Chi ha visto Dio?

 


Chi ha visto Dio? C'e` qualcuno che puo` dire di averlo visto? Come possiamo essere sicuri che non si tratti di immaginazione o fantasia popolare? Com'e` possibile vedere Dio? Quali sono i requisiti necessari? Puo` un'anima condizionata aspirare alla visione di Dio? Come deve essere la sua condizione mentale perche` tale esperienza diventi realta`?

Chi ha visto Dio? Tra migliaia di uomini, qualcuno si sforza per raggiungere la perfezione. Tra coloro che la raggiungono, raro e` colui che conosce Dio cosi` com'e`. Egli non Si rivela mai alle persone prive di intelligenza spirituale. Per loro rimane nascosto dalla Sua energia interna, Yogamaya.

Chi ha visto Dio deve dunque aver trasceso l'energia materiale costituita dalle tre qualita` della natura. Solo chi si arrende a Dio si qualifica per ottenere la Sua visione. Infatti, il sentimento di abbandono e` cosi` potente che puo` catturare persino l'Essere Supremo.

Lo abbiamo visto nel caso del piccolo Prahlada che vide Dio ovunque, persino nella colonna del palazzo reale. Il Signore apparve nella forma di Narasingha al fine di proteggerlo dalle grinfie del malvagio Hiranyakashipu. Il re Ambarish ebbe fede che Dio non lo avrebbe mai lasciato e il Signore Narayan gli invio' il disco Sudarshan. I fratelli criminali Jagai e Madhai videro la compassione infinita di Dio che perdonava le loro vite imperdonabili nella forma di Shri Nityananda Prabhu. Il giovane Bilvamangal vide Dio nel consiglio di una prostituta e la sua determinazione mosse l'attenzione di Krishna che venne a lui personalmente. Il brahmana Ajamila vide e capi` che Dio e il Suo nome non sono differenti l'Uno dall'Altro. Il patriarca Abramo infine vide che Dio lo metteva alla prova e si arrese a Lui.

Arrendersi, il comune denominatore nella vita dei santi, e` una prova d'amore. La base dell'abbandono a Dio e` la fede nel trascendente. I santi vivono in un mondo guidato solo dalla fede. Le attivita` di un santo sono percio` incomprensibili per l'uomo ordinario.

Tutti gli uomini sono generalmente attratti dai piaceri materiali e non se ne vergognano. Pensano che sia naturale godere della vita sessuale fino alla fine della vita o quanto piu` possibile. Ma un santo si ribella a quest'idea. Egli si distingue dall'uomo comune perche` si distacca volontariamente dal piacere che deriva dalla gratificazione dei sensi.

Un'anima realizzata che ha posto sotto controllo le richieste della mente, l'impeto della collera, l'impulso a parlare e i desideri sensuali, vive in un mondo tutto suo. Per accedere a quel mondo sono richiesti una mente e dei sensi purificati. L'uomo di fede accetta di buon grado austerita`, prove e sacrifici, tutto cio` al fine di purificarsi ed elevarsi.

Egli si distingue anche dal materialista per un'altra ragione. Laddove un uomo ordinario spesso piange e si dispera se i suoi affari familiari o personali non procedono come spererebbe, un santo piange e si dispera nel tentativo di vedere Dio. Quelle lacrime purificano il suo cuore e lo preparano alla visione.