MANGALA-ARATRIKA

 


(fino al prasadam del mattino)

Alle quattro del mattino la sveglia suona.

Quasi tutti i devoti scendono dal letto praticamente subito, senza poltrire dieci minuti fra le coperte come sono solito fare io. Si sente recitare il maha-mantra (qualcuno recita o canti altro, come ad esempio lo Sri Isopanisad, che comincia con om purnam adah purnam idam), o la preghiera al Guru Prabhupada. Qualcuno canta a voce sommessa, altri a voce alta. Tutti sembrano comunque sereni e per nulla disturbati dalla sveglia a quell’orario tremendo.

Aprono i loro sacchi a pelo o stendono le loro coperte in modo da far prendere loro aria. Coperti dagli asciugamani indiani (si chiamano gamcha) vanno in bagno. Si lavano dapprima i denti e la bocca (molto accuratamente), si radono la barba, poi si fanno la doccia completa.

Tornati nelle stanze si mettono il dhoti (il vestito religioso maschile), il tilaka (i segni su dodici parti del corpo con la creta del Gange) e il kurta (la camicia indiana). Qualche parola in più la merita il tilaka.

Essendo molto evidente (specialmente quello in fronte a forma di V e che scende lungo il naso) molti si chiedono cosa rappresenti. Presto detto: è un segno tradizionale molto antico che indica un Tempio del Signore. Il corpo del devoto è interamente “devoluto” a Krishna, per cui si segna il corpo con gli stessi simboli di un Tempio di Visnu. Mentre si disegnano il tilaka, i devoti recitano altrettanti mantra, uno per ogni parte del corpo: om keshavaya namah per la fronte, om narayanaya namah per quello altezza dello stomaco e via dicendo. Il tilaka sta, perciò, a significare che il corpo è al servizio del Signore e allo stesso tempo richiama la Sua protezione.

Alle quattro e trenta tutti sono già davanti all'altare, a dare i benvenuto al Signore che si rivela nelle Sue forme divine. La canzone predominante cantata tutte le mattine si chiama Sri Sri Gurv-astakam, seguita dai classici mantra per il guru, per il Panca-tattva e Hare Krishna. Il mangala-aratrika dura in tutto una ventina di minuti.

Alla fine le preghiere Prema-dhvani, che consistono in omaggi recitati (senza strumenti, quindi) che ricordano diverse personalità divine e importanti maestri spirituali. Il devoto (generalmente quello che ha guidato il kirtana, a meno che non sia presente un devoto degno di particolare riguardo) ad esempio reciterà: jaya om vishnupada paramahamsa parivrajakacarya astottara-shata shri shrimad bhaktivedanta svami maharaja prabhupada ki-jaya e tutti risponderanno jaya; poi seguono gli altri omaggi. I devoti sono chinati con a fronte sul pavimento.

Seguono altre canzoni, come il Nrisimha-pranama, il Tulasi-devi kirtana, gli omaggi ai Gosvami di Vrindavana e una breve lettura di un brano del Bhakti-rasamrita-sindhu (in italiano è chiamato “il Nettare della Devozione”) di Rupa Gosvami.

Quando guardo l’orologio mi accorgo che il tutto è durato attorno ai quarantacinque minuti. Al termine inizia il momento del japa-mala, che durerà almeno fino alle sette. I devoti recitano il mantra

Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare,
Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare

sulle loro corone, meditando sui Santi Nomi. Il modo migliore per farlo è di stare seduti su un cuscino o una stuoia ad occhi chiusi, o meglio guardando un’immagine di Krishna o del maestro spirituale. Le gambe devono restare nella posizione yoga, ma per me, che sono men che un neofita, non ci sono regole strette.

“Canta Hare Krishna mettendoti come ti senti meglio”, mi dice uno. Ma se si rischia di addormentarsi o si ha qualche problema fisico, è consigliato di camminare nel tempio su e giù. Qualcuno esce fuori per strada, ma è meglio rimanere nella santa atmosfera del tempio.

Verso le sette (qualcuno lo fa alle sette e un quarto) c'è il Guru- puja, la cerimonia di rispetto al maestro spirituale. Si canta Guru-vandana.

Alla fine (dura circa 10 o 15 minuti) si riaprono le tende e le divinità ricompaiono nel vestito del giorno messo dai pujari durante il tempo del japa. Il kirtana dura mezz'ora.

Alla fine c'è la classe, cioè la lezione dello Srimad-Bhagavatam, preceduta dal canto della canzone Jaya-radha-madhava, una delle preferite da Srila Prabhupada. Per iniziare il devoto che “dà la classe” recita tre volte il mantra om namo bhagavate vasudevaya, a cui gli altri presenti rispondono in coro, poi si passa a leggere il verso del giorno: dapprima parola per parola (i presenti rispondono), poi linea per linea. Poi il devoto che fa la classe lascia guidare la recitazione del verso agli astanti, uno per volta. Dopo la traduzione parola per parola, il verso e la spiegazione di Prabhupada. Alla fine sarà il devoto a elaborare, lasciando spazio alle domande dei partecipanti.

Passate le otto, andiamo tutti a "prendere prasadam", cioè si fa colazione, preceduta dalla recitazione del mantra prasada-sevaya, di Bhaktivinode Thakura, meglio conosciuta come sarira avidya-jal. Mangiare prasada insieme ai devoti è sempre un'esperienza serena e gioiosa.