La storia di Lovisha


Stephen Knapp
(Sri Nandanandana dasa)

“Il mondo è in uno stato di emergenza, e solo uno sforzo congiunto nel diffondere la conoscenza spirituale spingerà fuori l’ignoranza, l’odio e la sofferenza…

Quando vedi che la gente è confusa dalla violenza, dalla povertà, dalle rivolte politiche o dalla mancanza di unità, è naturale voler fare qualcosa per migliorare la situazione. Per me questo qualcosa è cercare di diffondere le verità universali elargite dalla cultura vedica. Ma questo desiderio non è stato mai così impellente come dopo alcuni fatti successi in Sud Africa che mi hanno turbato e motivato ancora più della distruzione delle torri gemelle nel settembre 2001.
Un anno fa visitai il Sud Africa per partecipare al matrimonio di alcuni miei amici. La sposa era Indiana, la sua famiglia risiede in Sud Africa, a Durban. Io e lo sposo siamo occidentali. Lovisha, una delle nipoti della sposa aveva allora 13 anni. Lovisha è un bel nome, composto da due parole love e Isha, e significa ‘colei che ama Dio’. Lovisha era una bambina amabile, timida ed emozionata dal fatto di vedere alcuni occidentali entrare a far parte della sua famiglia. Era qualcosa di insolito per lei. Feci alcune fotografie che includevano Lovisha e la sua famiglia. Suo padre era stato ucciso un anno prima, assassinato dai neri Sud Africani mentre una mattina si dirigeva al lavoro. Ed ora, appena un anno dopo la mia visita in Sud Africa, questa ragazzina, Lovisha, è diventata in modo terribile parte della storia del Sud Africa.
Era Janmastami, il giorno dell’apparizione di Krishna, e appena fattasi sera, Lovisha stava andando ad un negozio per acquistare della frutta da offrire a Krishna. C’era molta gente per le strade che si preparava a festeggiare l’avvenimento, e il negozio non era distante. Ma Lovisha non tornò più a casa, e non si riuscì a trovarla nemmeno dopo lunghe ricerche. Il giorno seguente un ragazzo che stava recandosi a scuola trovò il suo corpo. Era stata violentata. Le sue orecchie, il naso e le labbra erano state tagliate, gli occhi erano fuori dalle orbite, la fronte fracassata, dei brandelli di carne erano stati tolti dal corpo, ed era stata pugnalata 150 volte. Quando la trovarono, il coltello era ancora nella gola. Lovisha era stata vittima di un crimine orrendo, un crimine da allora ricordato come il più odioso e violento mai commesso contro gli Indiani nella storia del Sud Africa.

Saputa questa notizia rimasi scioccato e pensai a quanto terrore avesse provato Lovisha. Era stata rapita, torturata e terrorizzata prima di essere uccisa. Stava offrendo del servizio di devozione a Krishna, il suo ultimo intento è stato proprio quello di cercare di acquistare della frutta da offrire al Signore nel giorno di Janmastami. Nonostante questo non potei fare a meno di pensare che doveva essere stata terrorizzata al momento della morte. Per tutto il giorno rimasi incapace di fare qualsiasi cosa.
Poi iniziai a considerare quanto odio potesse avere avuto l’omicida per fare una cosa simile. Compresi quanto fosse stato odioso questo crimine, che era anche un brutale messaggio rivolto a tutti gli indiani del Sud Africa. Strumentalizzare così una ragazzina era pura follia. Nessun essere umano potrebbe fare una cosa simile. Era un atto demoniaco, compiuto da un essere subumano.
E’ difficile comprendere quanto odio e perversione debba avere una persona per agire così. In un certo senso mi vergogno di appartenere alla razza umana. Naturalmente vi sono molte persone buone e sincere ma non esistono creature più crudeli degli esseri umani quando, guardando la storia, vediamo come hanno agito gli uni contro gli altri.
Il pensiero successivo fu che mi trovavo sul pianeta sbagliato. Ci doveva essere un errore riguardo al motivo per il quale ero stato posto qui. Ma mi trovo qui, quindi una ragione c’è. E come dice il mio maestro spirituale, Srila Prabhupada, bisogna fare il miglior uso di un cattivo affare. Quindi finché sarò qui, cercherò di diventare non solo il più spirituale possibile, ma dovrò anche diffondere un’autentica conoscenza spirituale che può indicarci la nostra vera identità, farci capire che le nostre differenze sono solo minime, qual è il vero scopo della vita, e come possiamo lavorare insieme e aiutarci piuttosto che cercare solo di sopraffarci l’un l’altro.

Episodi come questo mi fanno capire chiaramente che nel mondo non c’è necessità più urgente che quella di dare a tutti una profonda comprensione spirituale. Mi rendono chiaro che molte preoccupazioni e temi che sembrano monopolizzare le nostre vite non sono così importanti . Dopo questi fatti, cosa ci può essere di più urgente che ci trattiene nel diffondere la conoscenza spirituale? Cosa ci può essere di così cruciale da distrarci da questo scopo? Se non riusciamo ad impegnarci nel diffondere la conoscenza spirituale che ci è stata data, cosa stiamo facendo? Stiamo veramente aiutando qualcuno?
Chi tra noi conosce i profondi aspetti della verità spirituale, non può biasimare nessuno oltre sé stesso per le condizioni del mondo. É nostra responsabilità cercare di cambiarlo dando questa conoscenza agli altri.
Se le cose non vanno bene, è perché non abbiamo compiuto il nostro dovere portando questa conoscenza nella società in modo da permettere a tutti di accettarla e almeno praticarne alcuni aspetti. Ogni cosa sbagliata che c’è in questo mondo è un nostro difetto. É un nostro difetto il non aver propagato la missione del nostro maestro spirituale. Questa è una nostra responsabilità. Se tutti noi percepissimo questo a sufficienza, rimarremo liberi dalle distrazioni e resteremo concentrati nella nostra missione, allora il mondo potrà cambiare molto rapidamente.
Alla luce di tutto questo, non posso fare a meno di sentirmi responsabile per quello che è successo. Mi chiedo, ho fatto il possibile? Cosa posso fare per sviluppare delle idee che mirino a portare questa conoscenza spirituale nella società, in modo che essa non venga vista come qualcosa solo per pochi ricercatori, ma per tutti? Sto spremendomi le meningi per trovare qualche idea, perché se fossi stato più serio, più concentrato, più creativo, avrei potuto fare il necessario per prevenire questi fatti.
Quello che ha contribuito a questa odiosa ondata di crimini contro gli Indiani in Sud Africa è una canzone intitolata Amandiya (‘significa Indiani’). Quest’anno la commediografa e autrice di testi Mbongeni Ngema ha suscitato molte polemiche con l’uscita di Amandiya nel suo ultimo album. Il brano accusa gli Indiani di essere degli oppressori, peggiori del precedente regime razzista.
Amandiya inizia con la frase “Oh fratelli, ci servono uomini forti e coraggiosi per confrontarci con gli Indiani.” Ngema ha fermamente sostenuto che la canzone vuole stimolare il dialogo tra Africani e Indiani e promuovere la riconciliazione tra i due gruppi. Ma molte persone che l’ascoltano non sembrano accettarla solo come strumento di dialogo, ma come motivazione per crimini odiosi. Penso, alla luce dei fatti, che tutti gli Indiani e i bianchi, se fosse possibile, dovrebbero lasciare il Sud Africa. Quando ero presente il numero quotidiano di omicidi era di 67 e ora la violenza è aumentata. Comunque, solo quando seppi dell’omicidio di Lovisha compresi l’immensa sofferenza del mondo. Il mondo è in uno stato di emergenza, e solo uno sforzo congiunto nel diffondere la conoscenza spirituale spingerà fuori l’ignoranza, l’odio e la sofferenza. Solo gli argomenti triviali ci distraggono dalla più importante necessità, quella di compiere uno sforzo concentrato per diffondere questa conoscenza spirituale nella società. Per questo nel mondo continua lo stato di emergenza.

Fatti come questo mi fanno capire che non posso avere altra attività se non quella di diffondere questa conoscenza. Alcuni possono pensare che questo progetto sia troppo semplicistico. Ma non esiste nessun tipo di pianificazione, di sviluppo economico, o di organizzazione politica che può aiutarci a capire la nostra vera identità, in modo che possiamo veramente vederci l’un l’altro per ciò che veramente siamo, al di là delle nostre religioni, culture, o razze. Siamo di natura spirituale, siamo parti dell’Essere Supremo e l’unica necessità è il risveglio di questa identità, che può così aprire la strada verso una pace possibile. Questa è l’unica motivazione che mi mantiene in vita, perché non ho veramente molto interesse nel rimanere ancora qui. Il mio maestro spirituale disse: “Adesso che sei diventato fortunato e hai compreso questa conoscenza spirituale, devi dare questa fortuna anche agli altri. Almeno dai loro la possibilità, anche se non tutti saranno interessati”. E’ per questo che ho investito tutto il mio denaro nel pubblicare i libri che scrivo, ed estendo questa conoscenza spirituale con il mio sito web (www.stephen-knapp.com) per continuare la missione del mio maestro spirituale. Se dovessi ammalarmi di una malattia mortale, meglio che muoia di un attacco cardiaco, perché non ho denaro per medici e ospedali. Anche se a qualcuno potrà sembrare una sciocchezza, nonostante tutto voglio fare così. Sento che il Signore mi manterrà qui tanto quanto è necessario e poi gioiosamente prenderò congedo da questo luogo. Tuttavia devo cercare di diffondere questa conoscenza lavorando con chi ha i miei stessi sentimenti. Non posso far altro che cercare di fare qualsiasi cosa per alleviare la sofferenza degli altri. Non posso andarmene da qui fino a che non saprò di avere fatto tutto il possibile. Per questa ragione accolgo il sostegno, l’incoraggiamento e lo sforzo collettivo di chi la pensa come me.

Vari luoghi di questo pianeta sono simili a campi di battaglia dove c’è bisogno di un sollievo immediato. Anche se la Terra è un luogo meraviglioso, i falsi traguardi dell’umanità hanno reso le cose incredibilmente difficili. In ogni battaglia ci sono delle vittime, proprio come Lovisha, che è stata rapita per ragioni ben precise. Anche nella battaglia di Kurukshetra, il figlio di Arjuna, l’amico di Krishna, fu ucciso in modo brutale. Quindi anche se possiamo sapere che dietro ogni cosa c’è una ragione, può necessitare del tempo per comprendere perché particolari cose avvengono in un certo modo. Potremmo anche non capire mai perché avvengono certi fatti. Ma è tutto parte di un piano. Per questo non possiamo permetterci di essere troppo emotivi o deboli, ma dobbiamo rimanere forti nel nostro intento. Troppe sono le tragedie causate dall’odio e dall’incomprensione. Questo è il motivo per cui sono così determinato a cercare di diffondere una profonda e genuina conoscenza spirituale che può aiutare l’umanità a comprendere la sua vera identità, la sua relazione con Dio, e lo scopo della vita. Solo con questa comprensione c’è la speranza di un vero miglioramento.

(da Movimento Iskcon di Maggio-Giugno 2003)