorno o altro. Ma non mi chiese nulla: accettò qualsiasi cosa io volessi fare spontaneamente. Non tentò mai di forzarmi a fare nulla. Io ero così tanto in maya che non mi sovvenne mai che la cosa più giusta sarebbe stata di impegnarmi pienamente nel servizio personale a Srila Prabhupada.”

Certe volte alcuni devoti chiedevano:

“Perché Krishna non mi forza a servirlo?”

E Srila Prabhupada rispondeva:

“Se sei forzato, non c’è questione di amore. Deve essere volontario.”


5 Febbraio 1975
Honolulu, Hawaii - New Navadvipa

Vivere con un puro devoto significa sentirsi protetto in tutto, sia spiritualmente che materialmente. Vivere da grhastha non è facile per nulla.

Srutakirti: “Quando ero servitore personale di Srila Prabhupada, tutto il necessario si manifestava come per incanto. Ora ero uno di quei devoti che cercavano di mantenersi entusiasti nella vita spirituale pur vivendo fuori dal Tempio e prendendosi cura della famiglia.”

Srila Prabhupada era ben cosciente delle difficoltà dei suoi discepoli grihastha. Una volta a Vrindavana disse:

“E’ un grande dilemma. Noi non possiamo pagarli per vivere nel Tempio e loro non dovrebbero lavorare fuori.”

Quel giorno Srutakirti subì un grave incidente di macchina.

Srutakirti: “Proprio quel giorno stavo riflettendo come non mi sentivo più protetto come quando ero servitore personale di Srila Prabhupada. Hamsavatar e sua moglie Sangita avevano accompagnato me e mia moglie dal droghiere. Io ero seduto a fianco del guidatore quando una macchina attraversò la strada con il semaforo rosso e colpì violentemente la porta dal lato del guidatore. La mia porta si aprì improvvisamente ed io e Hamsavatar volammo letteralmente fuori. Io atterrai violentemente sul mio osso sacro. Per mesi avrei sofferto di mal di schiena. E fu un miracolo che la nostra macchina, catapultata verso di noi, non mi investisse. Entrambi fummo portati subito all’ospedale. Uscimmo il giorno dopo.”

Quella sera il discepolo non poté fare il massaggio a Srila Prabhupada e il giorno successivo Paramahamsa Maharaja lo trovò e gli disse:

“Srila Prabhupada voleva sapere dove eri ieri sera.”

Lui raccontò la disavventura e così Srila Prabhupada venne a conoscerla. Il compassionevole Maestro spirituale disse:

“Oh! Chiamalo. Fallo venire qua.”

Con un dolore lancinante alla schiena, Srutakirti riuscì ad arrivare nella stanza del Maestro e molto lentamente gli offrì gli omaggi. Con un’espressione dolorante si sedette. Srila Prabhupada lo guardò attentamente e compassionevolmente; poi con una voce gentile disse:

“Cosa è successo? Ho sentito che hai avuto un incidente d’auto.”

Srila Prabhupada ascoltò attentamente tutti i dettagli. Quando finì, commentò:

“Accha! Senza la misericordia di Krishna tu saresti morto.”

Il discepolo forzò un sorriso e disse:

“Sì, è stato un brutto incidente.”

Durante i giorni successivi Srutakirti ebbe la buona fortuna di trovarsi spesso nella stanza di Srila Prabhupada e ogni volta che era lì, lui conduceva la conversazione sull’incidente. Con tono drammatico, Srila Prabhupada disse:

“Srutakirti, lui ha subito un incidente molto serio. Se non fosse stato per la misericordia di Krishna sarebbe morto.”

Dopo averlo sentito dire per la terza volta, finalmente riuscì a capire veramente che se non fosse stato per misericordia di Srila Prabhupada e di Krishna sarebbe morto.

Srutakirti: “Ero giovane e imprudente, e la morte era l’ultima delle mie preoccupazioni. Se fossi stato cosciente di dover morire, non avrei mai abbandonato i piedi di loto del mio Gurudeva. Anche se non lo stavo più servendo personalmente, lui continuava a guidarmi verso casa. Realizzai che avrei dovuto morire e che Krishna mi aveva salvato.”

In quel periodo Srila Prabhupada stava traducendo il Quinto Canto dello Srimad-Bhagavatam, dove raccontò la storia del mio incidente:

S.B.5:14:1
Commento
Mentre l’entità vivente è persa nella foresta del mondo materiale, nella lotta per l’esistenza la sua prima preoccupazione dovrebbe essere di trovare un guru autentico, che è sempre situato ai piedi di loto della Suprema Personalità di Dio, Visnu. Se ha qualche interesse ad avere sollievo nella lotta per l’esistenza, deve trovare un guru autentico e prendere istruzioni ai suoi piedi di loto. In questo modo può uscirne. Giacché il mondo materiale viene qua paragonato a una foresta, si potrebbe obiettare che in Kali-yuga la civilizzazione moderna vive per lo più nelle città. Una grande città, tuttavia, è come una grande foresta. La vita di città è più pericolosa di una foresta. Se uno va a vivere in una città e non ha amici o un rifugio, vivere in quella città sarà molto più difficile di vivere in una foresta. Ci sono tante grandi città nel mondo e se guardiamo con attenzione ci accorgiamo che c’è una continua lotta per la sopravvivenza. La gente corre nelle macchine a settanta o a ottanta miglia all’ora, andando e venendo costantemente: questa è la scena che vediamo nella grande lotta per la sopravvivenza. Uno deve alzarsi presto al mattino e viaggiare in una macchina a rotta di collo. C’è sempre il pericolo di un incidente e uno deve stare molto attento. Nella sua automobile, l’entità vivente è pieno di ansietà e la sua lotta non è affatto di buon auspicio (42) .”




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