Il
sentiero impersonale è quello più vicino all'ateismo e quindi
viene più facilmente accettato da coloro che non hanno sviluppato
le giuste sensibilità al riguardo della pura devozione a Dio. In
questa cultura - che è peggiore dell'ateismo stesso perchè
più subdola - un Dio personale e individuale non compare.Tutto ciò viene molto chiaramente spiegato nelle Shastra (Scritture rivelate). Qualche esempio. Dopo che Sanatana Gosvami fu tornato dal Bengala, incontrò a Benares
Sri Caitanya Mahaprabhu che in quei giorni era ospite nella casa di Tapana
Misra. A quei tempi Varanasi (Benares) era un luogo di ritrovo di numerosi Mayavadi
(filosofi impersonalisti), i quali erano costantemente impegnati negli
studi e nelle discussione della filosofia Vedanta. La filosofia Mayavada non permette un concetto personale o devozionale
per Dio se non come mezzo di avanzamento spirituale per i più neofiti.
In altre parole, un principiante può adorare una forma (murti)
di qualche divinità ma appena avanza spiritualmente deve abbandonare
tale pratica e impegnarsi in studi approfonditi. Gli impersonalisti sostengono che noi siamo un tutt'uno con Dio e che non esiste una Divinità personale e individuale. L'insieme di tutto il creato forma il Divino. Questa idea - se adottata - distrugge ogni senso della devozione e dell'amore per Krishna. Se noi siamo Lui, perchè mai dovremmo adorarlo se non per ricordare che in realtà noi siamo lui? E' palese come i due tipi di approcci alla Bhakti siano completamente differenti e incompatibili. Le Scritture sono molto chiare nell'affermare che il male peggiore per la vita spirituale dell'essere vivente è credere di essere uno con Dio. Questa idea nasce da una smania perversa di individualismo assoluto e di controllo, che distrugge ogni forma di sentimento trascendentale. Sognando un mondo eterno privo di qualsiasi Essere Supremo, questa persona dal cuore impuro non può avvicinarsi a Krishna. E' in realtà una forma di invidia, quindi certamente innaturale. I demoni sono sempre invidiosi di Krishna e dei devoti. Farebbero qualsiasi cosa per vederli in rovina. Nel Bhagavatam troviamo il demone Hiranyaksha che dice: tvayi samsthite gadaya sirna-sirsany Rivolgendosi a Varahadeva, Hiranyaksha Lo minaccia e vuole ucciderLo perchè "quando Tu morirari, anche i Deva e i devoti cesseranno di esistere, incapaci di vivere senza di Te". Nel suo discorso a Sarvabhauma Bhattacarya Mahapabhu dice che chi ascolta
le spiegazioni di Shankaracarya sul Vedanta Sutra ha la propria vita spirituale
rovinata. |