Perché critichiamo gli altri

Uno sguardo alle cause ed ai rimedi per la nostra tendenza a trovare difetti negli altri, uno degli ostacoli più grandi sulla via dell'avanzamento spirituale.

di Arcana-siddhi devi dasi

Guidare una terapia di gruppo in estate per ragazzi delle Scuole Medie è sempre un impegno gravoso. Donte chiama Michael ritardato e Michael dice che la madre di Donte è pazza. Intervengo facendo sedere i ragazzi per calmarli. Questa età (dagli 11 ai 14) è notoriamente adatta, a dire e fare cose per ferirsi l'un con l'altro. Ripenso ai miei primi anni di Scuola Media e mi ricordo dei penosi rapporti con i miei coetanei. Mentre la maggior parte di noi matura e diventa più sofisticato nei rapporti sociali, la nostra naturale tendenza a criticare in generale non scompare finché non realizziamo un vero avanzamento spirituale verso la nostra identità originale.
La nostra natura originale, il puro Sé non contaminato dall'energia materiale, non è soggetta alla tendenza a criticare o a trovare difetti negli altri. In effetti l'anima pura vede tutti gli altri più elevati di lei. Quanto più ci allontaniamo dalla nostra coscienza originale pura spostandoci dalla virtù verso l'ignoranza, tanto più manifestiamo la nostra tendenza a criticare gli altri.
Un episodio del Mahabharata mostra chiaramente la differenza di mentalità fra un'anima pura ed una persona ostile al Signore e perciò coperta dall'ignoranza. Krishna, il Signore Supremo, incontrò sia Maharaja Yudhisthira, un puro devoto del Signore, sia Duryodhana un re estremamente invidioso, che aveva conquistato la sua posizione truffando ed ingannando. Krishna chiese a Maharaja Yudhisthira di lasciare il regno e di tornare quando avesse trovato qualcuno meno elevato di lui e chiese poi a Duryodhana di cercare nel regno qualcuno piò elevato di lui.
Quando il malvagio Duryodhana tornò, disse a Sri Krishna che non era riuscito a trovare nessuno più elevato di lui. La maggior parte di noi descriverebbe una persona del tipo di Duryodhana come narcisista, presuntuoso, vanitoso ed egoista. Questo ritratto si addice a molti dei governanti di oggi. Il santo Yudhisthira, invece, ritornò senza aver trovato nessuno meno elevato di lui. Questa umiltà è praticamente sconosciuta ai governanti di oggi.
Attraverso questo colloquio Sri Krishna ci istruisce sulla psicologia umana. Quanto più ci si avvicina alla nostra pura identità originale, tanto più diventiamo umili e liberi dalla tendenza a vedere errori negli altri. E quanto più ci allontaniamo dalla nostra pura identità, tanto più ci sentiamo superiori agli altri, vediamo i loro difetti e non i nostri.

LA RADICE DELLA SEPARAZIONE

La posizione mentale che in origine ci separa dal Signore è il nostro desiderio di prendere la Sua posizione. Naturalmente non lo possiamo fare. Egli è però così gentile che ci lascia provare, cosicché possiamo pensare di essere grandi e potenti. Molti di noi in qualche occasione sono stati criticati per il tentativo di "spadroneggiare" sugli altri, ma è proprio questa la ragione per cui tutti noi siamo venuti in questo mondo materiale. Pensiamo di essere il centro dell'universo e che tutto ruoti attorno a noi. Questa illusione fa da sfondo alla nostra affannosa ricerca di superare ogni ostacolo che ci separa dalla agognata posizione del Signore.
Se questo ritratto della nostra posizione mentale sembra esagerato, tenete presente questa riflessione: poiché Dio è il creatore, ogni cosa qui è di Sua proprietà e quando cerchiamo di usare queste cose per il nostro piacere in realtà ci stiamo comportando come se fossimo Dio. A differenza del Signore, però, noi dobbiamo lottare per questa posizione.
Se la tendenza a trovare difetti negli altri può essere il risultato di particolari stati mentali, spesso non è altro che il tentativo della mente di ottenere una posizione superiore agli altri. Duryodhana era esperto nel trovare difetti negli altri senza tener conto della loro purezza ed aveva l'abilità di trascurare i propri difetti. Privo di compassione per le sofferenze altrui usava ogni mezzo per raggiungere i suoi scopi. Questo profilo è caratteristico della personalità degli esseri demoniaci. E la radice del loro problema sta nella mancanza d'inclinazione a sviluppare una relazione col Signore Supremo.

LA NOSTRA NATURA MISTA

La maggior parte di noi che percorriamo il cammino spirituale è situato in una posizione intermedia tra l'anima pura (Yudhsthira) ed il demone invidioso (Duryodhana). Ci rendiamo conto che abbiamo ancora la tendenza a criticare gli altri, ma desideriamo liberarci da questo tipo di comportamento. Spesso i devoti chiedono: "Come posso fare a smettere di trovare difetti negli altri devoti?" Ma come per tutti i comportamenti indesiderati l'importante è comprendere che cosa possa liberarci dal farlo definitivamente. Se non ci riusciamo, la nostra mente vanificherà senza dubbio i nostri sforzi di abbandonare questa tendenza alla critica.
Spesso sarà facile vedere gli altri vantaggi che ne derivano. Alcune consuete radici della tendenza a criticare sono (1) sviluppare un senso di superiorità, (2) farla pagare a qualcuno che ci ha offeso, (3) affermare la nostra posizione o convinzione come la migliore o l'unica e (4) evitare di prendere davvero atto dei nostri difetti.
Per riconoscere le nostre motivazioni ci vuole onestà e coraggio. È necessario avere un forte desiderio di cambiamento, ma talvolta, nonostante le nostre buone intenzioni, la ragione per cui facciamo qualcosa può non essere così evidente. Ricordo quando lavoravo con una devota sotto terapia che aveva per oggetto la sua naturale tendenza a criticare. Essa si rendeva conto di quanto questa abitudine fosse di ostacolo al suo progresso spirituale e desiderava smettere, ma si sentiva impossibilitata a farlo.
Alla fine riuscì a capire che trovare difetti negli altri, le serviva per non avvicinarsi a loro. Infine realizzò qual era il vantaggio nascosto che le derivava dal criticare gli altri; poteva controllare la sua paura dell'intimità. Distruggere la ragione profonda della sua tendenza a trovare difetti negli altri, le permise di abbandonare questa cattiva abitudine.
Un'altra devota era solita trovare difetti nella sua amica. Approfondendo le ragioni dei suoi sentimenti scoprì che si sentiva colpevole perché non aveva aiutato l'amica quando si era trovata in difficoltà. Trovare errori nell'amica era per lei il modo di giustificare la sua mancanza di coinvolgimento nella vita dell'altra. Questo inoltre serviva a proteggere l'immagine che aveva di se stessa e la sua convinzione di essere premurosa e servizievole. In questo caso la devota riuscì a perdonarsi di non aver partecipato alla sofferenza dell'amica e si scusò con lei.

RIMEDIO SPIRITUALE

Non tutti quelli che hanno tendenza a criticare, hanno bisogno di entrare in terapia. La preghiera e una forte pratica spirituale sono i nostri metodi per liberarci dalle impurità. All'inizio, quando divenni devota, avevo una naturale tendenza ad essere molto critica. Ero orgogliosa della mia educazione e pensavo di essere più qualificata e avanzata di altri devoti. Dopo aver cantato per un breve periodo i giri, diventai cosciente che la mia mentalità ostacolava il mio progresso spirituale. Pregavo ogni giorno di potermi liberare dalla mia naturale tendenza alla critica. Krishna gentilmente rispose alle mie preghiere in un modo che non mi aspettavo: mi tolse la capacità di fare la maggior parte delle cose. Per circa due mesi mi sentii avvolta dalla nebbia. Non mi ricordavo niente. Avevo dei problemi ad organizzare i miei pensieri. Non ero capace di portare a termine neanche i più semplici doveri. L'unico servizio che ero capace di compiere era fare le pulizie e ciò mi richiedeva un'enorme quantità di tempo.
Sebbene in questo periodo dovessi fare grandi sforzi, ero grata per questa lezione. Nella Caitanya-caritamrita, Krishnadasa Kaviraja Gosvami ci dice che per la misericordia del Signore uno zoppo può scalare una montagna, un cieco può vedere le stelle e un sordo può recitare belle poesie. Così allo stesso modo, il Signore può toglierci qualsiasi abilità che ci rende orgogliosi e inclini a criticare i devoti.
Anche nella Caitanya-caritamrita c'è la storia di un uomo di nome Gopala Cakravarti che chiarisce questo punto. Colto e bello, proveniva da una famiglia prestigiosa ed era orgoglioso della sua educazione e della sua posizione. Un giorno mentre prendeva parte ad una discussione sulle glorie dei santi nomi del Signore, l'elevato devoto Haridasa Thakura espresse la sua profonda realizzazione sulla potenza del santo nome. Gopala Cakravarti mise in dubbio le affermazioni di Haridasa e lo maledisse dicendogli che gli sarebbe caduto il naso se anche una sola persona non avesse raccolto i benefici del canto che Haridasa professava. La sfida denigratoria di Gopala nasceva dal suo cuore pieno d'invidia e lo scopo era screditare sia Haridasa che il santo nome.
Gopala fu colpito da un'istantanea reazione per i suoi insulti e per l'invidia verso Haridasa. Il suo bel corpo venne sfigurato dalla lebbra che gli corrose il naso. Gopala, agonizzante, chiese al Signore Caitanya di redimerlo. All'inizio il Signore Caitanya non fu commosso dallo stato pietoso di Gopala, ma poi, quando si rese conto che aveva avuto un sincero cambiamento del cuore, lo liberò dalle sofferenze. Gopala allora prese rifugio nel Signore e nei Suoi devoti. Il devoto è benedetto quando il Signore modifica la sua mentalità con sconfitte che sono solo apparenti. In un altro episodio della Caitanya-caritamrita, Amogha, il genero di Sarvabhauma Bhattacarya spiò il Signore Caitanya mentre mangiava a casa di Sarvabhauma. Consapevole che Amogha aveva criticato il comportamento puro del Signore, Sarvabhauma lo mandò via e lo maledisse per la sua mentalità invidiosa.
Il giorno successivo Amogha fu colpito dal colera e stava morendo. Il Signore Caitanya si recò a visitarlo e pose la Sua mano sul cuore di Amogha.
"Perché hai permesso alla gelosia di collocarsi qui?" chiese il Signore. "A causa di questo sei diventato come un candala i più degradati tra gli uomini ed hai anche contaminato uno dei posti più puri - il tuo cuore."
Il Signore allora disse ad Amogha di cantare Hare Krishna. Amogha saltò su e cantò e danzò con il cuore purificato dal tocco della mano di loto del Signore.
Sia Gopala Cakravarti che Amogha furono molto fortunati. La loro natura incline alla critica venne purificata e raggiunsero lo scopo più elevato della vita, la pura devozione al Signore. Noi possiamo anche non essere così fortunati e trovarci invece tagliati fuori dal servizio al Signore per molte vite.

UN CRITICO OSTINATO

Ho visto devoti che seguono rigidamente le regole cantando ogni giorno i giri prescritti sulle loro corone, ma che non gioiscono della loro vita spirituale. Per molti, la tendenza alla critica e a trovare difetti negli altri sono di ostacolo al loro progresso spirituale. Questo problema è stato esemplificato da un altro personaggio descritto nella Caitanya-caritamrita, Ramacandra Puri. Egli aveva criticato il suo maestro spirituale e da allora in poi si compiaceva nel trovare difetti nelle persone sante. Per riuscire a trovare un difetto in un devoto, lo induceva a mangiare troppo per poterlo poi criticare. Nonostante la natura immacolata del Signore Caitanya, Ramacandra Puri inventò un difetto anche in Lui. Quando vide delle formiche dove viveva il Signore Caitanya, Lo criticò perché mangiava dolci - un segno per Ramacandra Puri che il Signore non agiva veramente come un rinunciato.
Poiché Ramacandra Puri era il confratello del maestro spirituale del Signore Caitanya, il Signore si astenne dal rispondere a questa offesa.
Questa fu la sfortuna di Ramacandra PurI, perché continuò ad offendere i vaisnava ovunque andasse. A differenza di Gopala Cakravarti ed Amogha, non dovette sopportare condizioni di estrema sofferenza materiale, ma ancora a differenza di loro, il suo cuore non cambiò né ricevette l'amore per Dio.

UN LAVORO DILIGENTE

La sofferenza non è l'unica via per cambiare le nostre inclinazioni e i nostri comportamenti. Con l'intelligenza, acquisteremo la capacità di vedere la natura intima dei problemi e così potremo lavorare diligentemente per correggerli. Riconoscere ed accettare le nostre difficoltà significa essere a metà della battaglia. Trovare un devoto affidabile con cui confidarsi e da cui essere guidati è di grande aiuto. Cantare con grande attenzione, concentrazione e devozione ci aiuterà a vedere le cose in modo diverso e ci ispirerà a modificare quei comportamenti che sono contrari alla vita devozionale. Nutrendoci ogni giorno degli efficaci insegnamenti di Prabhupada e delle istruzioni contenute nei suoi libri, nastri e video, saremo aiutati a ricordare quali cose sono favorevoli e quali sfavorevoli alle nostre vite spirituali.
Divenendo più felici e soddisfatti spiritualmente, il nostro desiderio di trovare difetti negli altri diminuirà progressivamente. E man mano che pratichiamo vedendo quello che c'è di buono negli altri e servendoli, il Signore risponderà ai nostri sforzi e realizzeremo consistenti progressi sul piano spirituale.
Ogni volta che proveremo il forte desiderio di dire qualcosa di negativo su qualcuno, dovremmo fermarci e chiedere a noi stessi: "Per quale ragione voglio dire questo? Che cosa penserà Prabhupada sentendomi dire questo? Questo mi aiuterà a sviluppare i miei sentimenti d'amore e ad avanzare spiritualmente?"
Spesso le nostre risposte a queste domande ci convinceranno a stare zitti. Se c'impegniamo ad astenerci dal cercare difetti negli altri, raccoglieremo le abbondanti ricompense spirituali che ne seguiranno.

Arcana-siddhi Devi Dasi fu iniziata da Srila Prabhupada nel 1976. Abita con suo marito e suo figlio a Baltimora, nel Maryland, dove lavora come terapeuta di famiglia.


(da Ritorno a Krishna di Maggio-Giugno 2003)

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