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Mia madre lascia il corpo
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Srila Prabhupada scrisse che nessuno è "nostro padre" o "nostra madre", ma che invece "ogni persona nell'universo è uguale". In altre parole, tutti noi siamo come fratelli e sorelle, per il fatto che abbiamo un padre comune, Dio. Un devoto del Signore sfrutta ogni opportunità a sua disposizione per ricordarlo a tutte le anime condizionate. I devoti quindi, nonostante rinuncino all'idea di appartenere a una determinata famiglia, società o nazione, sono predisposti ad aiutare tutti in coscienza di Krishna, anche la propria "madre" o il proprio "padre". In effetti, soltanto il fatto di avere un devoto all'interno di una famiglia è immensamente auspicioso per tutti i membri di quella famiglia. Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati una volta disse: "Quando un grande santo, un puro devoto, appare in una famiglia, sia i suoi antenati che i suoi discendenti, per cento generazioni ognuno, vengono elevati. Quando un devoto mediamente avanzato (madhyam bhagavat) appare in una famiglia, vengono elevati per quattordici generazioni i suoi antenati e i suoi discendenti. Quando un devoto neofita appare in una famiglia, i suoi antenati e discendenti vengono elevati per tre generazioni." (Srila Prabhupader Upadesamrta citando Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati) Personalmente, ho tentato il possibile per aiutare mia madre nella vita spirituale. Sfortunatamente, mentre era in vita, mia madre non ha mai mostrato il benchè minimo interesse nella religione. Una volta le chiesi se credeva in Dio, e lei rispose "Potrebbe anche esserci qualcosa, la fuori". Quando andavo a trovarla discutevamo spesso dell'esistenza dell'anima, della vita oltre la morte, del karma e così via. Col passare degli anni ho continuato a coltivare quel piccolo "qualcosa" nel suo cuore regalandole i libri di Srila Prabhupada, che finivano sempre accatastati in fondo al garage a coprirsi di polvere. Una sera tardi di qualche anno fa mi telefonò. Era un'ora inusuale per una telefonata, e mi sorprese molto ricevere una telefonata da lei. Iniziò la conversazione chiedendomi se l'avessi potuta portare in India, a Vrindavan! Ne fui molto colpito. Pensai "Mia mamma vuole andare a Vrindavan, la terra dove è nato Krishna! Cosa succede? Come fa soltanto a sapere che cosa è Vrindavan?" Insistette e volle sapere quando potevamo partire. Nonostante fossi stuzzicato dall'idea di portare mia mamma a Vrindavan, dato che era tardi ed io ero molto stanco, le dissi che l'avrei richiamata la mattina seguente e che ne avremmo discusso allora. Il giorno dopo mi svegliai riposato e dopo aver fatto la doccia composi ansiosamente il suo numero di telefono. Rispose mio fratello. Dissi "Pete, posso parlare con la mamma?" Ci fu un silenzio prolungato, e capii che c'era qualcosa che non andava bene. Infine, con la voce soffocata dall'emozione, disse "Nostra madre è morta questa notte". Ero sbalordito. Non ci potevo credere. Ancora una volta potevo guardare la morte in faccia. Dissi a mio fratello "Ma cosa è successo? Ho parlato con la mamma soltanto ieri sera!" Lui disse "Lo so. Lottava con il cancro da sei mesi. Non voleva che tu lo sapessi." Cercando di riordinare le idee, dissi "Cancro! Ha detto qualcosa in fin di vita?" "Si", rispose. Disse "Non piangete per me! Io non sono questo corpo. Sono un'anima spirituale eterna. Non morirò mai. Sto andando da Krishna!". Mentre diceva queste parole, lasciò il corpo. Ero stordito. Mia madre, l'intellettuale che non era mai andata in chiesa, che non si poneva mai domande su Dio, (anzi, ne metteva in dubbio l'esistenza), mia madre stava "andando da Krishna!" Non potevo credere che al momento del trapasso lei disse una cosa simile. Dissi a mio fratello "Ma come è possibile che nostra madre disse quelle cose in punto di morte?" Lui mi rispose "Quando la mamma seppe che aveva il cancro e che
stava per morire, subì una strana trasformazione. Divennne irrequieta,
agitata. Iniziò a chiedere di te, voleva sapere dov'eri e cosa
stavi facendo. Aveva un intenso desiderio di incontrarti e di parlare
con te. Ma quando le consigliavo di chiamarti, lei diceva sempre "No,
non disturbiamolo adesso. Lo chiameremo un'altra volta. Riattaccai il telefono e mi misi a piangere - non a causa di un sentimento materialistico o a causa dell'attaccamento, ma in riconoscenza del mio maestro spirituale, Srila Prabhupada, che aveva esteso la sua misericordia verso mia madre e l'aveva liberata dell'esistenza materiale. Tornai a casa per il funerale e per sbrigare le altre faccende. Appena prima della mia partenza per ritornare in Europa, mio fratello e mia sorella vennero da me e mi chiesero cosa dovevano fare con le sue ceneri. Ricordandomi dell'ultima conversazione che avevo avuto con lei, sorrisi e presi le sue ceneri. Alcune settimane più tardi uno dei miei discepoli le sparse nelle sacre acque dello Yamuna a Vrindavan. Avevo soddisfatto l'ultimo desiderio di mia madre e spero di avere lo stesso desiderio, nel giorno in cui lascerò questo corpo meteriale! "Possa la terra di Sri Vrindavan manifestarsi nel mio cuore, la terra dove Subala e gli altri splendidi pastori amici di Sri Krishna giocano, la terra dove Lalita e le altre splendide gopi, piene di amore per Srimati Radharani, sono immerse nell'estasi trascendentale e dove Sri Sri Radha-Krishna sono assetati di gioire dei Loro passatempi d'amore trascendentale giorno e notte" (Vrindavan Mahimamrta, Introdzione, Libro 15) |