Srila Prabhupada a Roma

Nel prossimo anno 2004 ricorre il XXX°  anniversario della visita di Srila Prabhupada a Roma, dove si recò nel Tempio di via Mistretta  3, fondando così le basi per lo sviluppo del nostro Movimento Spirituale. Un’ alternativa che ha trasformato e cambiato la vita a tutti noi, risvegliando attraverso la misericordia del Maha-mantra Hare Krishna la coscienza di innumerevoli esseri. A beneficio di tutti ci siamo votati vivendo solo per il bene, il progresso e la felicità altrui predicando la Coscienza di Krishna e dando vita ad una Comunità Spirituale da allora sempre impegnata nel promuovere iniziative ed eventi religiosi attraverso incontri nelle scuole, nelle strade della città cantando Hare Krishna, distribuendo cibo ed offrendo il nostro umile contributo per far conoscere ed amare Dio condividendo questo sentimento con le altre comunità religiose, accogliendo con amore  tutti coloro che sono alla ricerca di nuovi valori Spirituali e verso coloro che conducono una vita basata sulla fede.  Hare Krishna.                  

(e-mail: raghubir@pamho.net)

 

Egli vivrà per Sempre

di Sua Santità Indradyumna Swami , 25 ottobre 2003

 

Subito dopo l’ultimo festival del tour di quattro mesi in Polonia, Sri Prahlad e io prendiamo un volo per Roma, per incontrare alcuni devoti al fine di pianificare dei festivals in altre parti d’Europa.

Durante il volo di arrivo, sono seduto dietro una coppia di signori anziani americani che si recano a Roma per celebrare il loro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Poiché sono un po’ duri d’orecchio, ricordano a voce alta il loro matrimonio avvenuto nel 1953 e il viaggio di nozze a Roma. La loro storia è piena di balli in bar e caffè, di buoni vini, di cibi sofisticati e visite nei luoghi storici della città.

“Ricordi il Pantheon?” Dice la donna. “E tutte quelle meraviglie architettoniche?”

“Sì, naturalmente,” risponde suo marito. “L’unica cosa che ci siamo persi è stato il Colosseo. Questa volta è una cosa che dobbiamo assolutamente vedere.”

“Oh, sì” Ella dice. “In tutta la mia vita ho sempre desiderato vedere il Colosseo.”

“In tutta la tua vita hai desiderato vedere il Colosseo?” Ho pensato. “Sicuramente,  la vita ha un significato più vasto che vedere rovine del passato. Hai una certa età. Dovresti preoccuparti di più del tuo futuro, della vita dopo la morte.”

Allora ho iniziato a pensare al mio futuro. “Stai attento,” mi dico” a non farti coinvolgere dal fascino della Roma antica, quando sarai lì.”

L’aereo atterra e numerosi devoti vengono a prenderci. Mentre siamo in macchina e attraversiamo la città, non permetto ai miei occhi di soffermarsi sui vari edifici antichi. “Che io non provi alcun sentimento a Roma,” Ricordo a me stesso.

Mentre viaggiamo verso il tempio nella parte vecchia della città, il conducente si rivolge a me dicendo. “Maharaja, non era qui quando Srila Prabhupada visitò Roma negli anni ’70?”

Mi sono soffermato a pensare per un momento. Il tempo si prende il suo tributo sulla memoria.

“Beh, sì, “ dico. “In realtà ero a Roma con Prabhupada nel 1974.”

Poche immagini sfocate mi vengono in mente: Srila Prabhupada che faceva il suo massaggio di mezzogiorno sulla veranda nel primo tempio di Roma e il suo servitore che chiedeva a Dhananjaya, il presidente del tempio, come mai il prasadam era in ritardo.

“Siamo nei pressi del famoso Colosseo” dice il conducente appena

passiamo alcuni autobus che scaricano turisti con macchine fotografiche e videocamere.”Ho sentito che Prabhupada ha visitato questi luoghi”.

Il suo commento attiva la mia memoria. “Sì, è vero” dico, appena la mia

mente è  inondata dalle immagini di quella mattina in cui andai con Prabhupada a passeggio”.

Mi  vengono in mente i turisti che si stupiscono davanti alla struttura  di 2000 anni vecchia come un mammut e Srila Prabhupada che c’illumina sulla natura temporanea del mondo materiale:

“Questi edifici furono costruiti da uomini con un grande intelletto”, egli diceva “tuttavia essi se li sono goduti, diciamo, per un centinaio di anni. Questo è tutto. Poi i loro corpi sono cambiati. Questi romani – costruirono edifici enormi solo per godere, ma hanno dovuto lasciarli per la forza della natura e accettare un altro corpo”.

Srila Prabhupada stava instillando in noi uno spirito di distacco nel momento della nostra prima giovinezza. Come sono stato fortunato ad avere avuto la sua associazione! Mentre cerco d’intravedere il Colosseo attraverso i palazzi, sentimenti d’amore per il mio Maestro Spirituale mi sgorgano dal cuore.

Improvvisamente sorrido tra me. “Ricordati”, penso, “ di non provare nessun sentimento per i resti dell’antica Roma.”

Tuttavia, non provo dolore. Il Colosseo, anzi che  ricordarmi una comune storia d’amore, mi ridesta sentimenti di maggiore coscienza di Krishna.

“Proprio come le menti delle giovinette traggono piacere dai giovinetti e i giovinetti traggono piacere dalle giovinette, ti prego affinché la mia mente tragga piacere solo da Te.”

(Nettare della Devozione, cap.7, “Ulteriori Considerazioni sui Principi Devozionali”)                                                    

Arriviamo al tempio nel pomeriggio. L’edificio si “annida” in una parte caratteristica di Roma e funge sia da ristorante che da centro di predica.

Le strade affollate di turisti ridestano ricordi di cortei di sankirtan a cui partecipai, nel lontano 1973, a Roma.

Inizio a desiderare ancora il nettare del canto in tale ambiente ideale, così chiedo ai devoti del posto se vi sia la possibilità con Sri Prahlad di uscire con un gruppo a cantare i santi nomi.                                

“Sì, naturalmente!” rispondono subito numerosi devoti.

“Quando vorrà,” aggiunge il presidente del tempio.                                                        

Quella sera faccio una lezione sulla Bhagavad-gita nel tempio stracolmo di persone.

Successivamente, parlo di alcuni ricordi sulla visita di Srila Prabhupada a Roma nel 1974. Allora rivolgo alcune domande. Un ragazzo che siede davanti, sempre sorridente, dice: “Ha mai toccato i piedi di Srila Prabhupada?”

“Sì, una volta,” rispondo timidamente, “quando abbiamo fatto il guru puja a Parigi al suo arrivo nel 1973.”

“Solo una volta?” chiede  il ragazzo.

Sì, solo una volta,” ho risposto un po’ curioso riguardo al suo incitamento.

“In realtà, è stato più fortunato di quanto ricorda” ha detto, mostrandomi una foto.

Le luci sono soffuse nel tempio e la foto è in bianco e nero, così per qualche istante non riesco a vederla con chiarezza. Ma poi la vista si acuisce, mi vedo in ginocchio, che rispettosamente aiuto Prabhupada a mettersi le scarpe, mentre è in piedi, maestoso, con il suo bastone.

“Fu dopo la sua conferenza qui a Roma, nel 1974”, dice il ragazzo, “che un giorno, mentre camminavo per le strade con i miei abiti da devoto, si avvicinò un signore. Disse che anni prima aveva fatto molte foto quando Srila Prabhupada tenne la sua conferenza a Roma e mi chiese se ero interessato. M’invitò ad andare al suo studio e quando vi andai mi dette numerose foto.”

Il mio cuore palpita appena vedo con stupore i preziosissimi momenti di servizio al mio Maestro Spirituale. In qualche modo, ricevere la foto proprio ora, 29 anni dopo,  è ancora più prezioso. Porto la foto alla  testa e ringrazio il Signore per il suo meraviglioso dono.

“O  bel tamala, albero dei desideri, che fiorisci nella foresta di Vrindavana, cinto dalla vite della dea “madhavi  che governa questa foresta, o albero, l’ombra della cui gloria protegge il mondo da un gran numero di sofferenze brucianti, quali meravigliosi frutti le persone trovano ai tuoi piedi!”.

(Rupa Goswami, Utkalika Vallari, verso 66)

 

La sera successiva, dopo la nostra riunione, i devoti si adunano davanti al tempio e con Sri Prahlad che canta e suona l’armonium, iniziamo a danzare per le strade anguste della città vecchia. Le persone del posto come anche i turisti agitano le mani in segno di saluto e sorridono, appena il corteo benedetto del canto del santo nome si muove da un famoso luogo turistico all’altro.

Ci fermiamo al Pantheon, uno degli edifici più antichi della città e presto si aduna una folla. Dopo un po’, Sri Prahlad si volta verso di me”Perché non tiene un discorso?” egli dice.

Termino il kirtan e mi passa il microfono. Con l’aiuto di un traduttore, tengo un discorso di venti minuti sulla coscienza di Krishna. Parlare all’impronta per la strada è uno dei miei servizi preferiti. E’ una sfida che amo: parlare contro lo status quo di attività peccaminose e della decadenza dell’età di Kali, convincere i pubblico che la coscienza di Krishna è l’alternativa positiva e tutto in pochi minuti.

Appena i devoti iniziano a cantare di nuovo, rimango indietro per riposare un po’, mentre li vedo scomparire dietro una traversa. Improvvisamente, un signore anziano corre verso di me e mi afferra il braccio, parlando concitatamente.

“Mi spiace,”dico. “Non parlo l’italiano.”

“A volte vado al Tempio,” dice, parlando in inglese.”Ci sarà un festival?”

“Sì,” rispondo. “Domani è un giorno speciale: Radhastami.”

“Grandioso!”dice. “Ero a quello che fece lo Swami nel 1974. Parlava in maniera così convincente delle sofferenze di questo mondo e di come vi è un mondo spirituale dove non ci sono problemi. Disse perfino che si può danzare con Dio lì.”

“Anche lei era alla conferenza con Swami,” egli continua. “Lei gli mise le scarpe dopo il suo discorso”

Sono sorpreso. “Se lo ricorda?” Chiedo.

“Ricordo tutto sul programma,” egli dice.

“Swami non mi parlò mai personalmente, “continua, “ma le cose che disse nel suo discorso lasciarono in me un impressione duratura. E malgrado gli onori che gli venivano fatti, vedevo che ne era distaccato. Era lì solo per noi.”

“Quando ho sentito che era morto alcuni anni dopo,” continua, “E’ stato come perdere un amico. Sa cosa voglio dire?”

Potevo ben capire i suoi sentimenti di perdita. “Sì, lo so,” replico. “tuttavia in vari modi, egli è ancora qui. Potrebbe essere difficile da capire, ma se viene e si unisce per un po’ al corteo che canta, credo che sentirà la sua presenza”.

Esita per un istante, poi acconsente.

“E se torna al Tempio,”Dico, “Le racconterò di più su Swami.”

“Va bene,” dice e torna a sorridere.

C’incamminiamo per le strade in direzione del corteo gioioso.

“Egli vivrà per sempre per disposizione divina e il discepolo vive con lui” (Dal frontespizio nel Primo Canto dello Srimad Bhagavatam commentato da Srila Prabhupada).  

(traduzione a cura di bhaktin Bianca Risi)