Caitanya Mahaprabhu e Srila Prabhupada sul Vedanta-sutra


Nel Caitanya-caritamrta (adi-lila, cap. 7) si parla del Vedanta-sutra. La storia è la seguente:

Circa 500 anni fa, il Signore si incarnò sulla Terra come Sri Caitanya Mahaprabhu, nel Bengala orientale. Durante la sua predica egli incontrò dei sannyasi mayavadi, ai quali predicò. Essi chiesero di parlare loro a riguardo del Vedanta-sutra, testo vedico a cui loro avevano dato una interpretazione non condivisa da Mahaprabhu e da nessun studioso di testi vedici. E Sri Caitanya disse:

"La filosofia Vedanta consiste delle parole parlate dalla Suprema Personalità di Dio Narayana sotto forma di Vyasadeva." (Cc adi-lila 7.106)

Il Signore inizia affermando che le parole contenute nel Vedanta-sutra non sono immaginazione o speculazione di un uomo qualsiasi, ma sono le parole stesse di Dio parlate attraverso una delle Sue stesse incarnazioni, Vyasa (o Vyasadeva). Il commento di Prabhupada a questo verso è estremamente interessante. Ci dà una definizione di sutra, citando il Vayu Purana e lo Skanda Purana:

"Un sutra è un codice che esprime l'essenza di tutta la conoscenza in un minimo di parole. Deve essere applicabile universalmente e privo di qualsiasi errore nella sua presentazione linguistica."

Srila Prabhupada afferma poi che tutto il testo verte sulla solenne dichiarazione iniziale, che indica che quel libro è stato scritto con l'intenzione di dibattere sulla Verità Assoluta.

Mahaprabhu continuò:

"I difetti materiali degli errori, dell'illusione, dell'imbroglio e inefficienza sensoriale non esistono nelle parole della Suprema Personalità di Dio."(Cc adi-lila 7.107)

Stabilisce così un principio ribadito anche nel Vedanta-sutra stesso, e cioè che mentre l'essere umano può sbagliare Dio non sbaglia. Quando si è accettato che i Veda provengono da Dio, automaticamente si può discutere su una interpretazione ma non sulla validità del testo.

"La Verità Assoluta è descritta nelle Upanishad e nel Brahma-sutra, ma uno deve comprendere i versi come sono. Questa è gloria suprema nella comprensione."(Cc adi-lila 7.108)

Mahaprabhu è qui apertamente in polemica contro gli speculatori intellettuali, i quali si allontanano dai significati originali dei testi per diventare rinomati. Uno studioso non diventa stimato quando propone nuove ed astruse teorie, ma quando riesce a capire bene cosa i Veda intendono proporre.

"Shripada Shankaracarya ha descritto le letterature vediche in termini di significato indiretto. Chi ascolta tali spiegazioni è rovinato. Ma Shankara non ha commesso un errore, in quanto ha coperto il vero scopo dei Veda su ordine della Suprema Personalità di Dio."(Cc Adi-lila 7.109 e 110)

Shankara è stato il promulgatore della teoria advaita (il monismo spiritualistico) che afferma l'identità della jiva con il Brahman Supremo. Secondo questa teoria la personalità, l'individualità non esiste, che l'idea di "persona" è il risultato della copertura dell'energia illusoria, per cui ogni caratteristica è nulla. Sri Caitanya, nei versi seguenti, contesta duramente questa teoria, chiaramente espressa nel commento di Shankara al Vedanta-sutra chiamato Shariraka-bhashya.