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UN SANTO MODERNO
Ricordando l'esempio cosciente di Krishna dato
da Sriman Jayananda Dasa, un puro discepolo di un puro devoto.
di Bhayahari dasa
Il 16 gennaio del 1967 Srila Prabhupada partì in
aereo da New York per inaugurare il primo tempio Hare Krishna a San
Francisco. La notizia del suo arrivo era riportata dal notiziario del
Canale Quattro e dai due giornali quotidiani. Mentre la notizia passò
inosservata alla maggior parte degli abitanti di San Francisco, un giovane
di nome Jim Kohr la notò. Nonostante si fosse laureato in ingegneria
meccanica all'Università di Stato dell'Ohio, faceva il taxista nelle
strade di San Francisco. Incapace di partecipare alla corsa al successo
nella corporazione o nelle classi alte, era spesso infelice senza saperne
la ragione. Sebbene Jim non fosse una persona religiosa, l'articolo gli
infuse un raggio di speranza. Decise di provare con lo Swami indiano.
Senza saperlo, Jim stava facendo il primo passo verso il compimento del
suo destino. Sebbene avesse da vivere soltanto per altri dieci anni, in
quel breve periodo avrebbe dimostrato come raggiungere il culmine che si
può ottenere dopo vite di impegno spirituale. Se ne sarebbe andato
lasciando molti insegnamenti preziosi che avrebbero ispirato ed istruito
le presenti e future generazioni di vaisnava, devoti del Signore.
La sera seguente, Jim arrivò al tempio che trovò pieno di persone, per lo
più hippy. Si distingueva per i suoi capelli corti, il suo aspetto pulito
e i suoi abiti stirati e con i suoi 28 anni era più vecchio della maggior
parte dei presenti. Le apprensioni di Jim però svanirono quando vide
entrare lo Swami. Jim stette seduto durante tutta la lezione e comprò un
set di tre volumi dello Srimad-Bhagavatam, su cui Srila
Prabhupada fece l'autografo con la dedica: "A Sriman Jim Kohr." Per la
prima volta in molti anni, Jim si sentì sereno. Aveva appena incontrato il
suo eterno maestro spirituale. Jim iniziò a frequentare il tempio con
regolarità. A lui piaceva particolarmente il programma del mattino, quando
la maggior parte degli hippy dormivano ancora. Qualche volta era l'unica
persona presente alla lezione. Anni dopo rivelò che si fidava dello Swami
ed era sicuro che lo Swami non lo avrebbe ingannato.

Una volta quando aveva quattro anni, in chiesa Jim si
alzò improvvisamente guardandosi intorno ansiosamente. Quando la nonna gli
chiese cosa avesse, egli domandò: "Dov'è Dio?" Ora sentiva che Srila
Prabhupada stava rispondendo a questa antica domanda sepolta nel profondo
della sua coscienza. Nel febbraio del 1967, Prabhupada accettò Jim come
discepolo e lo iniziò col nome di Jayananda Dasa.
Jayananda sapeva toccare il cuore di molte persone
che di solito corrispondevano facendo qualche servizio per
Krishna
***
Dalle Scritture vaisnava, come la
Madhurya-kadambini di Srila Visvanatha Cakravarti Thakura,
apprendiamo che un'anima condizionata progredisce attraverso le fasi della
sadhana-bhakti (pratica devozionale) prima di ottenere lo
spontaneo amore per Dio. I nuovi bhakta (devoti) al tempio di San
Francisco spesso lottavano con i loro desideri materiali e le loro
pratiche spirituali quotidiane, con alti e bassi nella coscienza di
Krishna. Sorprendentemente, nessuno ricorda Jayananda nel ruolo di un
"nuovo devoto." Si dedicò alla coscienza di Krishna con naturalezza e
senza sforzo. Era attratto da tutti gli aspetti della coscienza di
Krishna, cantare sui grani, cantare nei kirtana, rispettare
prasadam, adorare le Divinità e così via. Spesso diceva: "La
coscienza di Krishna è così dolce!" Infatti Jayananda trovava la
coscienza di Krishna così dolce che ben presto perse il gusto per
qualsiasi altra cosa. Donò tutti i suoi risparmi a Prabhupada, che nella
sua Prefazione al Nettare della devozione, lo ringraziò
pubblicamente: "Chiedo di esprimere la mia gratitudine e il mio
ringraziamento per il contributo dato dal mio amato discepolo Sriman
Jayananda Brahmacari."
PAGARE I CONTI
Jayananda si dedicò completamente alla pratica del
servizio devozionale. Serviva costantemente il Signore, comprando le
provviste, cucinando prasadam, pulendo la cucina, portando fuori
l'immondizia o insegnando ai nuovi devoti. Egli faceva tutto ciò dopo
un'intera giornata di lavoro come taxista, con i cui proventi pagava i
conti del tempio. Diventò esperto in tutto ciò che era necessario per
diffondere la coscienza di Krishna. Usciva a vendere gli Insegnamenti
del Signore Caitanya di Prabhupada, diventando un pioniere in un
servizio caro al cuore di Prabhupada - la distribuzione al pubblico di
libri rilegati sulla coscienza di Krishna. Nel giorno dell'apparizione
del Signore Caitanya, Srila Prabhupada fu molto felice di vedere che
Jayananda spontaneamente eseguiva un kirtana nella strada fuori
del tempio. Allora, incoraggiato, Jayananda cominciò a cantare
regolarmente nelle strade più affollate insieme ad altri devoti, dando
inizio ai gruppi di canto che presto si sarebbero diffusi in tutto il
paese.

Sia i devoti sia gli altri si sentivano
istintivamente attratti dalla purezza di Jayananda. Una volta, mentre
offriva una ghirlanda a Srila Prabhupada, si scusò per i suoi abiti
sporchi di grasso. Srila Prabhupada fece notare: "Non c'è assolutamente
alcuna offesa. Voi [miei discepoli] potete essere sporchi, ma i vostri
cuori sono puri." Jayananda sapeva toccare il cuore di molte persone
che di solito corrispondevano facendo qualche servizio per Krishna. Per il
tempio otteneva quasi tutto gratis o con un forte sconto. Era amico di
negozianti, autorità municipali, ubriachi e derelitti. Tutti amavano
Jayananda ed egli era felice d'impegnare tutti nel servizio di Dio. Era
quello che lavorava più duramente, ma lodava il servizio di tutti gli
altri. Era umile, tollerante, compassionevole e rinunciato. Le sue
attività, le sue parole, la sua vita e la sua morte, tutto è stato un
esempio del processo della bhakti, servizio devozionale al
Signore.

Le istruzioni di SrIla Prabhupada - specialmente
quelle che incoraggiavano il servizio pratico - divennero la vita stessa
di Jayananda. Una volta ad un devoto che gli chiedeva come fare
avanzamento nella coscienza di Krishna, Jayananda alzando le spalle
rispose: "Veramente non lo so. Sono troppo impegnato a
lavorare." Jayananda era così immerso nell'eseguire le istruzioni di
Prabhupada che raramente aveva il tempo d'incontrarlo. Servendo in
separazione, comprese che l'associazione attraverso le istruzioni è più
importante dell'associazione fisica. Si dice che si deve agire in modo
tale che Krishna voglia vederci; Jayananda con la sua attitudine di
servizio fu l'esempio vivente di questo detto. Srila Prabhupada
chiedeva sempre di Jayananda e qualcuno doveva andare a cercarlo. Per
Jayananda, Sri Krishna e Srila Prabhupada erano le due uniche verità
ultime. Tutto il resto, compreso il suo corpo, doveva essere impegnato
alloro servizio.
IL LANCIO DEL RATHA YATRA
Un giorno alcuni devoti trovarono una piccola
divinità del Signore Jagannatha (Krishna come "il Signore dell'universo")
in un negozio di articoli d'importazione. Srila Prabhupada li rimandò a
prendere le altre divinità del set - il signore Balarama e Subhadra Devi -
e iniziò la loro adorazione nel tempio. Meditando sulle divinità, Srila
Prabhupada espresse il suo intenso desiderio di diffondere la loro
misericordia organizzando un Rathayatra, il festival dei carri tenuto ogni
anno in loro onore nella sacra città di Puri in India. Jayananda dedicò
tutto se stesso ad esaudire questo desiderio di Prabhupada. Iniziando con
un autocarro a fondo piatto, mise insieme un "carro" con l'aiuto dei
devoti e di chiunque altro. Il 9 luglio 1967, ebbe luogo il primo
Rathayatra a San Francisco - il primo in assoluto fuori dell'India -
grazie alla fatica, al sudore e al sangue di Jayananda. Jayananda
migliorò il festival anno dopo anno, raccogliendo fondi, ottenendo
permessi, facendo pubblicità, costruendo carri colossali partendo dal
nulla e perfino preparando torte per persone con cui aveva contatti come
la polizia municipale e il Servizio Parchi degli Stati Uniti. Viveva con i
carri mentre venivano costruiti; spesso lavorando dopo poche ore di sonno
o senza dormire quando la data del festival si avvicinava. Finalmente il
festival si tenne in Golden Gate Park e anno dopo anno attrasse una folla
sempre più numerosa. Grazie agli sforzi di Jayananda, migliaia di persone
ricevettero la misericordia del Signore Jagannatha. Ora i festival sono
tenuti nelle città di tutto il mondo. SrIla Prabhupada espresse spesso la
sua gratitudine a Jayananda per i festival. Dopo la morte di Jayananda,
Srila Prabhupada disse che la sua foto doveva essere posta su uno dei
carri di ogni Rathayatra.

UN CORPO MALATO
Durante i preparativi del Rathayatra di New York del
1976, Jayananda scoprì sul suo corpo gonfiori che gli procuravano dolore.
Un confratello si preoccupò che potessero essere cancerosi, ma Jayananda
gli fece promettere di non dirlo a Srila Prabhupada fino a dopo il
festival. La più grande preoccupazione di Jayananda era che il Rathayatra
fosse un successo; tutto il resto era secondario. Il Rathayatra di New
York fu veramente un grande successo. Percorrendo la Quinta Strada, i tre
carri allietarono migliaia di persone, molte delle quali ne trassero
ispirazione per fare domande e perfino per impegnarsi a praticare la
coscienza di Krishna. Srila Prabhupada era estatico. Lo definì un grande
successo e ringraziò Jayananda per il suo servizio. I gonfiori sul
corpo di Jayananda risultarono essere cancerosi. Gli fu diagnosticata la
leucemia, che gradualmente ridusse il suo corpo ad uno scheletro.
Accettando la sua morte imminente, Jayananda continuò ad esprimere la sua
profonda gratitudine per Srila Prabhupada. I suoi amici erano scossi e
rattristati nel vedere il suo corpo devastato dalla malattia, ma Jayananda
era ancora troppo impegnato a compiere il servizio devozionale per darle
troppa importanza. E quando accettò le cure mediche, usò il suo tempo in
ospedale a parlare ai dottori, alle infermiere e ai pazienti della
coscienza di Krishna. Jayananda pensava costantemente a come espandere
il Rathayatra nelle altre città. Nei suoi ultimi mesi di vita, aiutò ad
organizzare il Rathayatra di Los Angeles, facendo telefonate, raccogliendo
denaro e guidando i devoti. Un giorno, mentre passeggiava sulla Venice
Beach, dove avrebbe avuto luogo il festival, abbassò gli occhi e - come se
vedesse il festival imminente - disse: “Che Rathayatra
meraviglioso!” Il primo maggio del 1977 pochi mesi prima del festival,
Jayananda lasciò questo mondo. In una lettera dedicata Jayananda, dopo la
sua scomparsa, Srila Prabhupada lo celebrava per la sua vita gloriosa e
per la sua morte ancor più gloriosa, poiché sia in vita che nel momento
della morte era rimasto assorto nel servizio a Krishna. Prabhupada
ordinò che il giorno della scomparsa di Jayananda fosse celebrato come
quelli degli altri santi vaisnava. Come Srila Bhaktivinoda
Thakura disse così eloquentemente:
Ragiona male chi dice che i vaisnava
muoiono mentre stanno ancora vivendo nella vibrazione sonora! I
vaisnava muoiono per vivere, e vivono impegnati a diffondere il
santo nome.
Per come penso Jayananda, io immagino questa scena:
da qualche parte un Rathayatra dell'ISKCON sta per iniziare. Suoni di
conchiglie e grida di "Jaya Jagannatha!" penetrano il cielo. Guardando dal
mondo spirituale, Jayananda si volge verso Srila Prabhupada, che annuisce
e dice: "Ti ringrazio molto."
Bhayahari Dasa, discepolo di Romapada
Swami, vive a Fairfax in Virginia con sua moglie, lndulekha Devi Dasi e il
figlio di sei anni, Dhruv. Lavora come esperto d'informatica e può essere
contattato all'indirizzo mail@iskcondc.org.
UN AMICO PER TUTTI
Compilato da Kalakantha Dasa

Una volta un giovane venne a visitare il tempio di
San Francisco ed era desideroso di aiutare. Allora il presidente del
tempio lo mandò nella zona dove si raccolgono i rifiuti, dove Jayananda
stava preparando il trasporto settimanale dell'immondizia. Jayananda
disse al giovane: “Qui sono io che mi occupo dell'immondizia. Per anni
sono stato a guardare gli uomini di questo servizio che portavano via la
spazzatura ed ora Krishna mi sta dando l'opportunità di fare questo per
Lui.” Il giovane non solo aiutò a caricare la spazzatura, ma accompagnò
anche Jayananda alla discarica. Più avanti egli diventò un devoto di
Krishna e si ricordò di aver pensato: Se l'uomo che si occupa
dell'immondizia è così felice, puoi immaginare come lo sono le altre
persone! Come si dice dei sei Gosvami di Vrindavana, Jayananda era
“caro sia ai buoni che ai furfanti”. Era capace di fare amici mentre era
fuori a cantare sulle strade ed essi sarebbero venuti più tardi da lui a
dirgli: “Ehi, dove sei stato?” Una volta un devoto a San Francisco fu
avvicinato da un ubriaco malfermo sulle gambe. L'ubriaco guardò i suoi
abiti e chiese: “Ehi, dov'è il mio vecchio amico Jayananda?” Quando i
devoti visitavano la zona che era stata di Jayananda per vendere incensi o
per andare al mercato ortofrutticolo incontravano persone che dicevano
cose di questo tipo: “Dov'è Johnny Ananda?” oppure: “Quell'uomo - è la
persona più simpatica e sincera che abbia mai incontrato.” Un uomo disse:
“Non conosco molto della vostra filosofia, ma se Jayananda vi aderisce,
deve andare sicuramente bene.” Una volta Jayananda e un altro devoto
stavano sforzandosi per caricare un vecchio frigorifero su un camion. Due
ubriachi stavano avanzando sul viale e Jayananda disse: “Voglio dare loro
la possibilità di fare un po' di servizio devozionale.” Il suo
entusiasmo per il servizio devozionale di solito era contagioso e anche
quella volta non fece eccezione. Subito gli ubriachi si misero al lavoro e
il carico fu completato in pochissimo tempo. Jayananda allora disse
loro: "Ora dite 'Hare.'" Gli ubriachi: "Hare." "Ora dite
'Krishna.'" Gli ubriachi: "Krishna." "Ora dite 'Hare
Krishna.'" Gli ubriachi: "Hare Krishna." "Jaya! Haribol! Grazie
amici. Tutte le glorie a Srila Prabhupada!"
(da Ritorno a Krishna)
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