Dio, nella Sua più alta caratteristica

 

 

Da Amore Infinito di Ravindra Svarupa Das

Tradotto da Madhu Nitai Dasa

Non ho sentito mai di qualche cosa così benvenuta come una lezione dopo il canto. Il devoto aveva parlato molto fermamente della necessità di diventare liberi dai desideri materiali. Ha presentato i quattro principi regolatori come i pilastri della vita spirituale: nessun consumo di carne, nessun'intossicazione, niente sesso illecito, nessun gioco d'azzardo. Sò che molta gente che viene in un tempio di Krishna e sente questo si scoraggia. Io fui attratto immediatamente. Almeno, ho pensato, qualcuno è disposto a dire la verità.

Allora il devoto ha cominciato a spiegare come il controllo dei sensi fosse possibile praticamente. La pura negazione o soppressione di desiderio materiale, egli disse, non funziona. I sensi richiedono coinvolgimento: se provate a fermare le attività materiali dei vostri sensi senza sostituirle con qualche cosa di superiore, cadrete subito. Ma se date ai vostri sensi un coinvolgimento spirituale superiore, le vostre attività materiali cesseranno naturalmente e rimarrete fissi nella coscienza. La vita spirituale, disse, comincia con il controllo della lingua: mangiando per la soddisfazione dei sensi e il parlare di cose materiali ci legano saldamente all'esistenza materiale. Naturalmente, è virtualmente impossible smettere di mangiare o parlare. Ma se mangiamo soltanto un alimento spirituale offerto a Krsna, cantiamo e parliamo soltanto di Krsna, allora i nostri sensi saranno impegnati spiritualmente ed automaticamente cessaranno le loro attività materiali. Similmente, il devoto spiegò, tutti gli altri sensi possono essere impegnati nell'attività spirituale del servizio devozionale.

Per la prima volta avevo sentito un discorso ragionevole di come diventare libero dai desideri materiali. Il devoto aveva spiegato, come se comunicasse direttamente con me, il mio difetto e mi aveva detto come superarlo. La conferenza era così logica, e i devoti ed il loro tempio erano così attraenti, che ho cominciato quella settimana a cantare Hare Krishna, e ritornai con entusiasmo al tempio la domenica successiva.

Se mi fossi reso conto quanto coerente la filosofia della coscienza di Krishna fosse, avrei potuto dedurre dalla lezione sul controllo dei sensi che legava perfettamente con una concezione estremamente personalista di Dio ( Dio come Persona ). Senza una tale concezione, l'idea "di attività spirituale" o "impegno transcendentale dei sensi" diventa insignificante. Se Dio non ha nome, forma, o qualità, come possiamo parlarLi? Se non è una persona individuale, come possiamo servirLo? Se gli impersonalisti ( impersonalista è chi crede che Dio è privo di una individualità o personalità ) avessero ragione, allora cantare e ascoltare di Krishna o servire Krishna sarebbero attività materiali e non purificherebbero i nostri sensi e non sradicherebbero gradualmente i nostri desideri materiali.

Naturalmente avevo presupposto, che tuttavia i devoti fossero impersonalisti , come me. Stavano parlando fortemente al contrario, ma ci volle una certa esposizione alle loro parole perchè penetrassero la barriera del mio impersonalismo . La loro concezione di Dio, o Krishna, era così concreta, così specifica nei suoi dettagli, che ho presupposto che doveva essere presa come simbolica o pensata in un un altro modo. La carnagione blu luminosa di Krishna, la piuma di pavone sui Suoi capelli neri fini, il flauto d'argento sulle labbra sorridenti - sicuramente queste erano immagini materiali, nel migliore dei casi una manifestazione nella dimensione di tempo e spazio di qualcosa originalmente non manifestato, davanti al quale tutte le parole e le immagini sarebbero inefficaci di spiegarlo. Se stavamo applicando tali parole ed immagini al Supremo, non Lo stavamo quindi limitando con le nostre concezioni mondane?

Tuttavia tutti i miei preconcetti vennero distrutti, quando alla festa della domenica sentii un devoto dire a qualcuno: "Oh no, non capisci! Krishna è oltre quella luce! La luce pura emana dal corpo transcendentale di Krishna!" Immediatamente, tutte le differenti parti della filosofia della coscientza di Krishna che avevo sentito, si misero insieme coerentemente. E nella mia mente la struttura concettuale di filosofia impersonale crollò come se qualcuno le avesse messo una bomba al dì sotto.

I devoti presentarono un esempio potente. Avevo pensato che una concezione personale poteva limitare il Supremo, ma avevo trovato con le loro discussioni che la concezione impersonale era più limitante di tutti per essere completamente convincente. Perché quale è la differenza fra un Dio definito completamente dalle negazioni ( Dio non è questo, Dio non è quello... ) e da nessun Dio affatto? Ho ricordato la facilità con cui ero passato dal nichilismo all'impersonalismo. Che c'è di grande in uno grosso zero? Sono gli impersonalisti, dicono i devoti, che impongono le loro concezioni materiali al Supremo, non i personalisti. Gli impersonalisti dicono che se Dio ha una forma, deve essere una forma materiale come la nostra; se ha delle attività e delle qualità, devono essere attività e qualità materiali. Nel sentir parlare della forma, del nome, delle qualità e delle attività di Dio, gli impersonalisti immediatamente Lo limitano pensandole come materiali. Di conseguenza, negano tutti questi attributi e riducono Dio a meno di una nullità. Poiché sono avviluppati nella concezione materiale della vita, non possono comprendere che ci possono essere forma spirituale, nome spirituale, qualità spirituale ed attività spirituale. I devoti di Dio accettano tale varietà transcendentale. Ammettono che Dio ha una caratteristica impersonale, ma affermano che, oltre quella, inoltre possiede una caratteristica personale eterna del nome, forma, qualità e attività transcendentale e piene di beatitudine e di conoscenza. In questo modo, non si pongono limiti al Supremo. Una forma specifica non limita Dio, perchè che Lui ha forme transcendentali illimitate (ma di tutte queste forme, quella di Krishna è la più elevata).

Ho trovato queste discussioni inattaccabili. Vero, era ancora incredibile a pensare che Dio fosse, nella Sua più alta caratteristica, un giovane bluastro, che badava alle mucche nella Sua residenza spirituale - ma allora, d'altra parte, non dovrebbe Dio essere stupefacente, il più stupefacente di tutti?

Le dettagliate rappresentazioni artistiche di Krishna che avevo visto nel tempio erano più che semplici accurate rappresentazioni di Lui; erano Lui. Questa è una caratteristica della Sua natura assoluta e spirituale. Krishna, spiegavano i devoti, è assoluto, o non-duale. La varietà del mondo spirituale non è influenzata dalla dualità che caratterizza la varietà materiale. Quando, per esempio, dico la parola "acqua", questo non estingue la mia sete, perché nel mondo della dualità, l'oggetto ed il relativo nome sono differenti. Ma nel mondo spirituale non c'è tale dualità. Dico "Krishna" e Krishna è completamente presente. Poichè è completamente presente nel suo nome, Krishna è inoltre completamente presente in una Sua immagine o statua. A causa di tale non-dualità, possiamo associarsi con Krishna direttamente attraverso il Suo nome, o attraverso le divinità e ci purifichiamo da quest'associazione (sò che questo questo è vero: dopo alcune settimane di canto, stavo cominciando ad abbandonare le mie cattive abitudini; la voglia di desiderio materiale si stava abbassando).