Vivere una vita spirituale positiva



S.S. Sacinandana Swami


Una volta in una foresta viveva un millepiedi che danzava in modo meraviglioso. Un rospo che osservava la sua danza diventò invidioso del millepiedi e decise di farlo smettere. Ma non volle semplicemente denigrarlo apertamente; e così escogitò un piano.
Il rospo scrisse una lettera al millepiedi: “Mio caro millepiedi, tu sei certamente il miglior danzatore della foresta, e nel tuo modo di danzare vengono manifestate le arti più sopraffine dell’intero universo. Ho comunque una domanda da farti: quando danzi, sollevi prima il 52° piede e poi ti sposti dall’altro lato con il 56° oppure cominci spostando lentamente il 200° piede per poi andare avanti con il 150°? In che modo esegui precisamente la tua danza? Questa è la mia domanda.
Tuo sinceramente, il rospo della palude.”
Il millepiedi lesse con attenzione la lettera e la volta successiva che si recò sul luogo della danza, dove erano già riuniti tutti gli animali della foresta, si sentì imbarazzato. Invece di danzare come di solito, pensò “Devo cominciare con il 52° piede, o muovere lentamente il 200° e poi andare avanti? In effetti come sto danzando?”


Proprio perché era completamente assorto in questi pensieri, non fu più in grado di danzare e cominciò a vacillare e a inciampare. “Cosa succede?” si chiesero meravigliati gli animali della foresta. Il rospo aveva ottenuto il suo scopo.
Quello che in effetti è successo viene definito ”paralisi attraverso l’analisi” – l’essere paralizzati per aver pensato troppo. Chi è sempre assorto in vari pensieri, e vive con la costante paura di commettere offese, non reciterà il santo nome in modo appropriato. Questo principio, di fatto, influenza la vita intera: avere sempre paura di ciò che è negativo, meditare su ogni tipo di errore possibile rende molto difficile seguire il cammino della coscienza di Krishna. L’ingiunzione è: Pensa a Krishna! Solo questo ci allontanerà da maya!
Dunque, è essenziale per ogni devoto vivere una vita spirituale positiva, che vada oltre la costante ansietà di commettere offese. La miglior cosa è quella di capovolgere le offese e considerarle da un punto di vista positivo.
Per esempio: invece di pensare costantemente a come evitare di offendere dei devoti, dovremmo sviluppare molto apprezzamento per loro e servirli. Invece di accettare solo in teoria che il santo nome è identico a Krishna e Supremo, dovremmo recitarlo sempre con grande gioia e devozione. Invece di meditare sul fatto di non essere in grado di seguire gli ordini del guru, dovremmo vedere il guru come il nostro migliore amico – e notare come è bello dedicargli la nostra vita.


In generale dovremmo liberarci dal concetto di “peccato” – e condurre invece una vita santa.
Il brano che avete letto è tratto dal libro ‘The Nectarean Ocean of the Holy Name
Di S.S. Sacinandana Swami
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