NARADA VEDE DIO OVUNQUE

Una breve storia di uno dei santi più famosi della tradizione vedica.

di Amala Bhakta Dasa

Il malefico serpente giace attorcigliato nell’erba in attesa di saltare sul piede che si sta avvicinando. Il piede era quello della madre di Narada, che non poteva vedere la vipera in agguato. Non solo era troppo buio, ma la sua attenzione era rivolta a raggiungere la stalla, dove avrebbe munto una mucca per portare il latte a casa.
Il serpente vide il piede che si avvicinava sempre più. Poi, proprio quando il piede stava per calpestarlo, si mosse rapidamente in avanti ed affondò i suoi denti velenosi nel piede, iniettando rapidamente il veleno nel sangue della vittima.
La madre di Narada gridò e guardò in basso spaventata. Vedendo il serpente attaccato al suo piede, lo afferrò per il collo, lo staccò e lo lanciò più lontano che poteva.
Mentre si affrettava per raggiungere la capanna, improvvisamente si sentì sopraffatta da una grande debolezza. Si fermò, massaggiandosi la parte della testa che aveva cominciato a pulsare. Poi, non riuscendo più a restare in piedi, cadde a terra priva di forze. Il suo respiro si fece affannoso e ansimante. Cercò di gridare per chiedere aiuto ma la voce troppo debole le venne meno. Sentendosi sola, stremata e disperata, capì che da lì a poco sarebbe morta.

Quando suo figlio Narada di cinque anni seppe che sua madre era morta, non riusciva a smettere di pensare a lei. Essa, mentre lo allevava, era stata servitrice in casa di un brahmana. Narada si ricordava dell’ultima stagione delle piogge — quando era appena cominciata. Alcuni devoti itineranti del Signore Visnu avevano chiesto asilo in questa casa, dove erano stati accolti. Il padrone aveva incaricato la madre di Narada di provvedere al loro cibo durante i quattro mesi della loro permanenza. Felice di servirli, ella affidò alcuni compiti a suo figlio. Narada, per esempio, doveva portar loro il cibo e tenere pulito l’alloggio.
Come risultato del servizio a quelle sante persone — e delle loro benedizioni — Narada manifestò subito inclinazione per la vita spirituale. Aveva un buon autocontrollo e non era interessato ai giochi dei ragazzi. Aveva sempre un comportamento corretto e parlava solo quando era necessario.

IL POTERE DEL PRASADAM

Un giorno, mentre stava portando via gli avanzi dei rinunciati — il prasadam, vivande che erano state offerte e benedette da Dio — chiese se poteva mangiarli. Comprendendo quale fosse il suo scopo, essi acconsentirono felici e Narada consumò e gustò tutti gli avanzi.
Solo per il contatto con quelle persone sante, tutte le punizioni karmiche che Narada avrebbe ricevuto normalmente per i peccati che aveva commesso nelle vite precedenti furono sradicate istantaneamente. Allora il suo cuore si purificò ed egli si sentì fortemente attratto dalla vita trascendentale. Perciò ascoltò avidamente i saggi che descrivevano le meravigliose attività di Sri Krishna. E ad ogni racconto diventava sempre più estasiato — così tanto che il suo piacere nell’ascoltare le imprese di Krishna aumentava di giorno in giorno. Conseguentemente realizzò di non essere il corpo materiale o la mente, ma un’anima eterna, spirituale.
Poiché Narada continuò a servire quei saggi, sviluppò una grande fede in loro. Essi, a turno, lo istruirono nella conoscenza spirituale confidenziale. Apprese da dove provengono le anime in origine, perché sono in questo mondo, qual è la causa delle loro sofferenze e come possono liberarsene. Scoprì anche di avere una relazione eterna con Dio che, anche se ora sopita, avrebbe potuto essere risvegliata con il metodo del bhakti-yoga o servizio devozionale a Lui. Imparò inoltre che alla fine della vita poteva entrare nel mondo divino — dove Dio abita e agisce — e incontrarLo personalmente e servirLo. Per Narada non c’era scopo più elevato di questo.
Alla fine della stagione delle piogge di autunno, i santi uomini salutarono Narada e si diressero verso altri luoghi.
Ora che la madre di Narada era morta, cosa avrebbe fatto? Chi si sarebbe occupato di lui? Facendo queste considerazioni, si sentì indifeso. Sebbene triste per la separazione dalla madre, sapeva che lei era semplicemente andata in un altro regno — e che il Signore si sarebbe preso cura di lei. Egli capì anche che il fatto di essere rimasto solo così giovane era una misericordia speciale di Dio perché ora avrebbe dovuto dipendere solamente dalla Sua guida e dal Suo aiuto. Poiché aveva piena fede in Lui, lasciò la casa del brahmana e si mise in cammino. Completamente solo e determinato a diventare un devoto itinerante — come i saggi che lo avevano iniziato — si diresse verso nord.

VEDERE IL SIGNORE NEL CUORE

Narada attraversò molte città fiorenti, cittadine, paesi, valli, fattorie dove venivano coltivate verdure e allevati animali, vivai, serre di fiori e foreste naturali. Vide colline e montagne ricche di oro, argento e rame ed anche estesi tratti di terra, con distese d’acqua ricoperte di meravigliosi fiori di loto degni degli abitanti dei pianeti celesti. Si avventurò in numerose foreste, canneti di bambù, acuminate piante graminacee, erbacce e grotte che gli rendevano difficile farsi strada da solo. Vide foreste scure e pericolose in cui vivevano serpenti, civette e sciacalli.
Dopo un po’ si sentì esausto fisicamente e mentalmente ed avvertì anche i morsi della fame e della sete. Presto però giunse a un lago e dopo essersi bagnato nelle sue acque ed aver bevuto, si sentì rinfrancato e rinvigorito.
Ripreso il cammino, Narada scoprì una foresta disabitata, dove egli si sedette all’ombra di un albero baniano e cominciò a meditare. Allora, come gli avevano insegnato i saggi, concentrò la sua attenzione sull’Anima Suprema nel suo cuore. Mentre fissava con determinazione i piedi di loto del Signore, il suo cuore si riempì di amore trascendentale e lacrime sgorgarono dai suoi occhi.
Narada vide immediatamente Sri Krishna nel suo cuore e questa visione lo riempì di un’indescrivibile felicità. Ogni parte del suo corpo fu pervasa e ravvivata dall’estasi. Infatti Narada diventò così felice che non poté guardare il Signore più a lungo. Eppure voleva continuare a vederLo, perché quella visione gli procurava una soddisfazione totale. Turbato da quella perdita, Narada si concentrò fermamente sul suo cuore cercando di vedere ancora quella forma divina. Ma per quanto ci provasse, non ci riuscì. Ciò lo deluse e lo addolorò molto.
Vedendo il dolore del bambino, subito il Signore gli disse con gravità: “Narada, Mi dispiace dirti che non Mi rivedrai più per il resto della tua vita.”
“Che cosa!” Narada fu preso alla sprovvista.
“Sono spiacente.”
“Ma — perché?”
“Perché il tuo servizio devozionale non è ancora completo.”
“Non completo?”
“Sì, ma quanto più servizio farai, tanto più il tuo cuore diverrà puro.”
“Allora perché oggi Ti sei mostrato a me?”
“Per accrescere il tuo desiderio per Me.”
“Accrescere?”
“Sì, quanto più ti ricorderai di Me e Mi cercherai, tanto più ti libererai dai tuoi desideri materiali.”
“E quando mi sarò liberato, allora potrò vederTi?”
“Sì, sempre — ed ovunque.”
Narada diventò fiducioso.
“Per la Mia misericordia, non Mi dimenticherai mai.”
Quando il Signore cessò di parlare, Narada, sollevato e grato, Gli offrì i Suoi omaggi.

IL MESSAGGIO DI NARADA

Da allora in poi, Narada ha ricordato e cantato il nome e le glorie del Signore con regolarità perché sapeva quanto immenso è il beneficio che deriva da queste pratiche. Perciò ha continuato a viaggiare in tutto il mondo, pienamente soddisfatto, umile e contento. Al termine della sua vita, era libero da tutti i desideri materiali e dal suo karma. Il Signore gli concesse allora un corpo trascendentale che è eternamente pieno di conoscenza e di felicità e che gli permette di vedere sempre il Signore Supremo.
Molti anni dopo, quando il tempo del Signore Brahma spirò (dopo 4,32 miliardi di anni), il mondo fu distrutto. Allora Narada insieme con Brahma entrò nel corpo del Signore Supremo e vi rimase in uno stato di coscienza divino. Alla fine della sua notte (4,32 miliardi di anni), il Signore Brahma si risvegliò per creare ancora una volta il mondo. Allora Narada apparve dal corpo di Brahma con la stessa forma trascendentale che aveva quando precedentemente era entrato nel corpo del Signore. Da allora, per la misericordia del Signore Visnu, Narada viaggia ovunque senza limiti, sia nei mondi materiali sia in quelli spirituali, compiendo servizio devozionale per Lui.
Dovunque Narada viaggi, canta sempre le glorie di Dio suonando musica devozionale sulla sua vina. Questo strumento a corde che emette vibrazioni trascendentali gli è stata donato da Sri Krishna stesso. Non appena Narada comincia a cantare le sante attività del Signore e a suonare una melodia devozionale, Sri Krishna, come se fosse invocato, appare istantaneamente nel suo cuore.

Il messaggio di Narada per tutti è: “Si può attraversare il tempestoso oceano dei desideri materiali, delle ansietà e delle sofferenze con il battello della costante conversazione sulle trascendentali attività del Signore Supremo. Questo dà puro amore per il Signore ed una completa felicità e soddisfazione. Se si possiedono queste cose, non c’è bisogno d’altro.”
Perciò Narada non solo raggiunse la sua meta spirituale — di poter vedere sempre il Signore — ma con il suo esperto insegnamento e il suo perfetto esempio continua ad insegnare a molte altre anime come ottenere lo stesso scopo.

Amala Bhakta, famoso per le sue registrazioni audio dei libri sulla coscienza di Krishna, è l’autore di Life of Tulasi Devi, di Mystical stories from the Mahabharata e di Mystical stories from Srimad Bhagavatam.

(da Ritorno a Krishna di Marzo-Aprile 2003)

 

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